Mausoleo Ossario Garibaldino
Mausoleo Ossario Garibaldino

Il 20 settembre del 1870, i bersaglieri conquistarono Roma. Che cosa accadde quel giorno?
La Breccia di Porta Pia pose fine al potere temporale del papato: il Regno d’Italia conquistò Roma per farne la nuova capitale.

I bersaglieri sconfissero gli zuavi pontifici e, al pari del re sabaudo Vittorio Emanuele II «usurpatore delle province ecclesiastiche», furono scomunicati da Pio IX (autore del Sillabo e delle ultime condanne di patrioti alla ghigliottina) per aver innalzato il tricolore sulla città eterna.

Pio IX (pontefice dal 1846 al 1878, beatificato da Wojtyla nel 2000 con Giovanni XXIII a significare l’unità del magistero pontificio) allegò all’enciclica «Quanta Cura» del 1864 il «Sillabo»: un lungo elenco di proposizioni condannate dalla Chiesa. Un tentativo di opporsi alla modernità e al progresso, ma anche alle «pestilenze» del socialismo, del comunismo e delle società segrete. Il «liberalismo» stigmatizzato da Pio IX non riguardava la tradizione liberale di Locke, Smith, Burke, Tocqueville, Bastiat, bensì i «finti liberali», cioè gli eredi del sistema giacobino-napoleonico, accentratore, statalista e antireligioso che in Europa si ispirava alla Rivoluzione francese.

I soldati italiani comandati dal generale Cadorna entrarono a Roma attraverso una breccia aperta nelle mura della città, all’altezza di Porta Pia. Il sottotenente Cocito del 12° bersaglieri fu il primo a superare lo sbarramento e con un messaggio al generale Cadorna diede il solenne annunzio che l’unità d’Italia era completata: «Ore 10. Forzata la Porta Pia e la breccia laterale aperta in quattro ore. Le colonne entrano con slancio, malgrado una vigorosa resistenza». La presa di Roma costò all’esercito italiano 49 morti, di cui quattro ufficiali e 141 feriti tra cui nove ufficiali. Fra le truppe pontificie si registrarono 19 morti, di cui un ufficiale e 68 feriti.

Il ricongiungimento di Roma al Regno d’Italia e il compimento delle aspirazioni di generazioni di patrioti che avevano alimentato il Risorgimento. I caduti della liberazione di Roma del 1870, assieme a quelli della difesa della Repubblica Romana del 1849 e quelli dell’insurrezione del 1867, sono stati tumulati nel mausoleo ossario Gianicolense, costruito in epoca fascista su progetto dell’architetto Giovanni Jacobucci. A Porta Pia fu posto un monumento in marmo e bronzo ornato da quattro lesene che fiancheggiano riquadri celebrativi del ritorno all’Italia di Roma e dei caduti durante il combattimento.

Queste e altre storie, legate ai fatti del 1849 e del 1870, saranno evocate nel corso di una visita guidata, condotta da Mara Minasi, responsabile dell’area monumentale del Mausoleo Ossario Garibaldino e del vicino Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina di Porta San Pancrazio, nella cripta del monumento dedicato a tutti i caduti per la presa di Roma dal 1849 al 1870, al cospetto delle spoglie dei soldati morti proprio negli scontri del 20 settembre 1870.

Per la visita guidata appuntamento alle ore 18.00 nel piazzale antistante il Mausoleo, mentre l’area monumentale – che custodisce tra l’altro il sepolcro del vate dell’Italia Goffredo Mameli, autore del nostro inno nazionale – sarà liberamente accessibile per l’intera giornata, dalle ore 8.00 alle ore 20.00.

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