Giuseppe Tanzarella
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Il Tar di Lecce ha accolto il ricorso presentato da cinque ausiliari del traffico in servizio ad Ostuni.

Il Tar di Lecce ha accolto il ricorso presentato da cinque ausiliari del traffico in servizio ad Ostuni, riferito ad alcune presunte irregolarità nel capitolato d’appalto per la gestione dei parcheggi a pagamento. Oggetto dell’istanza al tribunale amministrativo la “clausola sociale” inserita solo per cinque dipendenti e non per sei, come è invece l’attuale organigramma.

I cinque ausiliari del traffico che hanno presentato ricorso al Tar sono difesi dagli avvocati Giuseppe Tanzarella e Francesco Arigliano. Sospesa l’efficacia di tutti gli atti che caratterizzano l’intera procedura di gara. «Una grande battaglia di civiltà a tutela ed a sostegno di uno dei beni più importanti per la collettività, quello del lavoro, condotta in un momento storico in cui le tensioni sociali sono ai massimi livelli, ed in cui c’è necessità di tenere ferme le poche certezze che ci sono.

Questo – afferma Giuseppe Tanzarella, legale e consigliere comunale di opposizione- rende ancora più significativo ed importante il successo professionale del sottoscritto, sancito nella pronuncia dell’ordinanza cautelare resa dal Tar Lecce in data odierna, con la quale è stata censurata la clausola sociale così come formulata dal Comune di Ostuni nel bando per l’assegnazione della concessione del servizio di gestione degli stalli di sosta a pagamento.

Il provvedimento sugella una battaglia più volte condotta dal sottoscritto anche in Consiglio Comunale. Il Tar ha rilevato che senza alcuna plausibile motivazione il Comune di Ostuni avrebbe considerato come potenziali beneficiari della tutela della clausola solo 5 dei 6 dipendenti a tempo indeterminato effettivamente in forza al gestore uscente, di fatto escludendo un’unità lavorativa.

In questo modo, il Comune non solo ha illegittimamente ed arbitrariamente inteso limitare l’efficacia dell’istituto della clausola sociale, ma ha rischiato di sottoporre la procedura ad evidenza pubblica ad una serie di contenziosi dovuti ad un’erronea rappresentazione della forza lavoro assunta.

Ciò che è accaduto è ancora una volta figlio di un modo di fare autoreferenziale, noncurante della tutela del lavoro quale bene primario, oltre che figlio di interpretazioni del tutto inaccettabili del panorama normativo e giurisprudenziale in cui ci troviamo ad operare.

Ed è tanto più grave se si considera che così facendo non si ottiene altro effetto se non quello di nuocere alla collettività rallentando il corso dell’azione amministrativa».