Scioglimento, l’analisi del presidio “Libera”

Volantino Spazio Conad Mesagne

Scioglimento, l’analisi del presidio “Libera”, ecco la lettera di Isa Zizza, referente del presidio di Ostuni.

Il Presidio di Libera di Ostuni ha letto attentamente le relazioni allegate al Decreto del Presidente della Repubblica del 27 dicembre 2021, con il quale è stato disposto lo scioglimento del Consiglio
comunale di Ostuni ex art. 143 TUEL, e il quadro emerso non è certamente rassicurante.

Le indagini svolte dalla Commissione prefettizia, che ha operato tra febbraio e agosto 2021, ha evidenziato una commistione tra politica e mafia. La Sacra Corona Unita, presente nella nostra
provincia, ha contagiato anche il territorio ostunese. Emergono “possibili forme di condizionamento da parte di organizzazioni criminali di stampo mafioso”, che hanno inciso non solo sull’attuale
amministrazione, ma anche sulle precedenti. Si parla della “sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti e indiretti, degli amministratori locali con la criminalità organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi”.

Scarsi i controlli da parte delle amministrazioni che si sono succedute. Sotto accusa la gestione amministrativa di alcuni settori cruciali. Quasi assente l’attività di verifica antimafia dello Sportello
Unico per le Attività produttive (SUAP) sulle certificazioni di inizio attività (SCIA): gli accessi alla Banca Dati Antimafia Nazionale (BDNA) sono stati rari e in 5 anni, “dal 7 ottobre 2015 al 14 marzo 2019 non è stato effettuato alcun accesso alla BDNA dall’Ufficio Commercio…”

Soprattutto il turismo rientra tra gli obiettivi economici della criminalità organizzata: “la peculiare conformazione geografica del comune di Ostuni, lo sviluppo di numerosi stabilimenti e di villaggi lungo la costa, nonché la crescita del settore turistico hanno posto in luce come la gestione delle aree di parcheggio costituisca un settore economico su cui si è concentrato l’interesse di società i cui titolari o prossimi congiunti risultano collegati, direttamente o direttamente, al mondo della criminalità organizzata e hanno trovato vantaggio economico dall’assenza di strumenti di programmazione urbanistica e gestionale, oltreché di forme di controllo da parte dell’ente locale volte a tutelare gli interessi pubblici”.

Gli accertamenti compiuti hanno, inoltre, messo in luce che il 90% degli immobili comunali, destinati a soddisfare esigenze di edilizia abitativa agevolata, sono stati assegnati senza alcuna verifica in
merito alla sussistenza e al permanere delle particolari condizioni personali e patrimoniali dei beneficiari: “…compresi i componenti dei rispettivi nuclei familiari, nr. 36 di locatari risultano annoverare pregiudizi di polizia di varia natura, nr. 24 risultano gravati da precedenti penali…per delitti che vanno dall’omicidio al porto illegale di armi, estorsione aggravata dal metodo mafioso, associazione a delinquere di stampo mafioso …”, ecc.

Anche “carenze e ritardi nella gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata ed assegnati al patrimonio comunale. Le risultanze ispettive hanno accertato che parte di tale patrimonio, sebbene già assegnato ad associazioni od enti per finalità sociali, nei fatti risulta non utilizzato in quanto bisognoso di interventi di manutenzione e di recupero strutturale… e la scarsa attenzione al loro reimpiego nel circuito legale a beneficio della collettività, danneggia l’immagine delle istituzioni nel suo complesso, costituendo un messaggio che ingenera sfiducia nei cittadini”.

Di fronte a tutto questo e… tanto altro, diciamo con forza che non basta avere norme nei codici se poi non le scriviamo anche nelle nostre coscienze. Troppe sono le coscienze passive o “addomesticate”, che trasformano la legalità in qualcosa di strumentale, malleabile, calibrata a seconda degli interessi. È la nuova lettura che dobbiamo dare alla società che ci circonda: le mafie sono cambiate, non sono più quelle di 30 anni fa e lavorano costantemente per ampliare le proprie capacità di relazione e sempre più in sinergia con i colletti bianchi, sostituendo talvolta l’uso della violenza con linee d’azione improntate su silenti infiltrazioni. Si alza il coperchio di un’indagine e viene fuori di tutto.

È arrivato il momento di voltare pagina, di recidere queste collusioni e complicità, di restituire alla politica la dignità e la funzione che dovrebbero esserle proprie. Dobbiamo essere seri, attenti, documentati, non si può restare neutrali e indifferenti, bisogna scegliere da che parte stare. Inoltre dobbiamo uscire dall’equivoco che le mafie siano rappresentate solo dalla criminalità organizzata: la mafiosità è un atteggiamento mentale: il diritto inteso come un favore. Ecco perché i fenomeni corruttivi sono cresciuti. E in questo meccanismo perverso ci siamo tutti, non solo chi fa politica direttamente. Non è un paradosso allora dire che la forza delle mafie sta soprattutto fuori dalle stesse: è dall’esterno che si nutrono quando incontrano cittadini, politici, imprenditori che non interrogano con rigore le proprie coscienze.

Bisogna ricomporre la frattura tra etica e politica, tra etica e vita. L’etica chiama in causa le nostre coscienze, la nostra responsabilità, le nostre piccole e grandi scelte quotidiane. Chiede a ciascuno di noi di contribuire perché la vita sociale sia per tutti libera e dignitosa, perché i diritti abbiano la meglio sui privilegi, e le aspirazioni dell’“io” confluiscano nelle speranze del “noi”. Costruiamo la Legalità del Noi!

Gli strumenti di contrasto sono la cultura, la coesione, la condivisione, la consapevolezza di dover far propri i principi della Costituzione, i diritti e il rispetto della dignità umana. In tal senso dobbiamo avere tanta attenzione e cura per le nuove generazioni e farle crescere attraverso i valori della giustizia e della solidarietà. La magistratura, le forze di polizia devono continuare la lotta alle mafie, ma il migliore contrasto è la spinta dal basso, il coinvolgimento della società civile. Quello che più la mafia teme è la crescita del senso di cittadinanza attiva, l’annullamento progressivo dell’ignoranza, perché vive attraverso una subcultura. È necessario e urgente uno scatto di orgoglio da parte di tutti noi cittadini che con “continuità, condivisione e corresponsabilità”, come dice don Luigi Ciotti, ci impegniamo a sviluppare un progetto nuovo di città.

Siamo disposti a collaborare con le Istituzioni se fanno la loro parte, ma se ciò non accade allora dobbiamo essere una spina nel fianco per chiedere ciò che è giusto. INSIEME dobbiamo liberare dalle mafie i nostri territori e soprattutto la vita di tante persone. INSIEME, con responsabilità e lealtà, dobbiamo costruire il BENE COMUNE e trasformare la nostra Ostuni in una COMUNITA’ che generi sviluppo etico e giustizia sociale.

La referente del Presidio di Ostuni
Isa Zizza