Biblioteca comunale Ostuni
Biblioteca comunale Ostuni

Riceviamo e pubblichiamo la nota inviata dall’ex dirigente Antonio Minna che replica all’ex assessore Palmisano sulla biblioteca.

È stato diffuso un pretenzioso comunicato stampa per “fare chiarezza sul passato e sul presente” della biblioteca comunale F. Trinchera. Non entro in competizione con l’avvocatessa Palmisano, già assessore ai servizi sociali, perché per essere incorsa senza trucchi occorre avere la stessa cilindrata.

Meritano un plauso a prescindere i “servizi di nuova istituzione” della biblioteca comunale elencati nel lunghissimo e francamente stucchevole panegirico del comunicato pubblicato da Ostuni Notizie, ma non se ne capisce lo scopo della meticolosa enumerazione.

In un paese normale, che abbia amministratori normali, un servizio pubblico in genere, e la biblioteca comunale in particolare, che progrediscano e migliorino continuamente la propria performance dovrebbe essere ritenuto normale e naturale,giammai una circostanza eccezionale ed irripetibile, criterio questo che sfugge a chi azzarda paragoni con il passato più o meno recente senza avere elementi sufficienti per fare delle valutazioni.

Il lodevole presente, frutto del lavoro appassionato dell’attuale direttrice, è la continuazione e l’evoluzione dell’altrettanto lodevole lavoro di chi l’ha preceduta, nel passato più vicino e più lontano.

L’ex assessore si avventura in valutazioni che presupporrebberouna lunga familiarità e consuetudine con il “mondo” delle biblioteche che sarebbe curioso scoprire come abbia potuto acquisire, considerato che personalmente in trentacinque anni non l’ho mai vista nella nostra biblioteca, che nulla si evincerebbe in proposito nel suo curriculum studiorum, e che ha svolto il ruolo di assessore solo per pochi mesi.

Del resto in tanti anni di lavoro ho conosciuto parecchie decine di assessori, gran parte dei quali, solo per l’effetto miracoloso della nomina ricevuta, si sentivano d’incanto esperti e in grado di pontificare nella materia delegata.

Mi sono limitato a sollevare delle perplessità sulla scelta politico-culturale operata dalle amministrazioni comunali di cinque comuni, coinvolti nel progetto “Sistema delle biblioteche comunali dell’Alto Salento”, riguardante la pretesa che una caffetteria, assunta al ruolo di rappresentanza di una “piazza del sapere” (boh?!) possa essere l’elemento trainante dell’ammodernamento della biblioteca, anzi (con le parole dell’ex assessore), del “trasformare la biblioteca, o meglio continuare a trasformare la biblioteca, in un punto di aggregazione sociale”.

Questione controversa non è tanto la presenza o meno di un punto ristoro, che potrebbe pure starci a condizione di non stravolgere l’intera organizzazione della biblioteca e di una parte significativa dei suoi spazi, quanto invece il capovolgimento del ruolo del servizio bibliotecario che finirebbe per ruotare intorno a questa mitica “piazza del sapere”, adeguandosi alle sue esigenze mercantilistiche (chi gestirebbe la caffetteria? Con quali introiti? Con quale autonomia gestionale?).

Ripeto all’ex assessora, o a chi per essa, che pare non abbia compreso bene, che la contestazione non riguarda né il progettista la gran parte del progetto che ha ottenuto il finanziamento “di tutto rispetto”: bene per gli interventi di manutenzione, ottimol’acquisto di attrezzature e servizi. Le perplessità riguardano solola pretesa “innovazione” di una “modesta” caffetteria e l’introduzione di un centro di aggregazione ludico/ricreativo, i quali, vista la foga della loro difesa nel comunicato stampa dell’avvocatessa Palmisano, evidentemente assumono nel progetto un ruolo strategico determinante.

È singolare che l’ex assessora ai servizi sociali si accanisca nel volerci lasciare in eredità un bar ed un centro di aggregazione per minori da piazzare nella biblioteca, ma non sia stata in grado di riattivare il centro diurno socio-educativo per minori “Il volo di Icaro”, rimasto chiuso sin dal 2016, così come non sia stata in grado di evitare la più recente sciagurata chiusura della ludoteca comunale e dell’annesso centro ludico, inerzia ricaduta pesantemente sulle spalle di centinaia di famiglie.

In fondo però non c’è da prendersela con chi ha il costume di cantare con enfasi la messa solenne, leggendo i versetti dal messale. Ma, se è consentito un consiglio, nel fare la predica sarebbe meglio evitare di avventurarsi nel praticare lo sport preferito di quei famosi assessori cui facevo cenno, ciascuno dei quali riteneva di aver fatto di tutto e di più a differenza del predecessore e, soprattutto, sarebbe meglio evitare di mettere in cattiva luce l’attività o i risultati conseguiti dagli operatori e dai tecnici del passato più o meno recente, a cominciare, andando a ritroso, da quella della direzione della dottoressa Antonietta Moro, perché ritengo, fino a prova contraria, che l’ex assessore non abbia gli strumenti valutativi necessari per farlo.

Mi consola che l’Amministrazione a guida Tanzarella sarà comunque in grado di valutare quali rimedi adottare per adeguarealle reali necessità gli aspetti più controversi del progetto “innovativo” di ammodernamento della biblioteca, anche con l’apporto dei cittadini che saranno invitati ad esprimersi in proposito, meglio di quanto sia stato fatto alla chetichella nell’ottobre del 2017.

Antonio Minna – Già dirigente dei servizi sociali e direttore della biblioteca comunale

Comunicato Stampa Antonio Minna

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