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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una mamma sulla scuola.

È il 06 marzo 2020,la giornata è fresca ma con un bel sole, l’aria però è carica di tensione e preoccupazione.

Saluto l’ultimo bambino,sistemo la mia aula e percorro il lungo corridoio che mi porta all’aula di mio figlio. Sono le 14 ed è ora di rientrare a casa. Busso alla porta e mi accoglie il sorriso della maestra che sta leggendo una storia dopo il pranzo. Scambiamo due chiacchiere come consuetudine e ci salutiamo. Alle 16 iniziano ad arrivare una serie di comunicazioni, l’ultima ci dice che le scuole resteranno chiuse per quindici giorni in via precauzionale.

Il 09 marzo in diretta nazionale il Premier Conte annuncia che l’Italia diventa un’unica grande zona rossa. È lokdown. Il covid è reale, fa parte delle nostre vite e il resto è storia. Le nostre vite cambiano radicalmente. Si lavora da casa per quei fortunati che il lavoro non lo hanno perso, si studia da casa, si canta sui balconi, si disegnano arcobaleni. Ma la quarantena è lunga e dopo un primo momento di ottimismo a farla da padrone sono ansia e preoccupazione. Il tempo in casa ci impone di fermarci e di riflettere, di rimettere mano alle nostre vite e ridisegnare le priorità. Ci permette di tornare ad apprezzare il valore delle piccole cose ormai trascurate e scontate. I mesi passano e la scuola resta chiusa.

Ci prepariamo a ripartire a settembre ma ancora una volta le sorprese non mancano, bisogna ridimensionare le classi, il dolore delle insegnanti sembra che nessuno lo percepisca , sembra che il lungo isolamento abbia indurito gli animi e abbia insegnato ben poco.

La scuola riparte tra aperture e chiusure tra ordinanze ministeriali e regionali quasi si giocasse una partita che deve avere un unico vincitore. Ne usciamo tutti sconfitti in ogni ordine e grado. Ma quello che più mi addolora è il mistero in cui è avvolta la scuola d’infanzia, nessuno ne parla, quasi come fosse inesistente. La scuola d’infanzia resta aperta sempre dalle 8 alle 16 a completa disposizione di tutti. È vero non è scuola dell’obbligo, è vero che ogni bambino ha diritto a frequentarla e i genitori ad esercitare il loro diritto alla frequenza. Ma mi indigna la totale assenza di tutela nei confronti delle insegnanti.

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I bambini entrano a scuola impauriti,impacciati , spesso parlano ancora pochissimo. Escono con prerequisiti,e competenze che le maestre insegnano. Fanno esperienze di vita, imparano la condivisione, lo stare insieme, imparano a conoscere la diversità, la disabilità e la vera inclusione, imparano la gioia, la pazienza, l’attesa e il coraggio. Imparano a conoscere il mondo con calma e senza corse. Imparano ad essere gli uomini di domani. Le difficoltà per le insegnanti sono troppe ma davvero basterebbe poco, regole chiare e precise,procedure sanitarie semplici, strutture e mezzi che garantiscano loro di lavorare in sicurezza. La scuola riparte ma il magone resta…

Cosa voglio ottenere con questa lettera? Probabilmente nulla, ma mi piacerebbe che il mio messaggio arrivasse a tutte le insegnanti della scuola d’infanzia come un caldo abbraccio. Siate resilienti e non perdete la speranza, siete il futuro dei nostri figli. Li affidiamo a voi fidandoci ciecamente e la vera mission che mi auguro avvenga è quella di ridare dignità a voi e al vostro lavoro. La strada è lunga e tortuosa ma ce la faremo!

Elisabetta Melchiorre

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