Resta confermato lo scioglimento del Comune di Ostuni (Brindisi) disposto nel dicembre 2021 per “accertata infiltrazione della criminalità organizzata”. L’ha deciso il Tar del Lazio con una sentenza nella quale ha riunito le motivazioni relative a due distinti ricorsi proposti dagli ex Amministratori. I giudici amministrativi, nel testo di una complessa sentenza che ha toccato ogni punto delle contestazioni proposte, hanno ritenuto che «tutte le censure avanzate sono manifestamente infondate».

Rispondendo alla censura con la quale si evidenziava la contraddittorietà della ricostruzione fattuale operata dalla relazione ministeriale precisando che gli appartenenti alla criminalità organizzata presenti sul territorio non avrebbero influenzato l’amministrazione (circostanza dimostrata da atti intimidatori nei confronti tra l’altro dall’ex sindaco), il Tar ha ritenuto che i dati raccolti «contrariamente alle argomentazioni dalle difese, non dimostrano la capacità di resistenza degli amministratori locali, ovvero l’assenza di compromissioni al buon andamento degli uffici, bensì la pericolosità dei soggetti ed il contesto difficile nel quale l’amministrazione comunale si trova ad operare, con evidente pericolo per la sicurezza pubblica nonché una possibile alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi». Tutti elementi, questi, che non sono sufficienti per decretare lo scioglimento del Comune, ma «dimostrano in maniera inequivoca l’infiltrazione criminale nella struttura burocratica».

Con sentenza pubblicata in data odierna il TAR Lazio ha rigettato, riunendoli, i due ricorsi avverso il provvedimento di scioglimento del Consiglio Comunale di Ostuni per presunte infiltrazioni mafiose.

Un ricorso era stato proposto dal Sindaco Guglielmo Cavallo unitamente ad alcuni assessori con l’Avv. Pietro Quinto. Un secondo ricorso dal Vice-sindaco e da alcuni Consiglieri Comunali con l’Avv. Costantino Ventura. Il TAR ha ritenuto adeguatamente motivato il provvedimento di scioglimento adottato dal Consiglio dei Ministri su proposta del Prefetto di Brindisi. Tali motivi riguardavano la illegittimità di alcune procedure nell’attività dell’Ente, i rapporti parentali con persone controindicate per aver riportato condanne significative, ma soprattutto le condizioni ambientali del Comune, che, attraverso alcuni episodi, avevano evidenziato una presenza incisiva delle associazioni malavitose sul territorio.

Da qui, sulla base del principio «più probabile che non», e considerato che la misura interdittiva non ha natura sanzionatoria ma solo preventiva, il Giudice Amministrativa ha ritenuto adeguatamente motivato il provvedimento di scioglimento. Gli Amministratori del Comune hanno già preannunziano l’intenzione di proporre appello al Consiglio di Stato.