In riferimento all’invito ad una più attenta riflessione sulla tutela paesaggistica, il Circolo Legambiente di Ostuni ha ritenuto opportuno esprimere il proprio punto di vista, partendo proprio dalle contraddizioni che hanno animato il dibattito a mezzo stampa sugli impatti del turismo “extra-lusso” nel nostro territorio. Tra le altre notizie circolate nei giorni precedenti, ricorre il racconto di una comunità che accoglie con giubilo le diverse promesse di investimento su beni dalla forte connotazione storica, artistica e paesaggistica, accompagnate spesso da proposte in associazione alle nuove tendenze del lusso. Proposte che poco hanno a che fare con l’identità del nostro territorio, e che talvolta hanno la pretesa di riabilitare vecchi e dissennati criteri di uso del territorio che sottraggono spazi alla collettività, in cambio di presunti “sviluppo e crescita” locali.

Tale uso, figlio di strumenti urbanistici risalenti alla fine del secolo scorso, rischia di diventare pericolosamente attuale, secondo noi, quando vengono a mancare connessioni con gli equilibri paesaggistici, percettivi ed ecologici del territorio. Basterebbe fare, ad esempio, richiamo al già denunciato rischio di denaturazione dei paesaggi rurali e costieri, così come riconosciuti dal PPTR nelle rispettive schede di Ambito, per comprendere la portata degli interventi proposti per andare incontro alle nuove esigenze imprenditoriali. È proprio questa la riflessione che ci piacerebbe rilanciare: perché condividere necessariamente il racconto che tutto ciò che è vicino al lusso e ai suoi merletti sia connesso al miglior uso del territorio? Il consumo privato ed esclusivo dei beni paesaggistici, ambientali e naturalistici forse rende più ricco anche chi, rinunciando ad un loro godimento pubblico ed inorgoglito dall’interesse suscitato, sposa l’idea che qualcuno più facoltoso e forse meglio in grado di apprezzarli, abbia saputo comprenderne bellezza e potenzialità? Temiamo che la risposta sia nelle pieghe dei racconti, ad esempio nella pericolosa dipendenza fiscale delle amministrazioni, che negli ultimi vent’anni hanno attuato un processo di messa sul mercato del proprio territorio per recuperare risorse in tempi di autonomia.

Situazioni di cattiva gestione evidenziate in realtà a noi vicine, ci mettono in guardia da questo pericoloso legame tra oneri di urbanizzazione e finanza locale. Non è difficile pensare che, ogni volta che gli oneri di urbanizzazione siano cresciuti, sono stati messi da parte quegli aspetti che non producono immediata moneta per le casse comunali, ovvero ambiente, spazi aperti, naturalità.

Occorre ricordare che da questi aspetti dipende la nostra vita e quella di molti altri esseri viventi e ad essi è strettamente connesso il nostro paesaggio, così come viene conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo. Quale forma di risarcimento, infine, viene pensata in favore della comunità locale quando l’alienazione di beni ambientali e paesaggistici va nella direzione del mercato? Ci saranno forse più aree verdi di libera fruizione? Grazie al lusso, miglioreranno i servizi per noi cittadini, potremmo magari andare più spesso a piedi o in bici per raggiungere le nostre destinazioni? Avremo ancora accesso alle risorse locali, così come le conosciamo ed amiamo? C’è certamente bisogno di risposte e di un maggiore impegno della componente politica, insieme ad una vera e propria cittadinanza attiva.

L’invito che il Circolo Legambiente della città raccoglie e restituisce anche al mittente, sottolinea come sia necessario un maggiore coinvolgimento dei cittadini e delle associazioni locali in quelle scelte strategiche che, seppur legittimate, impattano su beni ambientali e paesaggistici, patrimonio di tutti, non solo di chi è disposto a pagare meglio. Essere consapevoli della bellezza del proprio territorio ci deve riempire di orgoglio, ma soprattutto di responsabilità.

Circolo Legambiente di Ostuni