scavi archeologici ostuni
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Il direttore scientifico del museo civico di Ostuni, il professor Donato Coppola, ha scritto una lettera indirizzata al ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini in occasione della chiusura dello scavo in Piazza della libertà ad Ostuni.

Caro Ministro Franceschini,
chi scrive nel lontano 1970 a vent’anni di età venne nominato ispettore onorario alle antichità e da allora per oltre mezzo secolo si è impegnato nella tutela dei beni archeologici e nella ricerca scientifica sviluppatasi in varie università italiane. Da qualche anno ho scoperto che le maggiori difficoltà per la tutela sono state determinate dalle scelte dei funzionari delle Soprintendenze che piuttosto che valorizzare i beni culturali archeologici facevano di tutto per obliterarli. Un esempio ultimo è lo scavo stratigrafico eseguito con notevoli costi dalla Soprintendenza archeologica nella piazza principale della città di Ostuni. Una torre Angioina, una sepoltura indigena dell’età del ferro e frammenti di murature di varie epoche hanno attirato l’attenzione di migliaia e migliaia di turisti.

Improvvisamente senza alcuna esigenza reale questi resti hanno ottenuto il beneplacito della Soprintendenza per l’interramento, adducendo una giustificazione di “messa in sicurezza”. Certamente questa è la sicurezza dell’oblio della propria storia e della rimozione di una scelta di modernità, penso ad una piattaforma trasparente calpestabile. Morale del discorso: decine di migliaia di euro per gli scavi, oltre cinquantamila euro per il sotterramento.

Che logica ci può essere in simili scelte contradditorie? Quali tecnici ai vari livelli hanno deciso simili scelte? Spero solo che questa prassi non determini le attività future sulla base della quantità di risorse che deriveranno dai finanziamenti europei. Credo che Lei Signor Ministro abbia a cuore la valorizzazione del nostro patrimonio e non la sua distruzione. Distinti saluti
Donato Coppola