Ieri 27.01.2014, il Tribunale di Brindisi – Sezione Penale, a margine dell’ennesima udienza, ha condannato alla pena di anni due e mesi sei di reclusione, i noti pregiudicati ostunesi ROMA Giovanni  (di anni 54) e PALMISANO Lorenzo (di anni 55), ritenuti responsabili di tentata estorsione, in concorso tra loro, ai danni di un noto imprenditore edile di Ostuni, C.L.

Le indagini erano scattate il 3 luglio 2009, allorché l’imprenditore C.L. si era presentato in questo Ufficio ed aveva denunciato che nel corso della precedente nottata, ignoti ladri avevano tentato di rubare la propria (costosa) automobile dal Villaggio Fontanelle, agro di Ostuni, ove l’aveva casualmente parcata per motivi di lavoro; tale fatto criminoso, non era stato consumato solo grazie all’intervento provvidenziale di una volante di questo Commissariato di P.S., lì confluita a seguito dell’attivazione dell’allarme installato sul veicolo in questione. Difatti, il sopraggiungere dei poliziotti, aveva messo in fuga i malviventi, dileguatisi nel buio della notte.

Incoraggiato dal risolutivo intervento degli agenti, in sede di redazione della relativa denuncia, C.L. aveva riferito che quel tentativo di furto, verosimilmente, poteva essere inquadrato in un’azione persecutoria-punitiva posta in essere nei suoi confronti da malavitosi del luogo; a tal proposito, infatti, C.L. sottolineava che in precedenza egli aveva subìto il furto di altri mezzi, per la cui restituzione, persone ad egli note,  avevano esplicitamente preteso denaro. Null’altro. Dagli accertamenti immediatamente avviati, emergeva che, effettivamente, C.L. era stato vittima dei seguenti episodi delittuosi:

* 26.2.2007: ignoti, avevano rubato un suo costoso mezzo d’opera (grosso camion marca Fiat), allorché lo stesso si trovava ricoverato presso una officina meccanica, per riparazioni. Anche in questo caso, era risultato determinante l’impegno dei poliziotti di questo Commissariato di P.S. che, nell’ambito dell’attività di controllo del territorio, erano riusciti a rinvenire il grosso automezzo, in aperta campagna (abilmente mimetizzato in un diroccato casolare di campagna, in data 12.3.2007) ed a riconsegnarlo allo steso C.L.;

* 29.1.2008: ignoti, avevano inspiegabilmente danneggiato il parabrezza anteriore  della costosa autovettura che, poi, in data 03 luglio 2009, avevano tentato di rubare mentre era parcata al villaggio Fontanelle;

* 27.2.2008: ignoti, gli avevano rubato un altro costoso mezzo d’opera (Fiat Iveco modello 100, dotato di gru), indispensabile per la sua attività, mentre lo sesso si trovava in parcheggio in una stazione di servizio sita sulla strada  Carovigno-Ostuni; anche tale mezzo, il giorno successivo, era stato rinvenuto (in Contrada Morgicchio) e restituito all’avente diritto;

* 22.4.2009: ignoti, erano riusciti a rubare, nuovamente, lo stesso  autocarro di cui sopra; per l’ennesima volta, il mezzo  era stato rinvenuto (il 25.4.2009), gravemente danneggiato, in questaContrada Boccadoro e, anche stavolta, subito restituito a C.L.

​Evidentemente perché sostenuto e rincuorato dall’impegno che i poliziotti avevano mostrato, in sede di redazione della denuncia per il tentato furto subito il 3 luglio 2009, come già detto, C.L. si era indotto a denunciare formalmente il tentativo di estorsione del quale era rimasto vittima e che, a suo modo di vedere, erano complessivamente riconducibili i fatti criminosi dei quali era stato fatto segno.

​A verbale, C.L. dichiarava che il 27.2.2008, ossia lo stesso giorno  in cui  aveva subito il furto dell’autocarro “ Fiat Iveco modello 100”, si era presentato  un suo ex dipendente, assieme ad altro uomo, presentato quale fratello. L’operaio, aveva detto al suo datore di lavoro che egli ed il fratello erano a conoscenza del luogo in cui si trovava il camion che gli era stato rubato e che, per la restituzione dello stesso, era necessario che egli sborsasse la somma di euro 4000,00. A fronte di tale richiesta, C.L. aveva cercato di disimpegnarsi: in sintesi, aveva chiesto un momento di riflessione sino all’indomani.

Il pomeriggio del giorno successivo (28.02.2008), C.L. era stato contattato telefonicamente da un uomo (poi identificato nel pregiudicato PALMISANO Lorenzo), il quale, spacciandosi per l’ex operaio dell’imprenditore (“Siamo quelli di ieri, dove ti trovi?”), lo aveva invitato a chiudere la comunicazione perché era in procinto di raggiungerlo per discutere di persona (evidentemente, era a perfetta conoscenza del luogo in cui C.L. si trovava in quel frangente). Difatti, pochi minuti dopo, mentre  si accingeva ad entrare all’interno del suo Ufficio, C.L. era stato raggiunto ed avvicinato da due persone sopraggiunte a bordo di una utilitaria (Y 10), non già dal suo ex operaio e suo fratello, cos come legittimamente s’aspettava.

La persona che era seduta in detta utilitaria in qualità di passeggero (poi formalmente identificata in PALMISANO Lorenzo), volgendosi a C. L., aveva testualmente detto: “Tu sei C. L.?”. Ottenuta risposta affermativa, alla legittima domanda  dell’imprenditore, con atteggiamento minaccioso e deciso, PALMISANO Lorenzo si era così espresso: “Ci siamo appena sentiti al telefono. Siamo quelli del camion. Lo abbiamo trovato, se ti interessa ci devi dare 4.000 euro. Ne possiamo subito parlare”. Indi, il conducente della Y10, sportosi, aveva rincarato mostrando di confermare quanto affermato al complice. Tuttavia, è da sottolineare che, poco prima che ricevesse la telefonata a seguito della quale era stato raggiunto dagli odierni condannati, C.L. era stato informato che il mezzo in narrativa (quello in relazione al quale anche i due fratelli, il giorno prima, avevano chiesto denaro per 4.000 euro in cambio della restituzione) era stato  rinvenuto e sequestrato in Contrada, agro di Carovigno. Quindi, forte di tale rassicurante notizia che, C. L. non aveva esitato a liquidare ROMA/PALMISANO.

C.L., in fase di denuncia, aveva anche rammentato che il giorno in cui l’autoveicolo appena ritrovato gli era stato rubato, nel luogo in cui si era verificato il fatto-criminis, aveva notato le stesse due persone circolare, ripetutamente ed inspiegabilmente, a bordo della medesima Y 10, persone che peraltro gli avevano anche rivolto occhiate insistenti, tanto da averlo incuriosito. In sintesi, era parso subito chiaro che PALMISANO-ROMA (formalmente riconosciuti dall’imprenditore anche in sede di individuazione fotografica), in siffatto modo, avevano posto in essere le premesse per l’avvio della trattativa connessa alla richiesta estorsiva.

​Infine, in relazione al citato tentativo di estorsione, C.L. aveva anche dichiarato che egli, malgrado i fondati sospetti a carico dei predetti criminali, si era astenuto dal formalizzare qualsivoglia denuncia all’Autorità in quanto temeva rappresaglie e ritorsioni; ad indurlo a presentarsi e denunciare i suddetti gravissimi fatti patiti, era stato l’ennesimo episodio da egli patito in data 2 luglio 2009 (tentato furto della sua costosa automobile, subito nottetempo al villaggio Fontanelle, allorché i poliziotti avevano messo in fuga i ladri), circostanza che, ragionevolmente, gli aveva fatto maturare il convincimento che “qualcuno”  lo  aveva letteralmente preso di mira a fini di estorsione.

​Alla stregua degli elementi raccolti, quest’Ufficio aveva proceduto alle complesse attività di P.G. finalizzate all’acquisizione di elementi probatori a carico degli odierni condannati, accertamenti anche di natura tecnico-scientifica. Tra l’altro, nell’ambito della relativa attività investigativa, era emerso che il duo PALMISANO-ROMA era stato oggetto di alcuni controlli di polizia mentre erano a bordo della citata auto Y10, ossia quella utilizzata per tentare l’estorsione ai danni di C.L. In verità, ancor prima che iniziasse detta attività investigativa, detti criminali erano già oggetto di attenzioni da parte di quest’Ufficio, essendo stati sottoposti ad appostamenti in circostanze in cui si intrattenevano nei pressi di un noto esercizio commerciale che, a tutti gli effetti, era ritenuto il entro logistico di un altro malvivente poi tratto in arresto da parte di questo Ufficio nell’ambito dell’operazione Omnibus (03.08.2013, con l’arresto di 13 criminali).

​Ovviamente, anche i due fratelli (uno ei quali ex operaio di C.L.), sono stati oggetto di accertamenti e verifiche investigative, tanto che anche loro, al pari del duo PALMISANO/ROMA, sono stati deferiti alla competente A.G., perché ritenuti parimenti responsabili de concorso in tentata estorsione. Il fratello dell’ex operaio, annovera precedenti penali e pregiudizi di polizia(“furto d’auto, ricettazione, falso.

PALMISANO Lorenzo, meglio noto nell’ambito criminale per “PIRLONE”, annovera precedenti per reati contro il patrimonio, spaccio di sostanze stupefacenti, tentata rapina, evasione, detenzione di sostanze stupefacenti, ricettazione, associazione per delinquere, detenzione sostanze stupefacenti, estorsione ai danni di un commerciante (in concorso con lo stesso ROMA Giovanni). Allo stato, PALMISANO Lorenzo è detenuto perché, nell’ambito delle indagini che erano state conseguentemente ampliate, nell’estate del 2012, era stato tratto in arresto da personale di questo Commissariato di P.S. perché colto nella flagranza di estorsione in pregiudizio del suo storico complice, ROMA Giovanni (si era appropriato, con violenza, della vettura di quest’ultimo).

ROMA Giovanni, annovera precedenti per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, rapina aggravata, estorsione ai danni di un commerciante (in concorso con  PALMISANO Lorenzo), ed altro.

​Nell’ambito dell’attività tecnica e di riscontro, sono state determinate anche le pregresse telefonate intercorse con la vittima C.L., individuate, malgrado le intuibili difficoltà, grazie alla consultazione dei relativi tabulati, ed altro.

​I frutti dell’attività di P.G. (denuncia in stato di libertà), erano stati rimessi all’attenzione della Procura della Repubblica del Tribunale di Brindisi; il Sig. Procuratore Capo, dott. Marco DINAPOLI, aveva affidato il caso al Sost. Proc. della Repubblica dott. Pierpaolo MONTINARO, il quale aveva costantemente seguito le fasi delle ulteriori indagini delegate.

​Ieri, come detto, si è celebrata nel Tribunale di Brindisi l’ultima udienza a carico dei nominati:

* ANNI DUE E MESI SEI, EURO 300,00 DI MULTA (ciascuno) A PALMISANO LORENZO E ROMA GIOVANNI, RITENUTI RESPONSABILI DI CONCORSO IN TENTATA ESTORSIONE, OLTRE IL PAGAMENTO DELLE SPESE DI GIUSTIZIA;

* assoluzione per  i fratelli ritenuti concorrenti nel delitto.