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C’è stato un tempo in cui nel calcio esistevano le bandiere. Calciatori simbolo di una squadra, una città, una tifoseria. Osannati ed amati, legati in maniera indissolubile al proprio club tanto da riuscire a rinunciare al richiamo dei soldi dei ricchi club esteri.

Maradona, il Dio del calcio

Uno dei legami più intensi tra un calciatore e la propria squadra è stato quello tra Maradona ed il Napoli. Era il 4 luglio 1984 quando Maradona su uno yacht in navigazione tra Capri e Mergellina firma il contratto che lo lega al Napoli per un miliardo e mezzo di ingaggio annuo, due miliardi come percentuale sul trasferimento, il 25 cento sugli incassi, premi doppi. Il resto, cioè il più, verrà da innumerevoli contratti pubblicitari.

Lo scudetto, il primo scudetto della storia del Napoli, arriva nel 1987, alla fine di una stagione trionfante con Diego che ha preso letteralmente per mano la squadra. E’ il leader indiscusso, naturalmente. Subito dopo arrivò la Coppa Italia. Diego aveva un’enorme importanza sociale: diventò l’idolo della gente, molte persone che vivevano in condizioni di povertà trovarono in lui un modo per non pensare sempre alla realtà.

Maradona era presente quasi dappertutto a Napoli: da murales per le strade della città, ai fuochi d’artificio chiamati “Il pallone di Maradona”, da ogni tipo di gadget e souvenir alla torta con Maradona, da poesie su di lui fino alle statue. Era ovunque: se vi era antipatico, avreste fatto meglio ad andare via da Napoli… Ma nessun napoletano poteva odiarlo: era un eroe per tutti, colui che ha dato la gioia del primo scudetto e che, come detto, avrebbe portato nel mondo il nome di Napoli.

Da Totti a Del Piero, fino a Maldini

Francesco Totti, il trasteverino cresciuto nella Lodigiani e che nel lontano 1989, sotto la pioggia di pus dei brufoli adolescenziali, ha detto no al Milan che si era presentato con un bel po’ di quattrini a casa di mamma Fiorella. Pure lei romanista sfegatata, pure lei secca nel dare picche in faccia al denaro. Francesco Totti, l’icona.

L’uomo che ha vinto forse meno di quello che avrebbe potuto (e dovuto) vincere. E che a inizio anni 2000, nel pieno della carriera e del talento, ha detto “Grazie, no” anche al Real, l’impero egemone del mondo pallonaro prima che gli sceicchi facessero cappotto. Nel 2002 Totti-Real sembrava cosa fatta. Ma c’era una pagina da scrivere. Fatto e tutto, rigorosamente, in giallorosso con annesso, doppio addio. Il primo straziante sul campo, il secondo, senza mandarle a dire alla società, da dirigente.

Alex Del Piero che della Juve è rimasto trascinatore anche in B, riportandola sul tetto d’Italia perché “Un capitano non può mai lasciare la sua Signora”. L’addio è poi arrivato, perché il calcio è per i romantici ma anche per le decisioni spietate, a costo di essere impopolari.

Del Piero saluta, ma dice sì solo se si va lontano, lontanissimo. In Australia, dove la stella è stella senza intaccarne il ruolo di figura iconoclasta juventina. Un diritto acquisito per chi ha accettato la B proprio mentre il Manchester United era pronto a ricoprirlo d’oro.

Nato il 26 giugno 1968 a Milano, Paolo Maldini è una delle colonne portanti del Milan, pilastro irrinunciabile, bandiera della squadra milanese che sotto la sua protezione, ha conquistato, fra coppe e scudetti, i più importanti traguardi calcistici pensabili per un club. Vero e proprio figlio d’arte, il padre è il famoso Cesare Paolo dunque non poteva trovare esempio migliore e terreno più proficuo per coltivare il suo talento. Talento che ha dimostrato ampiamente, addirittura superando il pur brillante genitore. Debutta a soli sedici anni in Serie A con il Milan, nel lontano 20 gennaio 1985, in una partita con l’Udinese finita in pareggio (1 a 1). A lanciarlo è lo “scorbutico” Nils Liedholm, un uomo del Nord, apparentemente freddo, che però sa vedere a fondo nel cuore degli uomini che ha a disposizione. E di Maldini Liedholm capisce subito il temperamento e la generosità nonché la già straordinaria correttezza in campo, una caratteristica poi mantenuta nel tempo, che ne fanno un campione anche come uomo.

Oggi il calcio sembra essere manchevole da questo punto di vista. Nelle squadre sono sempre più rare le bandiere, anche se ci sono calciatori che comunque trascinano con carattere e determinazione. La stagione attuale, che non si sa ancora come andrà a finire, continua a vedere la Juventus favorita, a detta dei bookmakers come NetBet, per la vittoria finale. Se riprenderà il campionato sarà senz’altro con in bianconeri in pole position, ma occhio sempre alla Lazio e all’Inter, faranno di sicuro tutto per interrompere il dominio della Vecchia Signora.