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Giornata del Ricordo ad Ostuni venerdì 13 proiezione al cinema Roma de “Le radici del ricordo. Storia di una terra e del suo popolo

In tutta Italia si celebra oggi il “Giorno del ricordo” a memoria dei cinquemila italiani massacrati in Istria, Dalmazia e Venezia Giulia tra il 1943 e il 1945. La data a cui si riferisce è quella del 10 febbraio 1947, quando entrò in vigore il trattato di pace con cui le province di Pola, Fiume, Zara e parte delle zone di Gorizia e di Trieste, passarono alla Jugoslavia. Il “Giorno del ricordo” non è solo dedicato alle vittime delle foibe, ma anche alla grande tragedia dei profughi giuliani: 350 mila costretti all’esodo, a lasciare case e ogni bene per fuggire con ogni mezzo in Italia dove furono malamente accolti. Nel 1996 è stato Luciano Violante del Pci, all’epoca Presidente della Camera a infrangere il muro del silenzio e a invitare a una rilettura storica degli avvenimenti. Appello ripreso dal leader della destra Gianfranco Fini e poi dal presidente della Repubblica Ciampi. E’ stato poi un altro ex Pci, Giorgio Napolitano, a firmare la legge con cui nel 2004 il Parlamento istituiva una giornata commemorativa per le vittime dei titini, allo stesso modo delle celebrazioni per l’Olocausto degli ebrei. Tra le tragedie immani della Seconda Guerra Mondiale non deve essere passato sotto silenzio il problema dell’esodo forzato di milioni di individui dai territori che essi abitavano da secoli. E’ il caso, ad esempio, dei tedeschi dell’Est che sotto l’incalzare dell’Armata Rossa fuggivano ad Occidente e degli Italiani, che spinti dall’esercito jugoslavo di Tito fuggivano verso la madrepatria. E’ evidente che un tale problema, sia per la Germania che per l’Italia, si inseriva nella complessa vicenda dei confini orientali, in territori dove per secoli si erano incontrate, scontrate, sovrapposte e mal amalgamate etnie diverse che seguivano e subivano il corso di vicende storiche secolari. L’Italia venuta fuori dalla Prima Guerra Mondiale con l’Istria e più tardi con Fiume, aveva ricostituito a Est un confine naturale e storico dato che quelle regioni, lo stesso litorale sloveno e parti della Dalmazia, erano da secoli abitati da Italiani. L’occupazione nazista della Jugoslavia e la dissoluzione dello stato degli Slavi del Sud con la partecipazione dell’Italia che ottenne una sorta di protettorato sulla Croazia del fascista Ante Pavelic, pose le basi della successiva tragedia delle Foibe nelle quali perirono molte migliaia di italiani uccisi, in una sorta di pulizia etnica, dai partigiani di Tito nel momento in cui gli eserciti tedeschi battevano in ritirata. Le successive vicende politiche, la guerra fredda e, più tardi, la clamorosa rottura dello stesso Tito con l’Unione Sovietica e i Paesi comunisti dell’Est, spinsero i paesi occidentali, e soprattutto l’Italia, a non aprire contenziosi , specie dopo la sistemazione della questione di Trieste , con il leader jugoslavo che aveva portato il suo paese fuori dal sistema di alleanze del Patto di Varsavia. Questo spiega, in parte, anche se non giustifica, il silenzio italiano sulle foibe e il mancato riconoscimento, anche sul piano della storia, dei delitti atroci che furono perpetrati al confine orientale. Il Giorno del Ricordo, offre dunque un giustificato riconoscimento, sia pure tardivo, a quegli italiani per tanti e troppi anni dimenticati e un risarcimento se non altro morale a quei morti. Per commemorare il “Giorno del Ricordo” l’Amministrazione comunale di Ostuni ha organizzato per venerdì 13 febbraio dalle 11.00 alle 13.00 presso il Cinema Teatro Roma una manifestazione a cui parteciperanno tutte le ultime classi delle Scuole superiori di Ostuni .Interverrà il Dott. Luca De Netto, coordinatore regionale dell’Associazione culturale “Identità Europea” che presenterà la proiezione del filmato storico “Le radici del ricordo. Storia di una terra e del suo popolo” prodotto dalla Regione Veneto, che verrà, poi, commentato insieme ai ragazzi. “L’incontro”, ha dichiarato il vice sindaco Guglielmo Cavallo, “riveste una duplice funzione: da un lato permettere ai più giovani di conoscere l’orrore della tragedia che venne perpetrata ai danni dei nostri connazionali affinché non venga dimenticata e, dall’altro, favorire un momento di riflessione sui fattori e le cause che portarono a quei tragici eventi“.

ANGELA ANGLANI

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