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Presso la galleria “L’ulivo che canta” ad Ostuni, dal 2 al 5 agosto, si potranno ammirare le straordinarie opere di Antonio Dattis, liutaio di Sava, piccolo paese del tarantino.

Per gli amanti dell’arte, della musica e della bellezza artistica in generale, ecco una speciale mostra, a cura di Tonino Zurlo, da esplorare con gli occhi e con l’udito.

La collezione raccoglie riproduzioni fedeli di strumenti musicali antichi che vanno dal XIV secolo al XVIII secolo.

Tra gli strumenti in mostra sarà possibile ammirare prime ricostruzioni in assoluto come il Dhyphone: un liuto a doppio manico a 50 corde, dimenticato da quasi cinque secoli. Il Dyphone è uno degli strumenti più singolari e più rari della storia della musica europea, realizzato in un’unica copia nel Seicento e mai più costruito.

ANTONIO DATTIS, ebanista, restauratore e liutaio è uno specialista nella costruzione di perfette riproduzioni d’epoca di strumenti medievali, rinascimentali e barocchi a corde pizzicate (liuti, arciliuti, tiorbe, chitarre e mandolini), anche utilizzando materiali particolarissimi come l’avorio di mammut. La sua formidabile manualità di ebanista gli ha consentito di ricostruire strumenti antichi particolarmente elaborati: sia copie fedeli di strumenti storici, sia alcuni di sua creazione.

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In particolare ha realizzato alcuni strumenti quasi unici al mondo: nel 2007 una delle tre copie moderne di ottobassi esistenti al mondo per il Musical Instrument Museum di Phoenix, Arizona, dove è attualmente esposto e regolarmente suonato: è stato anche utilizzato per la registrazione della colonna sonora del film di grande successo The Hunger Games.

Nel 2013 ha vinto il 1° premio dell’European Award for Lifelong Passions. Nel 2014, basandosi sull’unico documento pervenutoci, pubblicato nel Musick’s Monument di Thomas Mace (1674), ha costruito la prima copia mai realizzata dal XVII secolo ad oggi del “Dyphone” o “liuto a due manici con 50 corde”.

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