Furto alla BCC di Ostuni materiale Claudio Peciccia
Volantino Spazio Conad Mesagne

Abbiamo incontrato e intervistato l’ex Generale della Guardia di Finanza della DIA Puglia Claudio Peciccia

«Il valore affettivo di alcuni beni contenuti nella mia cassetta di sicurezza custoditi nella Banca di Credito Cooperativo non potrà mai riconsegnarmeli più nessuno, questa è una certezza». Con queste parole l’ex generale della DIA Puglia, oggi in pensione, Claudio Peciccia ha raccontato al cronista le conseguenze del furto di tutti gli effetti personali presenti nella cassetta n. 54 che aveva in uso presso la Bcc di Ostuni, assaltato da due malviventi domenica scorsa 21 agosto 2022.

Il lavoro degli investigatori prosegue; sono al vaglio diverse ipotesi, per assicurare alla giustizia i due malviventi che si sono introdotti nella filiale della banca ed hanno sottratto dalle cassette di sicurezza tutti i beni contenuti all’interno. L’incontro con Claudio Peciccia, tuttavia, serve per raccogliere il suo punto di vista rispetto all’accaduto, vista la sua esperienza professionale di ex colonnello della Guardia di Finanza.

Cosa non ha funzionato domenica mattina nell’istituto bancario e soprattutto come funziona una cassetta di sicurezza?

«Chi è entrato nell’istituto, ha avuto delle dritte tali da sapere a primo colpo il luogo in cui erano custodite le cassette di sicurezza, e dunque i due, hanno aperto la porta d’ingresso del vano che custodiva le cassette e successivamente hanno avuto tutto il tempo per aprirle. Tengo a sottolineare che per aprire 57 cassette di sicurezza, avevano la giusta attrezzatura da scasso e, oltre a questo, hanno avuto molto tempo a disposizione. Si presume che chi ha effettuato il furto, sia stato in banca almeno un giorno, un giorno e mezzo… anche due. C’è voluto tempo per aprire il varco d’accesso, poi entrare, superare la porta che apre al vano contenente le cassette e successivamente effettuare l’effrazione delle due tipologie di cassette di sicurezza che erano contenute nella sede della Bcc. La prima tipologia di cassetta è quella piccola, come quella che possedevo io; l’altra è quella più grande. Chi stipula un contratto per avere una cassetta di sicurezza, è gente che vuole tutelare determinati beni in possesso che giustamente non vuole tenere in casa, proprio per ragioni di “sicurezza”. I ladri una volta aperta la cassetta con non poca difficoltà con l’ausilio di grimaldelli (perché la cassetta ha due chiavi per l’apertura, una in possesso al proprietario e una in possesso dell’istituto, n.d.r.), hanno tirato fuori il contenuto delle stesse. Sicuramente molti hanno avuto all’interno delle cassette valori importanti che passano da preziosi, valori affettivi fino ad arrivare a contanti, valori facilmente commerciabili e ricettabili dai criminali».

E allora, cosa non ha funzionato nell’impianto di sorveglianza e sicurezza della banca?

«Penso che il piano di sicurezza della banca non ha funzionato per niente e detto questo, c’erano sicuramente dei punti critici che non sono stati presidiati per bene dai sistemi di sicurezza, oggi anche molto innovativi. Se i punti critici da dove può venire un’eventuale intrusione non sono ben presidiati, accade quello che si è verificato domenica scorsa. Come si può vedere ormai i ladri, sono entrati con una facilità estrema, picconando un muro di tufo facilmente abbattibile con arnesi da muratori comuni. Poi, creata la via d’accesso, i malviventi hanno avuto un tempo lunghissimo per agire, qui molto probabilmente le telecamere hanno ripreso l’accesso dei due anche se con il volto travisato. La tecnologia odierna come tutti sappiamo, dà la possibilità da remoto di controllare i luoghi anche a distanza attraverso la rete internet e gli smartphone, ecco perché per me la vicenda ha dell’incredibile. Nessuno per due giorni ha controllato le telecamere della banca per capire cosa stesse succedendo all’interno. Altra falla nel piano di sicurezza è stata la mancanza di un sistema d’allarme sulla parete in “tufo” utilizzata per creare il varco d’accesso. Secondo la mia lunga esperienza, l’allarme è scattato troppo tardi e il lavoro sulle cassette di sicurezza era già compiuto da tempo come ho precedentemente detto, ci vuole molto tempo per aprire 57 cassette di sicurezza».

Come definire il suo stato d’animo oggi, dopo il furto del materiale affettivo che ha contraddistinto la sua carriera professionale?

«Sono abbastanza demoralizzato e anche toccato nei miei interessi, perché non ho tenuto in casa alcuni oggetti, non tanto di valore economico ma di valore affettivo. Nella mia cassetta di sicurezza c’erano tutte le medaglie in oro che ho ricevuto durante la mia carriera professionale nel corpo della Guardia di Finanza; quelle che vi mostro oggi e che avete fotografato sono delle copie che utilizzavo sulla divisa durante le cerimonie ufficiali. Ho dato per scontato che in banca questi beni sarebbero stati al sicuro, ma non è stato così. Ora sono determinato e intraprenderò la via legale contro l’istituto bancario perché il contratto che ho stipulato non ha assicurato i miei beni conservati in quella cassetta di sicurezza».

Stando a quanto appreso nel corso dell’incontro. nella cassetta di sicurezza erano conservate oltre alle medaglie raccolte durate la sua carriera, anche degli orologi di valore affettivo e una collezione di penne. Il colonnello Claudio Peciccia ha sporto denuncia nelle scorse ore, dopo aver avuto contezza, con non poca difficoltà, che anche la sua cassetta era stata aperta e svaligiata. Sono diversi i cittadini ostunesi che in queste ore si stanno affidando ai propri legali per cercare di recuperare il valore dei propri averi. L’istituto di credito ha fatto sapere che per ogni cassetta derubata, verrà corrisposta una cifra di 2500 euro, un contributo che non può accontentare di certo le persone che hanno affidato a quelle cassette di sicurezza i loro averi più cari. È facile immaginare delle vertenze tra la banca e i gli affittuari delle cassette di sicurezza. Il colonnello Claudio Peciccia, che non era socio della Banca di Credito Cooperativo, ma membro del consiglio dei probiviri, ha rassegnato le sue dimissioni dopo l’accaduto.

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