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Chiesto il processo a conclusione delle indagini bis sul crollo dell’intonaco in una classe della elementare Pessina di Ostuni: accusati di abuso d’ufficio e turbata libertà degli incanti il dirigente del settore Lavori pubblici, due professionisti e quattro imprenditori. La Procura: “Incarichi frazionati artificiosamente, costo maggiore per il Comune”.

Chiuse le indagini bis sul crollo dell’intonaco in una classe della scuola elementare Pessina, di Ostuni, la Procura di Brindisi chiede il processo per il dirigente del settore Lavori Pubblici del Comune, per due professionisti e per quattro imprenditori, sostenendo che i lavori per garantire la sicurezza e ottenere il certificato antincendio non siano stati messi a gara, ma frazionati in maniera artificiosa. Con conseguente costo maggiore a carico dell’Ente e vantaggio dei privati.

Il pubblico ministero Pierpaolo Montinaro ha confermato le accuse di abuso d’ufficio e turbata libertà degli incanti nei confronti di Roberto Vitantonio Melpignano in qualità di dirigente del settore Lavori Pubblici del Comune di Ostuni;  Salvatore Molentino professionista incaricato della direzione dei lavori per l’adeguamento del plesso alle norme di sicurezza; Stefania Farina, architetto incaricato per il risanamento della igienico sanitario; Vito Urgesi titolare della srl Messapia Intonaci; Antonio Barletta gestore di fatto della stessa srl; Armando Cafiero, titolare della ditta Acca Costruzioni; e Angelo Iaia titolare della Tecnoclima srl. Nel collegio difensivo, gli avvocati Francesco Sabatelli, Domenico Terlizzi, Amleto Carobello, Francesco Stella, Giuseppe Tanzarella, Carlo Annese, Roberto Gualteri.

Secondo l’impostazione accusatoria i lavori necessari anche al “risanamento igienico sanitario” del plesso, di importo pari a un milione e 814.335,30 euro dovevano essere affidati “mediante un’unica gara pubblica” e invece non sarebbe stata questa la strada seguita dall’Amministrazione comunale della Città Bianca. “Di contro”, si legge nel capo di imputazione” è stata “pregiudicata la libera concorrenza, mediante mezzi fraudolenti consistiti nel portare artificiosamente sotto la soglia dei 40mila euro l’importo dei singoli lavori per cottimo fiduciario”, il Comune “ha eluso i principi di pubblicità e libera concorrenza nonché altri principi procedurali chiesti dal Codice degli appalti”.

In tal modo, sarebbe stato “turbato il procedimento amministrativo di scelta del contraente con un artificioso frazionamento, senza alcuna plausibile ragione riportata nelle determinazioni adottate”. Fatti contestati dal 10 maggio 2014 sino al 31 dicembre successivo. Con “ingiusto vantaggio patrimoniale procurato intenzionalmente” ai privati e con “danno erariale al Comune di Ostuni che sborsava una somma superiore rispetto a quella che avrebbe erogato se fosse stata eseguita la gara pubblica”.

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Stando alla contabilità tenuta dal sostituto procuratore, all’esito dell’esame della documentazione raccolta, su 1,8 milioni investiti, 666mila furono  assegnati alle ditte senza gara pubblica. Le indagini sui lavori furono avviate dopo il cedimento di un pezzo di intonaco in una classe del plesso la mattina del 13 aprile 2015: rimasero feriti due bambini e una maestra.

Fonte BrindisiReport.it

 

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