‘Salviamo il nostro mare dalle trivellazioni petrolifere!’. E’ l’appello che lanciano i movimenti civici di Brindisi, Ostuni e Fasano

Ostuni alto
Ostuni alto
Volantino Spazio Conad Mesagne

Lo spettro di un’autentica catastrofe economica ed ambientale si profila all’orizzonte della Puglia. Il 5 giugno 2014, infatti, sono pervenute al Ministero dell’Ambiente italiano quattro istanze di valutazione di impatto ambientale presentate dalla multinazionale Global Petroleum Limited per permessi di ricerca di idrocarburi in mare, proprio di fronte alle province di Brindisi e Bari. L’area interessata dalle indagini copre complessivamente circa tremila chilometri quadrati, ed è posta ad una distanza oscillante fra le 27 e le 50 miglia nautiche dalla costa.

Il 20 giugno 2014, la Direzione Generale per le valutazioni ambientali ha comunicato la procedibilità dell’istanza, per un’autorizzazione dei progetti che coinvolge il Ministero dello Sviluppo Economico.

Il 4 agosto 2014 scadono invece i termini per la presentazione delle osservazioni del pubblico. Successivamente, la Global Petroleum Limited intende intraprendere il rilievo geofisico del sottofondo marino con gli “air-gun”, violente esplosioni di aria compressa in mare, che servono a stimare coi segnali riflessi l’entità delle riserve di petrolio. Ma a parte gli stravolgimenti per l’ecosistema cagionati da una simile pratica, si tratta del primo passo verso una “petrolizzazione” che, secondo i propositi della multinazionale, porterà a installare non meno di nove piattaforme marine per l’estrazione degli idrocarburi liquidi nel mare brindisino e barese, a pochi chilometri dal litorale. Le conseguenze, in termini di rischi di incidenti e di quotidiana dispersione in Adriatico di petrolio, saranno prevedibilmente devastanti per pesca e turismo, negando il futuro a popolazioni locali che, su quei settori, basano le possibilità di vita e lavoro: chi non ricorda la tragedia della piattaforma della British Petroleum nel Golfo del Messico, pochi anni fa?

Pertanto, i movimenti “Brindisi Bene Comune”, “Ostuni Città Nuova” e “in Comune” di Fasano, consapevoli del pericolo immane, stanno conducendo una campagna di sensibilizzazione nei confronti dei cittadini e, insieme, intendono esperire tutti i tentativi possibili per fermare un piano che, mirando all’estrazione di petrolio dai fondali adriatici, distruggerebbe comparti fondamentali per la stessa sopravvivenza di tantissime di famiglie pugliesi, legate alle attività peschiere e turistiche. La questione è di diretta competenza del Governo centrale, e non prevede ingerenze da parte dei Comuni, delle Province e della Regione Puglia. Per questo, “Brindisi Bene Comune”, Ostuni “Città Nuova” e “in Comune” di Fasano sollecitano tutti i parlamentari pugliesi affinché propugnino con forza il divieto all’estrazione petrolifera nell’Adriatico, anche nella scia dei disegni di legge in tal senso elaborati il 23 novembre del 2011 e il 19 settembre del 2012, ma mai discussi in aula.

La presenza in queste ore a Brindisi della nave “Rainbow Warrior” di Greenpeace,  nell’ambito della campagna “Non è un paese per Fossili“ per contrastare Carbone e Petrolio, non potrà che corroborare una lotta che viene condotta nel nome della salute, dell’economia, dell’ambiente, della bellezza e del mare inteso come “bene comune”, contro le dinamiche cinicamente legate al binomio “petrolio-denaro”, troppo spesso declinato a spese e sulla pelle dei cittadini.

Riccardo Rossi – Brindisi Bene Comune

Franco Colizzi – Ostuni Città Nuova

Vito Bianchi – movimento “in Comune” di Fasano

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