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Ben 100 i finanzieri impegnati durante il blitz avvenuto a Bari, Mola, Polignano, Cellamare, Molfetta, Bisceglie e nelle province di Brindisi e Lecce. Sequestrate oltre 5 tonnellate di stupefacente.

Tonnellate di marijuana tra le due sponde dell’Adriatico, riversate in Puglia con motoscafi modificati, svuotati degli arredi e massimizzati per trasportare più carico possibile. Una grande disponibilità di armi e soldi e qualche complicità di spedizionieri per lo smistamento dello stupefacente con camion diretti con le consegne in Puglia, nel resto d’Italia e in altri Stati europei. Quindici le persone arrestate nel corso del blitz di questa notte da parte della Guardia Di Finanza di Bari coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia che ha sgominato un sodalizio italo-albanese che coinvolgeva anche personaggi vicini al clan Strisciuglio del Borgo antico. Venti, in tutto, le ordinanze, tra cui 10 in carcere, 5 ai domiciliari e 5 obblighi di dimora.

Ben 100 i finanzieri impegnati durante il blitz avvenuto a Bari, Mola, Polignano, Cellamare, Molfetta, Bisceglie e nelle province di Brindisi e Lecce. Il nome scelto per l’operazione , ‘Det’, è la traduzione albanese di mare, quello che separava le due sponde dell’Adriatico e nel quale venivano effettuati i traffici illeciti. Oltre 2 milioni di euro il valore dello stupefacente sequestrato, a cui si aggiungono 6 immobili e 26 rapporti finanziari (per oltre 1 milione di euro) a testimoniare la forza economica dell’organizzazione, al cui vertice vi sarebbe stato Kristo Janku, boss albanese dalle 4 diverse identità.

Secondo le indagini Dda, avviate nel dicembre 2015 e coordinate dalle pm Bruna Manganelli e Simona Filoni, a gestire i rapporti con Janku c’era Giuseppe Vispo, soprannominato U’Leng. Tra gli altri esponenti di rilievo, per gli investigatori, i fratelli Michele e Alessandro Volpe, ma anche Francesco Strisciuglio. A contributo dell’inchiesta, anche le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. In manette anche Antonio Prudentino, di Ostuni, figlio del noto boss Francesco, noto come ‘Ciccio la busta’
Armi letali e imbarcazioni modificate

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Le imbarcazioni, rubate nel Sudbarese e in Salento, venivano riadattate ed equipaggiate con motori potenti e jammer. L’azione criminale veniva accompagnata da controlli e continue verifiche per impedire che le Forze dell’Ordine scoprissero i traffici. nei carichi c’erano anche armi letali: tra quelle sequestrate dalla GdF vi sono 10 pistole semiautomatiche e 2 fucili kalashnikov. La presenza di una dotazione del genere rendeva il ruolo delle Forze dell’ordine più complicato e rischioso. Otto, complessivamente, i natanti recuperati. Le strategie di trasporto erano varie: in un caso vi era stato il contributi di uno spedizioniere nel porto di Bari, per caricare la marijuana su camion. In un’altra circostanza, invece, era stato assoldato un pescatore salentino, pagato 10mila euro per portare la droga.

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