“Il profeta che ammonisce senza presentare alternative accettabili, contribuisce al male che enuncia”, con questa frase di Margaret Mead ci sentiamo di commentare il comunicato stampa del gruppo consiliare del PD di Ostuni a riguardo del “Piano delle Coste”.

Il PD di Ostuni, non ci dimentichiamo, che è quel soggetto che ama giocare “all’urbanistica contrattata” in cambio della possibilità di cementificare ed alterare il territorio in maniera irreparabile, offrendo alla popolazione il miraggio di posti di lavoro e di un turismo compatibile con l’ambiente; risalgono al 2015 le loro richieste avanzate all’Assessore regionale Leo Di Gioia, con le quali chiedevano di snellire e semplificare il Piano delle Coste, nonché le dichiarazioni ascoltate in consiglio comunale in cui invitavano a ridiscutere i vincoli idrogeologici da rispettare poiché secondo il loro parere non avevano più ragione di esistere per via di un mutamento del territorio, e ancora, il voto contrario dello scorso anno per l’ampliamento del perimetro del Parco delle Dune Costiere.

Già nel 2009 in un articolo del Corriere del Mezzogiorno (https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2009/21-maggio-2009/a-ostuni-altri-due-villaggi-costafiume-cemento-78-mila-metri-cubi-1501380748917.shtml) veniva fotografata la situazione di allarme che incombeva sulla costa ostunese; di allarme si parla perché venivano elencati i progetti che avrebbero compromesso tratti di costa di particolare interesse naturalistico e ambientale, da salvaguardare a tutti i costi per poter sperare di puntare un giorno sulla risorsa turistico-ambientale alternativa ai modelli tradizionali.

L’allora assessore regionale Angela Barbanente, ha affermato che nel territorio ostunese si sarebbe dovuto mettere mano più ad azioni di recupero e risanamento, piuttosto che a nuovi insediamenti; la nostra visione di crescita e sviluppo vuole che si leghi in maniera organica la tutela del paesaggio agrario con l’uso disciplinato delle coste, e per fare ciò non basta vietare l’accesso alle spiagge con qualche cartello di divieto e fregiarsi su FB di salvaguardare dune e falesie, invitando i propri cittadini a gustarsi il mare con qualche passo in più, ma bisogna finire definitivamente di abbarbicarsi a quella tipologia di turismo che prevede la crescita infinita su un tratto di costa finito e puntare sulla creazione e sul mantenimento di servizi efficienti e capillarmente diffusi sul territorio, dai parcheggi pubblici lungo la costa ai servizi di trasporto pubblico rafforzati.

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