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Obiettivo: aumento delle aree protette e utilizzo delle nuove tecnologie a tutela dell’ecosistema.

Un dato preoccupante per l’ambiente arriva da un monitoraggio effettuato sul territorio regionale: dal 2010 a oggi la Puglia ha registrato un forte degrado degli habitat con conseguente perdita della biodiversità e serio rischio per la tenuta degli ecosistemi. La situazione regionale è allineata a quella mondiale: la distruzione delle foreste, il saccheggio dei mari e dei suoli, l’inquinamento, i cambiamenti climatici, le specie aliene sono tra le maggiori cause di questo degrado.

Nell’ultimo decennio le azioni dell’uomo hanno alterato in modo significativo la natura in tutto il mondo. Tre quarti dell’ambiente terrestre e circa il 66 per cento dell’ambiente marino sono stati modificati in modo significativo. Più di un terzo della superficie terrestre e quasi il 75 per cento delle risorse di acqua dolce sono ora destinate a colture o bestiame e circa 1 milione di specie animali e vegetali rischiano l’estinzione. Nasce da questi dati l’esigenza di attivare azioni incisive in grado di ristabilire l’equilibrio dell’ecosistema come richiesto dalla Commissione europea con il Piano per la Strategia sulla Biodiversità 2020-2030 al quale ha risposto immediatamente la Puglia con il Progetto BEST, finanziato per l’85 per cento dal Programma europeo di cooperazione transfrontaliera Interreg Grecia-Italia 2014-2020.

Il Progetto è stato presentato nei giorni scorsi in una conferenza online alla quale sono intervenuti Barbara Valenzano, Direttore del Dipartimento Mobilità, Qualità Urbana, Opere Pubbliche, Ecologia e Paesaggio della Regione Puglia; Tina Ranieri, Project Officer del Programma Interreg Grecia-Italia 2014-2020; Adriana Maria Lotito, Project Manager di BEST, e i responsabili tecnici del Progetto. “La prima azione pilota – ha detto Barbara Valenzano – interesserà il Parco naturale regionale Dune costiere, l’area tra Polignano a Mare, Monopoli, Fasano, Ostuni, sull’Adriatico, e il Parco naturale regionale del Mar Piccolo a Taranto, sullo Ionio. Il secondo intervento pilota, invece, è lo studio degli impatti di specie aliene, come la Xylella, e coinvolgerà il Salento. L’obiettivo – ha aggiunto Valenzano – è invertire il degrado degli ecosistemi nei Paesi comunitari per trasformare almeno il 30 per cento del territorio europeo in aree protette terrestri e acquatiche e almeno il 10 per cento delle aree agricole in zone ad alta diversità di specie”.

I responsabili tecnici del progetto hanno spiegato che “l’innovazione tecnologica, la crescita dei linguaggi di programmazione e la realizzazione di strumenti software sempre più sofisticati sono fondamentali strumenti smart che BEST utilizza per raggiungere gli obiettivi”. Per questo una piattaforma con una rete di sensori posizionati in aree terrestri e acquatiche consentirà di monitorare e controllare in maniera costante numerosi parametri ambientali e climatici. Per creare una banca dati della biodiversità e intervenire in maniera tempestiva su criticità e minacce. Il Progetto chiama a raccolta Pubbliche amministrazioni, Istituzioni di ricerca e Università, Ordini professionali, agricoltori e pescatori, ambientalisti, Enti parco, PMI del settore turistico, ma anche il mondo della scuola al fine di rendere consapevoli i giovani sull’importanza di tutelare e conservare la biodiversità. Tutti possono dare a vario titolo il proprio contributo.

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I partner beneficiari del Progetto sono per l’Italia la Regione Puglia – Dipartimento Mobilità, Qualità Urbana, Opere Pubbliche, Ecologia e Paesaggio; per la Grecia la Regione delle Isole Ionie (capofila), la Regione dell’Epiro, la Regione della Grecia Occidentale.

Per maggiori informazioni: www.interregbest.eu

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