Insulti, minacce di morte, molestie di ogni genere per quasi un anno, quasi tutti i giorni. Così gravi da aver costretto la vittima a cambiare abitudini di vita e a vivere in uno stato di ansia continua, timore per lei e la figli.

Ancora una volta nel Brindisino si registra un episodio di atti persecutori tra persone che un tempo si sono amate. Per fortuna il coraggio di denunciare mette fine a questi incubi. Venerdì scorso un 56enne residente a Carovigno è stato arrestato dai poliziotti del commissariato di polizia di Ostuni per Stalking. L’uomo è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari emessa dal gip Barbara Nestore su richiesta del pubblico ministero Francesco Carluccio.

“Con una pluralità di atti ripetuti nel tempo in modo abituale e con frequenza quasi quotidiana, l’arrestato, molestava, importunava, pedinava e minacciava la moglie con la quale aveva interrotto la convivenza e la relazione sentimentale da agosto del 2016”. Inizia così un lungo comunicato del commissariato di Polizia ostunese in cui racconta l’incubo di cui è stata vittima la donna e sua figlia.

“Manifestava ed imponeva comunque la sua presenza con insistenza ed in modo ossessivo, spesso per motivi di gelosia e con la pretesa di conoscere quello che la moglie faceva per continuare ad esercitare un controllo su di lei e per convincerla a riprendere la convivenza; la contattava a mezzo del telefono in diverse ore del giorno ed anche di notte, si appostava sotto l’abitazione dell’anziana donna ove la moglie svolgeva il lavoro di badante o comunque la pedinava e la sorprendeva per strada nelle vie del paese, spesso rintracciandola nel tragitto che la donna percorreva a piedi per raggiungere il luogo di lavoro o la sua abitazione”.

L’uomo si è reso responsabile di diversi episodi di stalking puntualmente ricostruiti dagli agenti pieni di dettagli: all’inizio di febbraio 2017, aspettò sotto casa il suo rientro e le urlò “da dove stai venendo puttana”, afferrandola per il giubbotto e strattonandola  strattonava con violenza sino a quando lei non riuscì a divincolarsi.

All’inizio di marzo del 2017, la raggiunse sul luogo di lavoro , anche qui la riempì di insulti “puttana, zingara! Prima o poi ti uccido e dopo me ne scappo con la macchina tanto nessuno mi troverà mai!”. E ancora: “perché mi hai bloccato sul tuo telefono cellulare in modo che non ti posso chiamare più? Sblocca il telefono! Dobbiamo parlare! Tu stai con qualcuno e non vuoi stare con me! Sei una zingara. Sei una puttana, non devi parlare con nessuno! Perché ti fermi a parlare con tutti gli uomini di Carovigno?”, e quando all’inizio di maggio, la vittima lo invitò a tornare in Romania, l’aguzzino rispose “ prima ti uccido e poi me ne vado”.

A giugno scorso altri episodi: affiancò la donna che si recava sul posto di lavoro accompagnata dalla figlia e le rivolse altre offese “tu e tua figlia siete due puttane”, si allontanò solo perché la madre minacciò di chiamare i carabinieri. Successivamente, ritransitava più volte, almeno 5-6, sulla via e sotto casa dell’anziana dove la vittima di atti persecutori si trovava.

“Inoltre sempre durante la sera dello stesso giorno, mentre la figlia della malcapitata stava ritornando a casa, la raggiunse a bordo della sua a forte velocità simulando una volontà di investirla e deviando il tragitto all’ultimo momento così provocando il terrore nella giovane che subito chiamava la madre la quale si affrettava a raggiungerla per strada; a questo punto ritornò, sempre a bordo della sua auto e dopo essere sceso, esibì l’organo urlando “ questo è per te e per tua madre! Siete delle puttane! Questo siete!” e poi, indicando l’auto parcheggiata, “io quella macchina la brucerò”.

“L’insieme di tali condotte procurava alla vittima, un perdurante e grave stato di ansia e di paura, un fondato timore per l’incolumità propria e della figlia e la costringeva ad alterare le sue abitudini di vita e segnatamente a trasferire la propria dimora, abbandonando l’abitazione nonché la casa coniugale per trovare rifugio in altro luogo”, scrive il gip.

“La costringeva, altresì, a vigilare e a guardarsi le spalle in ogni momento durante ogni uscita e farsi accompagnare dalla figlia e dormire con lei. A carico dell’arrestato veniva inoltre contestata l’aggravante di aver commesso il fatto di stalking contro una persona alla quale era stato legato da precedente relazione affettiva”.

“La vicenda descritta consente di porre l’accento sull’importanza dell’atto di denuncia in generale ed, in particolar modo, in questo genere di situazioni in cui, anche una decisione ritardata di rivolgersi alla Polizia di Stato può essere fatale e rappresentare un punto di non ritorno per le vittime di soprusi e maltrattamenti di ogni genere.

La Polizia di Stato, pertanto, costantemente in prima linea nell’azione di prevenzione e di repressione dei reati rientranti nella c.d. violenza di genere, invita la collettività tutta a rivolgere alle Istituzioni competenti le dovute ed importanti segnalazioni, al fine di non dare un ulteriore possibilità di violenza ai propri aguzzini e onde bloccarli con fermezza e decisione.

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