Ostuni Centro Storico
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Riceviamo e pubblichiamo la lettera dell’avvocato Zaccaria sulla denuncia inoltrata nella serata di ieri 8 novembre alla Procura della Repubblica dalla Sig.ra Ingusci Daniela nei confronti dell’ASL Brindisi.

Vorrei segnalare alla Vs cortese attenzione la denuncia inoltrata nella serata di ieri 8 novembre alla Procura della Repubblica dalla Sig.ra Ingusci Daniela nei confronti dell’ASL Brindisi per aver Bloccato la fornitura di materiale sanitario in favore della propria figlia minore affetta da tetraparesi spastica.

Precisamente, la Sig.ra Ingusci vive in una situazione di estrema criticità, essendo lei stessa invalida e dovendo far fronte, da sola, all’assistenza di due figlie disabili.

La figlia più grande (Fracella Maria Lucia), in particolare, versa in gravissime condizione di non autosufficienza risultando affetta da patologie croniche e acute (anomalie congenite multiple, non deambulante per tetraparesi spastica, ritardo mentale, ragade anale, fistola retto-vaginale tanto) e in data 20.05.2013 è stata sottoposta ad un delicato intervento chirurgico presso il “Mater Dei Hospital di Bari”.

Da quel momento in poi, per far fronte alle grave problematiche connesse con la situazione sanitaria della minore, l’ASL ha fornito la somministrazione di alcuni prodotti farmaceutici d’uso, per lo più di modesto valore economico (si parla di guanti e garze sterili nonché di cerotti luxor tela), ma che rivestono fondamentale importanza per chi, come la Sig.ra Ingusci, versa in condizione di indigenza (la stessa è disoccupata e fa fronte al pagamento delle utenze e del canone di locazione con il misero reddito derivante dalla propria pensione d’invalidità).

Pur avendone pienamente diritto, la madre della ragazza non ha richiesto la ben più onerosa erogazione dell’ADI (assistenza domiciliare integrata) che, per quanto importante possa essere, non coprirebbe l’intera giornata e/o la notte, ma solo la possibilità che le venga continuata la meno economicamente dispendiosa per le casse dell’ASL fornitura di materiale sanitario”.

Nel mese di ottobre c.a. alla Sig.ra Ingusci, così come anche ad altre famiglie in condizioni di difficoltà ma che sono in grado di affrontare la cura e l’assistenza dei loro cari (in quanto c.d. “esperti”) colpiti da grave disabilità, sono state interrotte bruscamente e senza alcun preavviso le suddette forniture.

 La criticità della situazione della Sig.ra Ingusci e della povera Maria Lucia è stata illustrata agli operatori sanitari e ai dirigenti responsabili del Distretto socio sanitario n. 2, sede di Ostuni, che, con il fascicolo della minore alla mano e pur rammaricati della situazione in atto, comunicavano che <<il blocco delle necessarie forniture è disposto dalla direzione generale ASL di Brindisi per effetto dell’entrata in vigore di un nuovo “protocollo operativo Assistenza Domiciliare”>>, quello approvato con deliberazione dall’ASL di Brindisi n. 1532 in data 29 agosto 2017 e occorreva rivolgersi quindi direttamente presso la direzione sanitaria di Brindisi.

Con missiva del 14 ottobre u.s indirizzata alla direzione generale ASL BR, alla direzione sanitaria ASL BR, alla direzione amministrativa e ai singoli dirigenti responsabili (rispettivamente Dott. Pasqualone Giuseppe, Dott. Greco Angelo e Dott.ssa Caterina Diodicibus) si è portato a conoscenza la criticità della situazione della ragazza e si è chiesto un intervento urgente volto alla riattivazione delle forniture sanitarie.

Si è precisato nella missiva a firma del sottoscritto legale che la recente approvazione del 29 agosto u.s. da parte dell’ASL della provincia di Brindisi del protocollo operativo dell’assistenza domiciliare, se sicuramente ha il pregio di rispondere in maniera ancora più appropriata ai bisogni di salute di tutti i soggetti che versano in condizioni di non-autosufficienza tali da richiedere cure erogabili al loro domicilio, pur sempre nell’ottica dell’ottimizzazione delle risorse, non può avere come obiettivo quello di escludere un, tutto sommato esiguo, sostegno per coloro che si trovano a fronteggiare situazioni di inaudita criticità, accentuata dal contesto socio-economico in cui versano.

Questo perché, ad avviso del sottoscritto,  il modello assistenziale da realizzare a livello locale non può prescindere da interventi tesi valutare la specificità del caso e, nella fattispecie, l’incomprensibile blocco della erogazione di dette forniture in favore della ragazza, interessata da un grave forma di paralisi accentuata da tutte le altre patologie da cui è affetta, non solo finisce per arrecare un gravissimo nocumento per lei e per la propria famiglia (si ripete costituita da tre persone invalide, senza alcun reddito che non derivi dalla pensione di invalidità, con canone di locazione e utenze da pagare), ma oltre ad poter integrare il grave reato di interruzione di pubblico servizio o di un servizio di pubblica necessità, cozza anche col principio sancito dall’articolo 32 della Costituzione che tutela il diritto alla salute del cittadino, imponendo che lo Stato debba in ogni modo tutelare la salute del singolo e della collettività, impegnandosi a realizzare politiche sociali adeguate a garantire cure gratuite ai bisognosi.

L’appello della Sig.ra Ingusci è stato fittiziamente riscontrato solo  dal direttore amministrativo dell’ASL di Brindisi, Dott.ssa Dodicibs, che, adottando la sopraffina e sempre attuale “tecnica dello scarica barile”, ha avuto il garbo di invitare il Direttore sanitario del D.D.N. 2 di Fasano “a porre in essere le conseguenziali azioni di competenza per la risoluzione delle criticità evidenziate”, senza ovviamente che vi sia stato alcun seguito.

Oltre all’evidente controsenso, cioè privare le famiglie di alcuni modesti sussidi sanitari per incentivare la richiesta della più dispendiosa dell’ADI, quello che davvero fa rabbia e francamente risulta davvero poco  comprensibile è che da un lato si chiudono ospedali, reparti, si tagliano posti letto, si bloccano forniture anche di modestissimo valore economico verso i meno abbienti in nome del contenimento della spesa, dall’altro lato però si trovano risorse per aumentare lo stipendio dei direttori generali delle ASL. Precisamente, con il disegno legge n. 92 del 13 giugno c.a. la Regione Puglia ha proposto la  “modifica dell’art. 7, comma 2, della legge regionale 04/01/2011, n. 1” che disciplina il trattamento economico dei direttori generali, sanitari e amministrativi delle ASL, volto appunto ad aumentare lo stipendio già corposo dei dirigenti ASL; in DDL in questione, in data 9 ottobre 2017, è stato poi approvato in Commissione bilancio.

L’augurio è che la pubblica denuncia della donna possa avere l’effetto di smuovere, in maniera rapida, le coscienze ottuse di chi, pur ricoprendo un posto dirigenziale di vertice, potrebbe e dovrebbe fare ma non fa, in pregiudizio dei più deboli.

Avv. Pier Paolo Zaccaria

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