Conflitto in Ucraina, dalla Puglia: «La guerra rischia di spegnere il turismo, prenotazioni cancellate»

Giuseppe Pagliara
Giuseppe Pagliara
Volantino Spazio Conad Mesagne

Pagliara (Nicolaus)alla Gazzetta del Mezzogiorno: «L’effetto può avere ricadute negative sulla nostra economia»

«Il nuovo decreto legge ha cancellato i provvedimenti precedenti che ostacolavano gli scambi fra i Paesi esteri per motivi turistici. Ma la bella notizia ci ha accompagnato per una manciata di ore. Dopo il crollo dei viaggi causato dalla pandemia, a costringere l’industria delle vacanze a tirare nuovamente il freno a mano è la guerra». L’invasione dell’Ucraina da parte di Vladimir Putin preoccupa gli operatori. Giuseppe Pagliara, amministratore delegato del gruppo Nicolaus (la cui sede principale è a Ostuni, in provincia di Brindisi) proprietario del brand Valtur, ragiona a voce alta: «Gli ucraini non hanno poteri di spesa molto alti a differenza dei russi che amano i resort pugliesi e soprattutto le ville. Le ville dispongono della piscina, sono immerse nel verde, garantiscono la privacy e standard abitativi più confortevoli rispetto alla formula del villaggio all-inclusive. Hanno fino a 7-8 camere da letto e consentono agli ospiti di muoversi con la famiglia e gli amici al seguito. Questo conflitto, però, rischia di compromettere le prenotazioni che abbiamo già ricevuto».

Il lockdown, il blocco d’emergenza, è un brutto periodo che tutti vorrebbero lasciarsi alle spalle. I pugliesi, i lucani, come il resto degli italiani che hanno avuto la fortuna di conservare negli ultimi due anni il posto di lavoro e lo stipendio, si sono comportati come un popolo di formiche. Ora c’è voglia di evadere, di tornare a scoprire le capitali come pure di sciare in montagna oppure di prendere la tintarella negli stabilimenti balneari. C’è voglia di destinare i risparmi ad una migliore qualità della vita. Ma la festa che è coincisa il provvedimento del governo Draghi, salutato con entusiasmo dagli operatori turistici, è giunta troppo presto al tramonto. Pagliara commenta: «Per il nostro settore l’estate è alle porte. La programmazione è in fase avanzata. Questo ennesimo stop non ci voleva. La Puglia è un mercato in crescita. I primi charter per Mosca sono decollati una decina di anni fa: hanno fatto da apripista ai voli di linea. Il nostro gruppo è stato il primo a intercettare l’interesse nei confronti della Russia. Il turismo in uscita non registra grandi numeri a differenza di quello di entrata. I pugliesi e gli italiani vanno a Mosca e San Pietroburgo oppure optano per le crociere sui fiumi che lambiscono le più importanti città baltiche. La Russia resta una meta di nicchia. Più consistenti sono invece i flussi in entrata. Se il segmento russo dovesse accusare i colpi della guerra, a soffrire maggiormente sarebbero le strutture della Sardegna e le mete dall’alta Emilia in su. Il boom della Puglia, per i viaggiatori dell’Est, non è ancora esploso. Un incremento si è registrato con il debutto delle compagnie aeree low cost. Comunque i margini di crescita, per la Puglia, sono notevoli. Gli stranieri, e in particolare i russi, stanno imparando ad apprezzare la nostra tavola, la cucina mediterranea, oltre al sole e al mare. Amano il buon cibo e il nostro vino. E poi a Bari c’è San Nicola: la visita alla tomba del vescovo di Myra è imprescindibile».

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Pagliara conclude: «Guardiamo con attenzione l’evoluzione del conflitto. Non sappiamo quali saranno le ripercussioni dell’attacco sferrato da Putin all’Ucraina e all’Occidente. La guerra semina distruzione e povertà ben oltre le zone su cui cadono le bombe».

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