Domani mercoledì 14 gennaio in tarda mattinata, Giorgio Napolitano invierà la sua lettera di dimissioni ai Presidenti del Senato e della Camera, Pietro Grasso e Laura Boldrini, e al presidente del Consiglio,  Matteo Renzi. Da quel momento, le Regioni avranno 15 giorni di tempo per indicare i grandi elettori che, con i parlamentari, parteciperanno alla seduta comune delle Camere per l’elezione del nuovo presidente. Quindici giorni: è il termine massimo stabilito dall’articolo 86 della Costituzione, quindi, a calcoli fatti, il presidente della Camera Laura Boldrini dovrebbe convocare il Parlamento in seduta comune per giovedì 29 gennaio. Tempo tre giorni e l’Italia avrà un nuovo presidente, vale a dire il primo febbraio: sono questi i calcoli che il presidente del Consiglio Renzi avrebbe confidato nei suoi ultimi incontri istituzionali. Non ci sarà nessun discorso di commiato, nessun testamento politico: quel che doveva dire lo ha detto più volte in questi anni, e ancora di più a dicembre e nel discorso di fine anno in tv. Ma è certo che – adempiuti gli obblighi formali – dallo studio di Palazzo Giustiniani riservato agli ex capi di Stato, terrà sotto osservazione la situazione politica, in modo particolare le riforme per cui si è battuto durante i nove anni al Colle. “L’augurio al Paese è che sia unito e sereno”, ha detto il presidente dopo aver rivolto il saluto di commiato ai corazzieri e ai dipendenti del Quirinale. Dopo oltre 3mila giorni sul Colle più alto, Napolitano si appresta a lasciare il Palazzo che fu prima dei Papi e poi dei Reali d’Italia dal 1870 al 1946, dal quale ha vigilato sulla Costituzione e accompagnato il Paese in una delle fasi più difficili della storia repubblicana “Viviamo ,ha detto il capo dello Stato riferendosi ai tragici fatti di Parigi , in un mondo molto difficile. Abbiamo visto nei giorni scorsi cosa è successo in un Paese vicino e amico come la Francia. Siamo molto incoraggiati dalla straordinaria manifestazione di Parigi però, sempre essendo attenti a stare in guardia e a non fare allarmismo, dobbiamo essere molto consapevoli della necessità di un Paese che sappia ritrovare la sua fondamentale unità”. Da Strasburgo, dove ha chiuso il semestre di presidenza italiana della Ue, Renzi ha tratteggiato l’identikit del prossimo presidente. Nessun nome, ma la necessità di trovare “un arbitro saggio”, una “personalità di grande livello”. Al Pd spetta il compito principale e più difficile, in quanto partito di maggioranza. Napolitano si dividerà tra Vicolo dei Serpenti e Palazzo Giustiniani, dove, come vuole la prassi, avrà a disposizione uno studio, al pari di tutti gli altri presidenti emeriti della Repubblica. E dove troverà il suo sostituto pro tempore, Pietro Grasso, chiamato a vestire i panni di Presidente ‘reggente’ fino all’elezione del nuovo inquilino del Quirinale.

ANGELA ANGLANI