Giuseppe Tanzarella
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Giuseppe Tanzarella; imbarazzante la posizione del PD sull’ospedale

Ho letto con sommo sconcerto un comunicato proveniente dal Partito Democratico di Ostuni, il quale difende la scelta della ASL di bloccare i reparti di Ortopedia e Chirurgia dell’Ospedale di Ostuni.

La posizione, oltre che evidentemente contrapposta ai bisogni ed agli interessi della nostra città, è condita da affermazioni e dati assolutamente inveritieri e parziali, tesi a raccontare una vicenda nella prospettiva di un partito che, a questo punto, appare più preoccupato dalla perdita del consenso che dal disastro sanitario in atto nella nostra Provincia.

Lo so, è difficile contrastare scelte aziendali, soprattutto se quell’azienda è riconducibile ad una maggioranza politica che ti rappresenta politicamente, come non può non dirsi del management ASL.

Ci sono, però, questioni che vanno al di là della “ragion di stato”, le quali meritano di essere affrontate con l’onestà intellettuale e la responsabilità che deve essere patrimonio di chi fa politica e, soprattutto, di chi ricopre un incarico istituzionale rappresentativo di una comunità, in maniera libera e scevra da condizionamenti e conflitti di interessi, questi ultimi evidenti e macroscopici in alcune voci filoaziendaliste che si levano dal partito democratico.

Basta considerare pochi aspetti per comprendere come l’iniziativa assunta dinanzi al Tar dal Comitato civico e dal Comune di Carovigno e la stessa ordinanza del Sindaco di Ostuni si trovino dalla parte giusta, trovandosi dal lato sbagliato, invece, proprio il colpevole silenzio del PD ostunese, che ormai da tempo si contraddistingue solamente per la propria indiscussa abilità di blandire il detentore del potere di turno, sia essa la maggioranza amministrativa della città, piuttosto che un Consigliere Regionale o il Direttore Generale ASL.

In data 21 marzo 2020 i due reparti di ortopedia e chirurgia sono stati accorpati nei locali di ortopedia al fine di ricavare posti letto COVID in caso di saturazione del Perrino.

Dopo pochi giorni, il 6 aprile, quando si è finalmente compreso che il Piano Regionale non contemplava l’ospedale di Ostuni come struttura COVID, invece che riaprire, i reparti sono stati chiusi con diversa motivazione, quella dei lavori a farsi.

Perciò, anche a voler ritenere tali lavori opportuni in questo periodo di emergenza sanitaria, non è chiaro perché nonostante gli stessi andranno eseguiti prima in chirurgia e, solo successivamente, in ortopedia, non possano proseguire le attività dei due reparti in coabitazione, come del resto già era stato disposto il 21 marzo scorso dalla stessa ASL.

L’irragionevolezza della chiusura è, perciò palese, e bene abbiamo fatto a rivolgerci al Tar, il quale, a differenza di quanto grossolanamente afferma il comunicato del PD non si è ancora pronunciato sulla fondatezza della sospensiva, ma ha solo rinviato al 26 maggio la discussione cautelare per permettere la costituzione della ASL, chiamata, peraltro, a fornire documentate spiegazioni.

Si, caro Partito Democratico, noi vogliamo che coesistano i ricoveri urgenti con i lavori, non vogliamo che la nostra popolazione sia costretta a migrare fuori provincia per una frattura al femore o per un’ernia, vogliamo riavere i posti letto di lungodegenza che ci spettano da Piano di Riordino, vogliamo che i lavori della nuova ala riprendano ( in Italia si sono allestiti ospedali in due settimane…), vogliamo che i 9 posti di pneumologia (che ci spettano da Piano) e già pubblicizzati vengano effettivamente attivati.

Ci interessano la salute dei nostri cittadini e l’equità delle scelte in materia sanitaria, che non sacrifichiamo al cospetto di incaricucci e prebende, perché ci si può iscrivere a due club nella vita, quello dei liberi ed indipendenti, o quello degli eterodiretti per necessità e/o convenienza. Non c’è niente di male a far parte della seconda categoria, l’importante e non spacciarsi per liberi e pensanti quando tali non si è.