Festival delle Lettere
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All’undicesima edizione trionfa la prof. Caterina Baccaro

Di Angela Anglani

Si è chiusa nei giorni scorsi l’XI edizione del Festival delle lettere 2015.C’era una volta la lettera. E invece c’è ancora, almeno a quanto dicono i fatti e i numeri. Dieci anni, oltre ventimila lettere scritte rigorosamente a mano e una missione a guidare la prima e più grande manifestazione italiana dedicata alla scrittura in carta, penna e francobollo. Circa duemila le lettere che hanno partecipato a questa edizione alle diverse categorie in gara: Lettera di pancia ,tema guida del Festival – Lettera a tema libero, Lettera under 14, Lettera nel cassetto.Vincitrice del premio “Lettera d’oro” consegnato al Teatro Litta a Milano è Caterina Baccaro, 75 anni,ostunese,ex insegnante con due figli che ha presentato una lettera indirizzata alla propria pancia.

Eccone il testo:

Mia cara pancia,tu ed io siamo sempre andate d’accordo, sin dai primordi. Quando sono nata pesavo più di cinque chili, e tu c’entravi parecchio, tonda e soda com’eri.Crescendo mi sono snellita, ma tu sei rimasta prominente. Quando zia Maria, la sarta della famiglia, mi misurava i vestitini, si disperava perché, anche se tagliati e cuciti con cura, si alzavano sempre davanti; lei mi diceva di tenere dentro la pancia, ma tu da quell’orecchio proprio non ci sentivi.Il tempo è passato, sono diventata una ragazza e tu, pancia, sempre soda, ma non più prominente, quando mi sdraiavo l’estate sulla spiaggia quasi scomparivi, godendoti il sole bella spianata.I momenti particolari fra te e me sono stati tanti: la granita di caffè al Motta di Bari dopo i trenta agli esami universitari, e con doppia panna se c’era stata anche la lode; i ricci pescati e gustati sugli scogli di Rosamarina, sciacquati nell’acqua ancora limpida di sessant’anni fa. Se poi ne avevamo pescati tanti, ti ricordi?, ci riunivamo per una spaghettata olio aglio e ricci sul tavolo di pietra sotto l’albicocco.E i fioroni colti direttamente dai rami carichi dopo una pioggia tintinnante sulle foglie ruvide, e le pesche spaccatelle con le guance di ragazza, e i grappoli neri di ottavianello…Non avrai certo dimenticato le gran mangiate di verdure selvatiche appena colte, di cardoncelli, di lampascioni fritti a rosa, di parmigiane di melanzane, di zucchine o di carciofi, le pucce con le cipolle, i pomodori e le olive, il pane appena sfornato dal forno a legna della casa di mare, le patate cotte sotto la cenere calda, le teglie di riso e cozze, le alici farcite, l’acquasala, le frise, i tarallini olio e vino…Ce la siamo veramente spassata, mia cara, senza però mai eccedere, senza strafare, cercando sempre di godere delle buone cose prodotte in loco, trattate con mano leggera nella preparazione e nei condimenti.Ora abbiamo settantacinque anni, i due figli che tu hai custodito amorevolmente per nove mesi (sono stato tra i più belli della mia vita e, per te, un trionfo, alla fine eri enorme, sembravi una mongolfiera) ora sono adulti e lontani.Io sono caduta più volte con lesioni e fratture di costole, femori e radio.Da un mese ti sto bucando per iniettarti ogni giorno una dose di enoxaparina sodica, perché dopo la rottura del secondo femore potrebbe partire un embolo, e allora ce ne andremmo, io e te, quindi, anche se sembri una grattugia o una faccia di bimbo con il morbillo, mi sei sempre simpatica, forse, se possibile, di più, e spero che continueremo ancora per un bel po’ il nostro sodalizio. Conviene anche a te, no?Del resto, anche adesso che giro per casa con due stampelle, preparo ugualmente dei buoni pranzetti e non ti faccio certo mancare frutta e verdura di stagione, orecchiette, cacioricotta, pomodoro fresco e basilico del balcone, crostate di composte casalinghe, gelati, sorbetti, granite e mousse. E le serate in pizzeria con la pizza “spettacolo” o “boh”? Basta, andiamo avanti così e non rattristiamoci per il tempo che passa. Lui deve passare, è il suo compito, e noi lo lasciamo passare. Stammi bene. Caterina tua.