Ho letto ed apprezzato il comunicato di Legambiente di qualche giorno fa in materia di investimenti immobiliari di lusso, così come ho avuto modo di soffermarmi sull’intervento del Presidente di Federalberghi, sempre molto attento a ciò che accade nel nostro territorio, ma, in questo caso, devo constatare, alquanto indeterminato nei riferimenti alle singole questioni.

Entrambi, entrando nel merito di una questione da sempre dibattuta in una città che, come la nostra, vuole definirsi turistica, hanno portato il proprio contributo caratterizzato, rispettivamente, da un maggior accento nei confronti dello sviluppo sostenibile, piuttosto che dalla generica e poco approfondita necessità di attrarre investimenti, meglio se votati alla ricettività d’elite.

Affinchè i discorsi in materia, però, non si fermino al livello di mere petizioni di principio, appellandosi al generico plauso nei confronti di coloro i quali giungono nel nostro territorio ad investire, o al richiamo dell’inflazionato sviluppo sostenibile, occorre approcciarsi ad ogni singolo investimento considerando le peculiarità dello stesso.

In particolare, ritengo che il potere pubblico, e, dico meglio, la politica, di cui in questo caso, purtroppo, siamo orfani, debba certamente non precludere ed, anzi, favorire lo sviluppo turistico della nostra città, ma allo stesso tempo verificare le concrete ricadute che ogni progetto ed insediamento produce nel contesto di riferimento, sia esso d’elite o no.
In questo senso, perciò, andrà necessariamente bilanciato il concreto interesse privatistico con le altrettanto particolari ricadute sull’ interesse pubblico che da esso derivano.

Dovrà, perciò, porsi riguardo all’occupazione ed alla creazione di ricchezza, così come, altresì, gli importantissimi aspetti quale l’implementazione dei servizi per la collettività, l’effetto sulla già ridotta fruizione degli spazi per la cittadinanza, l’attenzione ad un ragionevole e corretto sviluppo urbanistico e paesaggistico del territorio, peraltro in un contesto in cui da tempo si sente la necessità di un adeguamento ai tempi della datata strumentazione urbanistica.

Perciò, auspico che quanto prima Ostuni possa avere un governo politico che possa esercitare il proprio diritto dovere di amministrare il paese nell’interesse della cittadinanza, effettuando le proprie scelte senza polarizzare il dibattito su di un’inutile quanto dannosa contrapposizione tra “turismo sì”- “turismo no”, riappropriandosi del proprio diritto di comunità all’autodeterminazione ed analizzando, in concreto, le ricadute dei progetti di investimento cui il presidente di Federalberghi ha fatto un superficiale e generico riferimento.