Interno Scuola Bosco

«Quelle opere erano state completamente abbandonate, senza alcuna forma di tutela. Messe lì alla mercé dei vandali, in quella scuola deposito, come si lasciano i secchi d’acqua».

E’ amareggiato Massimo Guastella, docente universitario di Storia dell’Arte contemporanea dell’università del Salento, dopo l’atto vandalico avvenuto nell’edificio scolastico “San Giovanni Bosco di Ostuni . Ingenti i danni agli arredi, alla documentazione scolastica, ma anche al patrimonio artistico, appartenente allo scultore della Città Bianca Francesco Bagnulo. «Quelle opere vandalizzate erano destinate alla scuola San Carlo Borromeo, dove Bagnulo aveva iniziato sin dal 1943.

Lo stesso artista ostunese- spiega Guastella- donò proprio San Francesco a quell’istituto, mentre l’altra era un modello di un marmo realizzato per una tomba privata. Non si capisce perché e chi abbia scelto di chiuderla in quel deposito, ed alla San Giovanni Bosco. Auspico, per assurdo, che questo episodio possa contenere un aspetto positivo: diventare un esempio educativo per i nostri amministratori, per i nostri sindaci e assessori alla cultura, che continuano a propagandare le grandi iniziative culturali con denaro pubblico, le mostre importantissime dei grandi nomi e si dimenticano il patrimonio storico artistico del territorio.

Ad Ostuni –dichiara Guastella- si sta tornando indietro purtroppo. L’allora sindaco Tanzarella, con un ‘altra visione evidentemente della politica culturale, nel 2011 aveva chiamato l’università, e con gli eredi Bagnulo, realizzò una mostra di oltre un mese su Francesco Bagnulo: c’era in quegli anni, una volontà di divulgare e far conoscere le qualità del patrimonio artistico del maestro. Il pensiero, appena, manifestato è un dato oggettivo: non sono amico dell’ex sindaco. Oggi vedo gli amministratori attuali distratti dalle altre mostre: se pensano, che fare tanti biglietti, fare numeri di persone che entrano nel cosiddetto “turismo culturale”, abbia fatto crescere l’educazione della popolazione ostunese, si sbagliano. Altrimenti –dichiara Guastella- non sarebbe successo quello che è avvenuto nella San Giovanni Bosco, aldilà di aver lasciato quelle opere, senza la minima tutela». 

Il docente universitario nelle ultime ore ha avuto modo di confrontarsi anche con gli eredi della famiglia Bagnulo, per eventuali interventi di recupero delle due statue. «Loro hanno dato un grosso contributo nel 2011, per la mostra ed il catalogo. Ora hanno capito che la scuola a fronte di questo danno non saprà come ripararle. Si sono detti disponibili, nel caso fosse possibile a restaurarle, ma solo a condizione che le opere tornino a loro, perché la distruzione è stata causata proprio da un’assenza di tutela. Mi aspetterei uno scatto di reni da parte degli amministratori -conclude Guastella- invece di spendere soldi a grandi eventi, andassero a pagare loro il restauro. Dimostrassero di avere davvero un’idea di politica culturale rivolta al territorio».

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