Mons. Giuseppe Satriano
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Il ritorno in Puglia. Immutato però, resterà l’affetto per quella terra, la Calabria, che sei anni fa lo ha accolto con rispetto e devozione cristiana nella diocesi di Rossano-Cariati.

Ora per Mons. Giuseppe Satriano, brindisino, una nuova esperienza: da pochi giorni è stato nominato Arcivescovo di Bari-Bitonto.

Mons. Satriano una sorpresa per tanti questa sua nomina. Un annuncio inatteso anche per Lei?

«Sì, è stato un annuncio inaspettato. Ero proteso verso un intenso anno di lavoro in Diocesi, in particolare rivolto ad attenzionare un tempo non facile da vivere in un territorio già martoriato da diverse fatiche sociali».

Quali saranno ora i prossimi passaggi ufficiali?

«Come ho già comunicato, prima di tutto al clero di Rossano-Cariati, resterò in sede come Amministratore apostolico fino a quando non ci sarà l’ingresso nella nuova Arcidiocesi di Bari-Bitonto, data che concorderò a breve con l’arcivescovo Francesco Cacucci».

Ha ricevuto in queste ore tante testimonianze di affetto e gioia. Tra queste le attestazioni giunte dalla sua terra d’origine: Brindisi, Ostuni e Mesagne e l’intera diocesi continuano a ritenerla un punto di riferimento importante. Per Lei, invece, l’esperienza umana e cristiana in queste realtà cosa ha significato?

«Le attestazioni di affetto sono tante, ad iniziare da quelle dell’arcivescovo Domenico Caliandro e da quella dell’arcivescovo emerito Rocco Talucci. Fare riferimento all’esperienza nella diocesi di Brindisi è guardare al grembo che mi ha generato come uomo e Cristiano, presbitero e vescovo. Tanti i ricordi, i passaggi vissuti. Molto importante è stata l’esperienza condotta nella famiglia presbiterale, realtà sorgiva nella quale ho maturato una sensibilità ecclesiale profonda, nonostante le contraddizioni che ogni esperienza umana porta con sé. Elencare poi le storie e i volti che mi hanno aiutato a crescere è un racconto infinito di tenerezza».

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Quali i ricordi del suo percorso di vita tra Brindisi, Ostuni e Mesagne, custodisce con più affetto?

«Tutte le esperienze pastorali. In particolare ne desidero citare tre. Innanzitutto il cammino da educatore nel Seminario minore e nell’ accompagnamento dei sacerdoti più giovani. La relazione trentennale con la Nostra Famiglia, presente a Ostuni, e le famiglie dei disabili insieme al volontariato. Quindi il ministero pastorale vissuto accanto alla gente, ai giovani, alle famiglie nelle parrocchie che ho servito a vario titolo. Certamente l’esperienza nelle Comunità di Ostuni e Mesagne e quella per tre anni in Kenya, come fideidonum,mi hanno particolarmente temprato ed educato».

“Tante sono le prove che ci attendono, tanti i volti di cui prenderci cura insieme”: queste le parole che Lei, Mons. Satriano, ha rivolto alla sua nuova comunità di Bari-Bitonto. Tra queste prove, un momento storico difficile. Oltre quella che appare un’emergenza sanitaria di non facile risoluzione, c’è già un’emergenza economica e sociale, e che in territori del Mezzogiorno D’Italia rischia di amplificarsi maggiormente. Come va affrontato, secondo Lei, questo senso di sfiducia e smarrimento generalizzato?

«Non ho ricette in proposito e non credo ce ne siano a buon mercato. E’ un tempo difficile che va affrontato con spirito di sacrificio da parte di tutti. Ho fiducia nel buon senso che spero possa attraversare il cuore di ciascuno, dai governanti alla gente semplice. Il Papa ci ha consegnato un tema dalle mille sfaccettature che sento fecondo: il tema della fraternità. Ridare forza e vigore a questo, declinando tale espressione nei rivoli del vivere ecclesiale, sociale e civile, credo possa offrirci la possibilità di intravedere e aprire percorsi di crescita e di cambiamento. Dovremmo uscire da una logica del consenso facile, del cercare immediate e fatue soluzioni, per abbracciare quella del dono dove la vita impara a esprimere la sua fecondità generativa. Si tratta di re-imparare ad attuare una cultura dell’attenzione e del rispetto, con le quali possiamo ritrovare la bellezza e la dignità della vita di ciascuno. Ci vuole coraggio e audacia ma sento che rimettendo al centro la persona con la sua ricchezza sapremo discernere percorsi possibili che, a vari livelli, ci permetteranno di ricostruire speranza sulle macerie di una società troppo spesso vittima di un edonismo indiscriminato».

A soffrire, su tanti fronti, anche le giovani generazioni. Lei è stato ed è una guida per tanti di loro, ma anche formatore ed educatore. Come evitare che questo periodo possa creare pericolose distorsioni nel loro percorso di vita attuale ma anche futuro ?

«Anche su questo tema non ci sono risposte facili. Credo molto nella forza dell’accompagnamento e della cura, che necessitano di tempi lunghi e ricchi di pazienza. Affrontare oggi il tema dei giovani non è cosa semplice, perché richiede da parte del mondo degli adulti perché richiede da parte del mondo degli adulti il coraggio di mettersi in discussione. I giovani sono sempre una risorsa grande ma senza adulti maturi, capaci di sognare con loro, abili nell’accompagnare la vita e narrarla, si rischia di ridurre la loro vita  ad un bene di consumo introducendoli in sterili percorsi organizzativi o avvilendoli con strategie manipolatrici».

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