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Sono ripresi, ieri, gli abbattimenti degli ulivi colpiti da xylella fastidiosa nella zona “cuscinetto”a nord della provincia di Brindisi. A cadere sotto i colpi delle ruspe le piante presenti ad Ostuni, in contrada Lamatroccola, in un focolaio scoperto nel settembre del 2017. Le operazioni sono andate avanti per ore in questa area della Valle D’itria lungo la provinciale che collega la Città bianca a Martina Franca: gli escavatori hanno eradicato circa 10 piante, tra cui quelle infette. Interventi che proseguiranno anche oggi. Sono circa 250 gli ulivi da abbattere in questo focolaio.

Mentre il proprietario del terreno dove è stata accertata la presenza della malattia ha dato seguito alle disposizioni della Regione previste nelle zone “cuscinetto”, e quindi abbattimento degli alberi colpiti dal batterio e delle piante sane nel raggio dei 100 metri, gli altri degli appezzamenti confinanti, che rientrano nel perimetro dove è prevista l’eradicazione, avrebbero deciso di presentare ricorso contro questa drastica misura. Un muro contro muro tra agricoltori e Regione che nelle prossime ore è destinato ad accendere il dibattito anche con le istituzioni locali. Ieri infatti in un ‘assemblea pubblica svolta ad Ostuni, alla presenza di diversi amministratori del brindisino e rappresentanti di enti come i Gal Alto Salento e Valle D’Itria ed il parco regionale “Dune Costiere”, unanime è stata la convinzione che l’ unica terapia per fermare l’avanzata del batterio sia l’abbattimento. Presente anche il vicecomandante dei carabinieri forestali della compagnia di Brindisi Sandro D’Alessandro.

Dai sindaci è giunto l’appello ai proprietari dei terreni a non perdere ulteriore tempo nell’attenersi alle normative previste nei decreti della Regione, e quindi di procedere all’eradicazione degli ulivi infetti e non solo. «E’ questo l’unico argine al diffondersi della malattia. Abbiamo esempi concreti di quanto avvenuto nel recente passato ad Oria e Francavilla: qualcuno – dichiara il sindaco di Ostuni Gianfranco Coppola- avendo immaginato con ricorsi al Tar di individuare una soluzione diversa al problema, ha invece creato un doppio danno, allargando il contagio anche ai territori limitrofi. Non ci sono soluzioni alternative all’abbattimento: è chiaro che dispiace a tutti, ma occorre preservare l’immenso patrimonio naturale, alla base anche del sistema produttivo economico delle nostre realtà».

Al fianco dei sindaci che ritengono necessaria l’eradicazione, anche la Cia, rappresentata ieri nel vertice di Ostuni dal vicepresidente regionale Giannicola D’Amico. «Due anni fa avevamo detto che la xylella non avrebbe atteso i tempi della giustizia e della burocrazia: purtroppo non ci eravamo sbagliati ed il caso di Oria è emblematico, con il Tar che ha rigettato il ricorso. Sono passati 24 mesi- spiega D’Amico ed i focolai si riscontrano in aumento ogni giorno che passa». La strada intrapresa da alcuni agricoltori di Ostuni e Cisternino, appare andare, al momento nella direzione opposta: contatti avviati già con alcuni costituzionalisti, tra cui l’avvocato Mariano Alterio per impedire, attraverso un ricorso al Tar almeno  l’abbattimento delle piante sane. «Ci auguriamo che ciò non avvenga: l’unico obiettivo – conclude il vicepresidente della Cia Puglia- deve essere quello di bloccare l’espansione del batterio».

L’altro fronte caldo che in queste ore sta interessando gli amministratori dell’Alto Salento, intanto, è l’esigenza da un lato di proseguire nelle campagne informative per l’esecuzione delle “buone pratiche” ai proprietari dei terreni privati, dall’altro le richieste al governo pugliese delle risorse economiche necessarie per finanziare queste misure nelle aree pubbliche.

«Non possiamo che constatare come in questa fase la Regione sia assente. Da tempo- attacca il sindaco di Ostuni- abbiamo chiesto un incontro ai vertici ed al presidente Emiliano: mai una risposta fino a questo momento». Intanto la scadenza del 30 aprile, come termine ultimo per eseguire i lavori nei terreni privati e pubblici tra aratura e potatura, è ormai alle porte: di qui la necessità per le amministrazioni di individuare un piano d’intervento alternativo, in attese delle possibili risposte che potranno prevenire dalle Regioni sul ristoro ai Comuni.

foto: Enzo Suma