Abbattimenti Xylella a Ostuni
Abbattimenti Xylella a Ostuni

Xylella fastidiosa: dal presidente del Parco “Dune Costiere” giunge l’ennesimo appello alle istituzioni.

L’amarezza per un’emergenza senza fine. La consapevolezza che ora, tra gli obiettivi primari, serve la tutela di una storia millenaria, di un paesaggio reso unico dai maestosi ulivi secolari, situati su una fascia costiera di oltre 40 km, da Carovigno a Monopoli, ormai da tempo minacciati dall’avanza verso nord dell’emergenza xylella.

Poca voglia di parlare da parte del presidente del parco Dune Costiere Enzo Lavarra, dopo gli ultimi focolai accertati tra Ostuni, Cisternino e Torre Canne, sul litorale di Fasano e nel cuore non solo della piana dei millenari, ma anche nella stessa area naturale. Qui la biodiversità è alla base delle attività economiche di giovani imprenditori, che con il supporto dell’ente Parco hanno avviato progetti e creato occupazione. Il batterio killer degli ulivi, ora, però, non sta risparmiando, neanche queste esperienze virtuose. E dal parco Dune Costiere”, giunge l’ennesimo appello alle istituzioni. Lavarra da tempo è impegnato in prima linea con gli agricoltori: il primo settembre scorso, ad Ostuni, anche con il suo contributo è stato allestito uno sportello informativo anti xylella

Presidente Lavarra ritiene che questa ulteriore avanzata verso nord della malattia fosse evitabile ?

«Occorre partire da un dato oggettivo: è stato fatale bloccare il “Piano Silletti”. Tutto parte da qui, e dal blocco della Procura, che ha impedito che si portasse a compimento l’applicazione delle misure europee di contrasto all’emergenza. Questo ha generato lo sfondamento del batterio. Ritengo che non sia il momento di individuare colpevoli o presunti tali. Qui parliamo di dati oggettivi. L’ allarme era giustificato e le misure dei protocolli previsti dalla Unione Europea sui patogeni da quarantena più che necessarie; e ciò sin dal 2013 quando si poteva e doveva evitare il contagio a Nord. Continuo a ripetermi da tempo: il blocco del piano Silletti ha impedito un argine alla diffusione dell’emergenza»

Quali altri fattori le individua hanno determinato un proliferarsi di focolai, ora, anche nel nord Brindisino?

«Ritengo che sia stato inutile e dannoso dare credito alle cosiddette “cure alternative”, che alla luce dei fatti hanno prodotto di ritardare le misure necessarie».

Quali sono state le attività in campo ora per la tutela della piana dei millenari, partite dal vostro impegno?

«Per quel che ci riguarda abbiamo fatto tutto il possibile per mettere l’attenzione speciale sulla piana, a cominciare dalla sua iscrizione nel registro nazionale dei “Paesaggi rurali storici”: tant’è è vero che vi è stata una misura pure parziale, di aiuto per le potature più severe, aggiunte nel Psr, per la piana. Ora occorre alzare al massimo il livello di protezione dei monumentali. Con monitoraggio sistematico e a maglie strette, trattamenti fitosanitari adeguati, potature severe -senza escludere eradicazione delle piante ospiti per salvare quelle più prossime, con la sperimentazione di innesti delle cultivar resistenti».

Quali misure immediate ora servirebbero contro l’emergenza?

«Ci vogliono soldi per il monitoraggio sistematico. Bisogna fare i trattamenti previsti, e poi a seconda della localizzazione del focolaio l’eradicazione o meno».

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