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Il Segretario della Funzione Pubblica CGIL di Brindisi Antonio Macchia e la Coordinatrice della Camera del lavoro di Ostuni Ester Caroli  precisano l’applicazione normativa della c.d. “Clausola Sociale”.

Innanzitutto occorre stigmatizzare le dichiarazioni rilasciate da quello che dovrebbe essere l’assessore ai servizi sociali, ovverossia colui che deve operare cercando di garantire ai cittadini, non in grado di soddisfare le proprie esigenze , sia di natura economica, che di carattere psico-fisico, una vita dignitosa.

Quanto dichiarato dall’assessore ai servizi  sociali rispetto a quelle che ritiene debbano essere le linee guida del proprio mandato ed in merito alla esistenza della c.d. “clausola sociale” nel passaggio di appalti fra aziende che gestiscono servizi pubblici, preoccupano e sono il frutto di una visione settaria e discriminatoria.

Inoltre tali linee d’indirizzo violano tutta la normativa specifica in materia per le motivazioni che di seguito si sviluppano.

Innanzitutto l’art.30 della LR.4/2010 prevede quanto segue:

Art. 30

Modifiche all’articolo 25 della l.r. 25/2007 1. L’articolo 25 (Utilizzo personale imprese appaltatrici) della l.r. 25/2007 è sostituito dal seguente:

“Art. 25 – Utilizzo personale imprese appaltatrici e società strumentali

  1. Fatte salve le previsioni della contrattazione collettiva, ove più favorevoli, la Regione, gli enti, le aziende e le società strumentali della Regione Puglia devono prevedere nei bandi di gara, negli avvisi e, in ogni caso, nelle condizioni di contratto per l’affidamento di servizi l’assunzione a tempo indeterminato del personale già utilizzato dalla precedente impresa o società affidataria dell’appalto nonché la garanzia delle condizioni economiche e contrattuali già in essere, ove più favorevoli.
  2. Le previsioni di cui al presente articolo si applicano in misura proporzionale alla quantità di servizi appaltati.
  3. I vincoli di cui ai commi 1 e 2, a integrazione di quanto previsto dalla deliberazione della Giunta regionale 15 dicembre 2009, n. 2477 (Modifiche e integrazioni alla d.g.r. n. 745 del 5/5/2009 – Criteri e procedure per l’attivazione dell’istituto dell’in house providing – Linee guida per la costituzione, attivazione e gestione delle società strumentali alle attività delle aziende sanitarie ed enti pubblici del servizio sanitario regionale di Puglia), devono comprendere anche le attività che costituiscono compito diretto di tutela della salute, comprese le attività di supporto strumentale delle imprese appaltatrici.
  4. Le previsioni di cui al comma 1 si applicano anche nel caso di affidamento dei servizi in favore di società strumentali costituite dalla Regione, dagli enti o dalle aziende della Regione Puglia e tra società strumentali della Regione, degli enti o delle aziende della Regione Puglia, nei limiti del fabbisogno di personale da adibire effettivamente allo svolgimento dei servizi affidati.
  5. Il presente articolo non si applica ai dirigenti. Rientrano nell’applicazione del presente articolo i soci di cooperative di lavoro che non abbiano funzioni direttive a condizione che abbiano espressamente rinunciato o ceduto le quote di partecipazione alla cooperativa all’atto dell’assunzione presso la nuova impresa; in ogni caso, l’assunzione dei soci di cui al presente comma avviene solo dopo l’assunzione del personale dipendente della cooperativa.
  6. Il servizio svolto dai volontari delle associazioni di volontariato convenzionate con le aziende sanitarie per il servizio di emergenza urgenza sanitaria 118 deve essere valutato nell’ambito delle selezioni di evidenza pubblica per il reclutamento di personale per il servizio di emergenza urgenza 118.”

Nel settore degli appalti pubblici, laddove l’obiettivo di salvaguardia dei livelli occupazionali viene attuato attraverso il recepimento dell’obbligo di mantenimento dei rapporti lavorativi, a carico del futuro aggiudicatario, direttamente tra le clausole del bando di gara (in aderenza alla facoltà prevista, per le pubbliche amministrazioni dal Codice dei contratti pubblici, all’art. 69 del D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163) Art. 69, commi primo e secondo D.Lgs. n. 163/2006: «Le stazioni appaltanti possono esigere condizioni particolari per l’esecuzione del contratto, purché siano compatibili con il diritto comunitario e, tra l’altro, con i principi di parità di trattamento, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità, e purché siano precisate nel bando di gara, o nell’invito in caso di procedure senza bando, o nel capitolato d’oneri. Dette condizioni possono attenere, in particolare, a esigenze sociali o ambientali».

È evidente come in tal modo si completi il panorama delle possibili fonti dell’obbligo in discorso, secondo quanto indicato all’art. 29, comma terzo, del D.Lgs. n. 276/03 (L’acquisizione del personale già impiegato nell’appalto a seguito di subentro di un nuovo appaltatore, in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro, o di clausola del contratto d’appalto, non costituisce trasferimento d’azienda o di parte d’azienda.): in tale norma, dunque, può dirsi operata una “ricognizione” delle varie fonti attraverso cui assicurare la salvaguardia dei livelli di occupazione nei casi di subentro di un nuovo imprenditore a quello uscente.

Contrariamente al dettato normativo vigente l’operazione politica che con la dichiarazione in commento vuol portarsi avanti è quella innanzitutto di discriminare determinati soggetti rispetto ad altri considerati nel comunicato “non diligenti, non oculati e per nulla volenterosi”

A questo punto l’assessore dovrà chiarire se e perché conosce i curricula dei singoli lavoratori,non essendo gli stessi suoi diretti dipendenti e  se in danno di questi ultimi siano mai stati assunti provvedimenti disciplinari che giustifichino dette dichiarazioni.

Ovviamente l’assessore non avrà risposte da dare, posto che la ratio di tale clausola sociale è anche quella di evitare che le amministrazioni possano inopportunamente liberarsi della platea storica dei rispettivi servizi, al fine di poter liberamente assumere.

Altro specchio per le allodole è dato dalla previsione nel CCNL della clausola sociale.

Avendo il contratto collettivo una efficacia soggettivamente limitata, le clausole che garantiscono ai lavoratori la continuità del rapporto di lavoro risultano opponibili all’impresa subentrante solo se anch’essa applica lo stesso contratto collettivo o altro contratto che contempli analogo obbligo.

Quindi anche in questo caso il problema sarà facilmente superabile per l’impresa aggiudicataria che applicherà un CCNL differente rispetto a quello della impresa cessante, sicchè si potrà procedere a nuove e libere assunzioni e la platea storica ricca di esperienza e recante il KnowHow del servizio sarà inesorabilmente mandata a casa.

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