Set cinematografico nel pieno centro: tra i cittadini curiosi sul set si gira “The Promised Land”

CAMPAGNA PROMOSSA DALLA PREFETTURA DI BRINDISI E DAL COMUNE DI OSTUNI
Volantino Spazio Conad Mesagne

Ostuni come Tel Aviv, capitale della Terra promessa. Almeno così sembra qualche via centrale della «Città bianca» agli occhi del regista Michael Winterbottom, che qui ha deciso di ambientare scene del suo prossimo film dal respiro internazionale e nelle sale l’anno prossimo. In questi giorni, infatti, si sta girando il film «The Promised Land», scritto da Laurence Coriat e diretto dal noto regista Michael Winterbottom, una produzione internazionale, che ha come centro della produzione anche il centro di Ostuni.

In questi giorni, sono diversi i cittadini che, incuriositi dal set, si stanno affacciando nelle location scelte dallo staff per le riprese. «Ciak» che si stanno svolgendo nel pieno centro cittadino della «Città bianca» a pochi passi da Viale Pola, dove sono state realizzate delle scene all’interno di un mercato storico con tanto di inseguimento e sparatorie, mentre il cortile della fabbrica dell’ex tabacco a valle delle «Città Bianca», è stato trasformato in un accampamento militare, un «lazzaretto» a pochi passi dal centro storico. Tra le location utilizzate per alcune scene di conflitto anche la zona 167, mentre a Palazzo Cenci Tanzarella (ex comando dei Vigili Urbani), nelle prossime settimane verrà realizzato un ospedale militare. Dopo il completamento delle scene all’interno dell’ex comprensorio di proprietà del comune di Ostuni, il film avrà concluso la prima parte della produzione, il girato.

La «pellicola» è prodotta dalla Bartlebyfilm srl e dalla Revolution Films, con il supporto logistico dell’«Apulia Film Commission», il film ha tra i protagonisti Douglas Booth, Harry Melling, Irina Starshenbaum ed è ambientato negli anni 30-40 durante la guerra. Si tratta – come ha spiegato lo stesso regista – di «un film ambientato in Palestina nel 1930 sulla polizia britannica a caccia di un gruppo di terroristi ebrei, oltre che alla ricerca del poeta carismatico e combattente per la libertà sionista Avraham Stern, che stava complottando per sfrattare le autorità britanniche». «Il film è tratto da una storia vera – ha aggiunto – e la storia ruota attorno a Avraham Stern, uno dei leader dell’underground ebreo da cui l’Inghilterra controllava la Palestina. A Tel Aviv sono state girate le scene, dove la polizia cerca di catturare Sterb e lui di uccidere i poliziotti». «Un thriller politico che si svolge durante il mandato britannico nella Tel Aviv degli anni Trenta. Segue due agenti di polizia britannici, Thomas Wilkin (Booth) e Geoffrey Morton (Melling), nella loro caccia al carismatico poeta e combattente per la libertà sionista Avraham Stern», hanno spiegato e qui va ricordato che, proprio il 12 febbraio di quest’anno, ricorrevano gli 80 anni dalla sua scomparsa.

Una singolare pagina di storia, attraverso gli occhi un notissimo regista, passa per le vie della cittadina ostunese nel nome di Avraham Stern che «negli anni Trenta, organizzò una rete di sostegno e di formazione di guerriglieri ebraici in Polonia, addestrandoli per la conquista della Palestina; il piano fu interrotto dall’invasione nazista – si legge sui libri di storia – e Stern fu fatto prigioniero dagli inglesi». Gli storici raccontano ancora che «nel 1940, Stern (…) fondò il Lehi, noto anche come Banda Stern, con l’intento di rimuovere i vincoli posti all’immigrazione ebraica e di conquistare militarmente la Palestina. Dopo una serie di attentati e rapine antinglesi che gli guadagnarono l’ostilità dell’intera classe politica ebraica, Stern, ricercato da tempo, fu catturato e giustiziato dai servizi segreti britannici nel 1942». Ma il triller di Winterbottom, da un opunto di vista cronologico della narrazione, si ferma prima.

Giova ricordare che il regista, produttore, produttore esecutivo, sceneggiatore, montatore, è nato il 29 marzo 1961 a Blackburn (Gran Bretagna). Nel 2006 ha ricevuto il premio come orso d’argento al Festival di Berlino per il film The Road to Guantanamo. Il più eclettico e movimentato regista e sceneggiatore inglese che ha saputo, con entusiasmo sempre crescente, narrare la sua cultura con un gusto (paradossalmente) per la vecchia cinematografia.