Andrea Pinto: “Il tribunale di Brindisi archivia la querela fatta dall’ex assessore”

Andrea Pinto
Volantino Spazio Conad Mesagne

Riceviamo e pubblichiamo la nota inviata dall’ex consigliere Pinto al termine del procedimento emesso dal tribunale di Brindisi.

Il sottoscritto Pinto Andrea intende in questa sede fare chiarezza su talune forme di operato ed agire tristemente diffuse tra gli esponenti dell’ormai decaduta Amministrazione comunale. Dalle frange di maggioranza, si è tentato in maniera tutt’altro che opportuna e nettamente eccessiva di reagire in ogni circostanza ove il diritto di critica politica dal sottoscritto esercitato, ponesse lo stesso in condizione di esprimersi sempre nel più totale rispetto delle persone, dei professionisti e dei ruoli istituzionali da essi ricoperti, il tutto in una generale ottica di salvaguardia ed osservanza dei principi fondamentali sottesi ad una Pubblica Amministrazione.

In data 12.06.2021 il sottoscritto denunciava, servendosi della nota piattaforma di diffusione sociale “Facebook”, un incarico assunto dall’allora Assessore con delega alla pianificazione territoriale ed al governo del territorio, Arch. Pecere Eliana, la quale ometteva di rinunciare in termini ad un incarico assunto come progettista relativamente ad una pratica S.C.I.A., in violazione del disposto degli art. 78 e segg. Testo Unico degli Enti Locali.

Per tutta risposta, in linea con le tendenze di molti altri colleghi esponenti dell’Amministrazione, l’Arch. Pecere depositava presso i competenti uffici di Polizia formale atto di querela, ritenendo il post del sottoscritto quale lesivo dell’onore e del decoro personali e professionali e considerandolo, in maniera decisamente fuorviante, un attacco dettato da ragioni personali e non compreso nella scriminante della critica politica.

La competente Autorità Giudiziaria, svolte le indagini di rito, riteneva insussistenti i presupposti atti a sostenere l’accusa in un eventuale giudizio per il contestato reato di diffamazione aggravata dal mezzo della stampa (ai sensi dell’art. 595, co. 1-3 Codice penale) e, dunque, avanzava richiesta di archiviazione all’Ufficio del G.I.P. della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Brindisi, in data 16.02.2022.

Proseguendo una singolare battaglia contro un’evidente e lapalissiana realtà dei fatti che nettamente si discostava dalle proprie personali interpretazioni, l’Arch. Pecere presentava opposizione alla richiesta avanzata dal Pubblico Ministero, ritenendo sussistenti i caratteri del reato ravvisato, il tutto in data 11.02.2022.

L’udienza ritualmente consequenziale alla predetta opposizione, produceva ancora una volta esito confermativo dell’insussistenza delle fattispecie di reato al sottoscritto contestate con conseguente archiviazione, avendo ritenuto entrambi i giudici come le affermazioni contenute nella citazione e nell’essenza del post difettassero di ogni valenza diffamatoria e compromissiva della altrui reputazione, essendo dirette «non a screditare alcuno, bensì ad ergere chi scrive a promotore dell’impegno collettivo ad esercitare quel controllo diffuso sul buon andamento dell’azione amministrativa» e dunque «prive di ogni forma di offensività, tipiche dello sconfinamento nel diritto di critica che spessissimo si verifica in rete».

Durante tutto il tempus di tale vicenda, inevitabilmente segnata dalla ricerca di una nubìvaga forma di rivalsa, perseguita con ogni mezzo da parte dell’Arch. Pecere, è facile notare come fossero, invero, gli esponenti della decaduta Amministrazione a porre in essere attacchi personali nei confronti e decisamente privi di un significato politico pregnante a fondamento, spesso volti ad infastidire coloro i quali hanno fatto nient’altro se non mettere in campo la propria ars politica, nel pieno esercizio del diritto di critica che conviene e si attaglia ad una forza di opposizione. Durante tutto il corso dell’iter procedimentale, dichiaro di essere stato rappresentato e difeso dall’Avv. Domenico Tanzarella, il quale ha profuso in maniera costante il proprio impegno e la propria professionalità nell’instaurato procedimento, tentando in più occasioni la mediazione, al fine di raggiungere un bonario componimento dell’insorta contesa. Tali tentativi non hanno sortito effetto alcuno, stante l’indisponibilità della controparte al ritiro della summenzionata opposizione.

Questo, come molti altri, rappresenta un modo d’agire tanto increscioso quanto perfettamente in linea con l’operato degli ormai ex amministratori di questa “cosa pubblica”, i quali ancora oggi sono alla disperata ricerca di una forma di conforto persino nel sistema-giustizia, definendo in più circostanze il sottoscritto come «uno di quei professionisti dai quali ci si attende la notizia, non un quisque de populo, uno che aveva il giusto credito per spiattellare in rete verità sulla cosa pubblica», ma evidentemente peccando di leggerezza, oltre che nell’esercizio delle proprie azioni e funzioni, anche nel far valere le proprie ragioni innanzi l’Autorità Giudiziaria.

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