Angelo Melpignano
Angelo Melpignano

Angelo Melpignano rompe il silenzio dopo la scissione e l’uscita dal Partito Democratico. I democratici della Città Bianca nelle prossime ore ufficializzeranno Angelo Pomes come candidato sindaco.

Dopo mesi di silenzio è tornato a parlare l’ex presidente del consiglio comunale di Ostuni Angelo Melpignano, che ha sottoscritto nei giorni scorsi il documento che sancisce la rottura e la scissione all’interno del Partito Democratico.

«Io ho fatto immediatamente un passo indietro. Il Pd, invece, ha continuato ad imporre il proprio candidato sindaco: ora è completamente isolato da tutti gli altri partiti. Oggi, insieme ad una parte del Pd e “Rigenerazione”, stiamo valutando l’adesione a progetti civici alternativi al Pd, nell’area di centrosinistra, contro le destre». Angelo Melpignano rompe il silenzio. Presidente del consiglio per otto anni, consigliere comunale più suffragato del Pd nel 2014, Melpignano è tra gli otto firmatari del documento contro le scelte della segreteria cittadina, in vista delle amministrative del prossimo 26 maggio. I democratici della Città Bianca nelle prossime ore ufficializzeranno Angelo Pomes come candidato sindaco: il metodo scelto, per la sua individuazione, ha creato una profonda frattura nel Pd, ma anche del partito con altre forze politiche.

Angelo Melpignano cosa è avvenuto in tutte queste settimane di lunghe trattative, che oggi hanno portato ad una mancata convergenza sulla scelta del candidato sindaco del Pd?

«Inizialmente era stato fatto dallo stesso partito il mio nome come candidato sindaco di una coalizione allargata, nelle prime fasi di trattative con “Rigenerazione”. Quando ho capito che non sarebbe stato condiviso mi sono subito fatto da parte, perché credevo che il partito potesse creare una soluzione alternativa. Sono stato in silenzio in tutto questo periodo, senza opporre resistenza. Intanto il Pd ha detto no ad una serie di proposte: non sono stato io, il motivo ostativo per la creazione del terzo polo. Davanti ad un nome esterno, come quello di Michele Carriero, che avrebbe potuto rappresentare una coalizione nuova, non avrei avuto nessun problema a sostenerlo. Io ho fatto un passo indietro proprio per dar vita a questa nuova esperienza, di fatto però quel progetto è naufragato perché il Pd ha voluto imporre il proprio candidato».

Ora come giudichi questa scelta del partito di puntare su un proprio candidato?

«E’ stata un’imposizione, non condivisa e che soprattutto non ha portato a nessun risultato bloccando la nascita di un progetto alternativo. Voglio precisare che da parte mia la disponibilità al dialogo c’è sempre stata: con il candidato, con la segreteria e con gli altri dirigenti. Ho sempre rappresentato le difficoltà che stavano emergendo in queste fasi. Ora andare da soli vuol dire andare a sbattere la faccia contro un muro. Ma il Pd oggi ha scelto quella strada: è questa la realtà. Di qui poi l’esigenza di sottoscrivere quel documento, perché ritengo che va lasciata una tracciata di questo dissenso. In questa visione di disagio, poi, non mi sono ritrovato da solo, ma con altri dirigenti del Partito Democratico di Ostuni. Fossi stato io da solo mi sarei ritirato a vita privata. Questo dissenso, invece, è condiviso da una larga parte nel Pd».

Dal punto di vista politico come si tradurrà questo dissenso?

«Stiamo valutando in queste ore. Sicuramente c’è un dialogo con “Rigenerazione” che poi non è altro che una costola del Pd, che mette insieme giovani fuoriusciti tempo fa dallo stesso partito».

Conferma l’ipotesi delle ultime ore di una eventuale lista a supporto della candidatura di Domenico Tanzarella?

«Noi dobbiamo scegliere insieme a Rigenerazione, se essere protagonisti o rimanere fermi. E’ questo il tema delle ultime ore. Si comunque l’unica possibilità, come emerso anche nel documento sottoscritto dagli altri 7 dirigenti, è quella di rimanere nell’area di centrosinistra contro le destre».

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