Una grave malattia ha interessato gli ulivi pugliesi, soprattutto quelli del basso Salento: il CoDiRo, ovvero “Complesso del disseccamento rapido degli ulivi”.

Secondo gli esperti, da quanto apprendiamo dalla delibera regionale 2023/2013, e poi riportato successivamente nel rapporto Agromafie 2016, esso dipende da diversi fattori: alcuni funghi (Phaeoacremonium, Phaeomoniella), un lepidottero (la Zeuzera pyrina) e un batterio inserito nella lista dei patogeni da quarantena (la Xylella fastidiosa). Concausa di tale disseccamento è un eccessivo sfruttamento del suolo agrario, ovvero un abuso di pesticidi ed erbicidi, i quali hanno nel tempo impoverito di humus quei terreni.

Ma d’un tratto spariscono le concause e il mostro divoratore di ulivi assume un’unica identità: la Xylella fastidiosa. Questo spettro pare si aggiri dal 2013, mentre gli ulivi hanno cominciato a disseccarsi già prima del 2010. Nel documento conclusivo dell’indagine conoscitiva sull’emergenza Xylella fastidiosa in Puglia, approvato dalla Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, si parla di come il batterio inoculato in piante sane e in ambiente protetto abbia riprodotto alcuni sintomi di disseccamento su piantine di un anno di età. Per contro l’albero di Temetrio, infetto da Xylella da almeno due anni, se fosse ancora vivo, avrebbe potuto testimoniare il fatto che, essendo privo di qualsiasi sintomo di disseccamento, forse la Xylella non è la causa del disseccamento degli ulivi salentini; ma è stato vandalizzato nel gennaio 2019 – non sradicato – con un blitz garantito dalle forze dell’ordine.

A completare questo quadro, alcuni studi dimostrano come gli erbicidi (a tal proposito, si ricorda che la Bayer-Monsanto, produttrice del Roundup, fra gli erbicidi più diffusi a livello mondiale, proprio qualche settimana fa è stata condannata negli Stati Uniti d’America a causa della cancerogenicità di questo prodotto) possano aver favorito il processo di disseccamento.

Nel 1974 nel basso Salento compaiono dei disseccamenti messi chiaramente in relazione con un utilizzo importante di erbicidi (4,5 kg per ettaro). L’ISTAT mostra che fra il 2003 e il 2009 gli erbicidi in provincia di Lecce sono distribuiti in quantità superiore rispetto alle provincie di Bari e Foggia pur avendo la provincia di Lecce una superficie molto inferiore delle altre due provincie. Si rileva una media di utilizzo che va dai 4,5 ai 5,5 kg per ettaro, quindi la stessa – se non maggiore – quantità del 1974.

Se prima c’era una correlazione tra l’abuso di erbicidi e il disseccamento, oggi perché non viene presa in considerazione? E perché oggi la CIA richiede a viva voce una semplificazione per l’ottenimento dei patentini fitosanitari, pur essendo alle cronache la condanna di diversi agricoltori colpevoli di abuso di pesticidi e quindi di devastazione ambientale?

Associazioni di categoria, portatori di interessi privati, avanzano richieste a soggetti e istituzioni pubbliche, di fatto alterando le dinamiche democratiche del nostro Paese. Due esempi per tutti: il presidente di Coldiretti, Muraglia, chiede al governatore Emiliano, in qualità di ex magistrato, di interloquire con le procure di Bari e Lecce affinchè vengano chiuse le indagini inerenti a funzionari della regione Puglia; Confragricoltura chiede al Senato che non si isituisca una commissione d’inchiesta che indaghi su questioni di pubblico interesse.

Coloro che ritengono possibile e necessario l’abbattimento e/o lo sradicamento degli ulivi, così come l’irrorazione indiscriminata degli insetticidi, non vedono di buon occhio scienziati, ricercatori, associazioni della società civile, contadini che invece ritengono che vadano sperimentate e perseguite tutte le strategie per salvare e far rivivere il nostro patrimonio di ulivi. Li etichettano quali “negazionisti”, ma soprattutto cercano di boicottare ed impedire iniziative di informazione, accampando una unica autoproclamata verità scientifica, dogmaticamente assoluta. I più audaci si spingono anche a intimidire chiunque
intenda favorire invece un confronto scientifico e culturale tra esperienze e valutazioni diverse. Un caso per tutti, il consigliere regionale Fabiano Amati che redarguisce il dirigente di una scuola di Monopoli in quanto ha ospitato un convegno tenuto da “negazionisti” e non da coloro che portano la “verità scientifica”.

Ma dov’è oggi un reale rapporto scienza/democrazia se i movimenti ambientalisti non vengono ascoltati ma bollati come “antiscientifici”? Perché la scienza vuole discutere SOLO di quello che fa e non di quello che NON VUOLE FARE, e quindi non pubblica nulla su quanto non ha voluto indagare? Perché la scienza si veste di dogmatico riduzionismo invece di indagare a 360 gradi e aprirsi ai contributi di cittadini, contadini, associazioni della società civile, ricercatori che invece mettono in relazione scienze ed istituzioni con domande precise? I disseccamenti esistono ovunque, perché non si indaga appropriatamente sulle cause e concause?

Esistono oltre 400 specie vegetali che ospitano la Xylella: perché l’ulivo viene indicato come unica pianta da abbattere e trattare con ingenti quantitativi di fitofarmaci? Perché l’imposizione per decreto di neonicotinoidi che sono vietati in altri paesi europei, per esempio in Francia? Perché, se sono stati campionati circa 450.000 alberi di ulivi su 60 milioni (quante sono le piante in Puglia) e viene rilevato dall’ARIF nel marzo 2018 infetto l’1,8% di queste (meno di 5000 piante), l’indagine conoscitiva della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati – RIPRENDENDO QUANTO DIFFUSO DALLE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA (SENZA ALCUNA PROVA O DATO A SUPPORTO) – ha dichiarato che sono infetti milioni di ulivi, con grande e amplificato seguito dei giornali e dei mass media che continuano a terrorizzare gli agricoltori?

Perché sono già ben chiaramente programmate colture intensive e super intensive di varietà di ulivi leccino e favolosa per i quali sono indispensabili fitofarmaci e ingenti quantitativi di acqua (che la Puglia non ha) al posto degli ulivi secolari che non necessitano di acqua? Perché si danno queste due varietà come sicuramente resistenti (ma che si infettano comunque con Xylella fastidiosa) quando gli stessi ricercatori che le studiano non si sbilanciano da darlo per certo nel tempo? Perché non viene detto che la nostra CORATINA è la varietà più resistente al batterio, più della leccino?

Perché vengono proposte queste varietà di ulivi per i quali si dovrebbero pagare i diritti di brevetto e che vedrebbero una produzione di olio qualitativamente inferiore, quando l’Andalusia che li ha già da vent’anni ci rivela la grave crisi di approvvigionamento di acqua e il grande indebitamento in cui oggi
versa?

Il popolo pugliese convive con l’ulivo già dal neolitico, introiettando la sua enorme forza vitale che pare rendere l’albero quasi immortale. Ha costruito, fin dall’età del bronzo, la sua economia basandola su questa pianta che regala unici e straordinari paesaggi, oltre che un olio dalle proprietà medicamentose. Questo albero è stato, ed è ancora, parte integrante e fondamentale del processo di costruzione identitaria personale e collettiva di noi tutti. Non permetteremo che miserrimi interessi di pochi lobbisti scippino l’enorme ricchezza che ci regala l’ulivo, e con essa la nostra identità.

L’evento informativo organizzato ad Ostuni il 30 marzo u.s. è stato caratterizzato da straordinaria presenza di persone estremamente interessate e partecipi; è la prova lampante che la gente vuole sapere e vuole difendere il proprio territorio da prepotenze dettate da interessi economici privati connessi a dinamiche
mafiose. Invitiamo Libera, Associazione contro le mafie, ad unirsi in questa lotta. Come scriveva l’agronomo del I sec. D.C., Giunio Moderato Columella, “OLEA PRIMA OMNIUM ARBORUM EST” ossia, Fra tutti gli alberi, il primo posto spetta all’ulivo.

E NON PER ESSERE ABBATTUTO!

Comitato per la Salvaguardia dell’Ambiente e del Territorio – Valle d’Itria Associazione Tarantula Rubra

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