Francesco Bovenzi
Francesco Bovenzi
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Il professor Bovenzi racconta in un libro la sua esperienza a contatto con chi ha sofferto per il Covid

Francesco Maria Bovenzi è tra i medici più conosciuti e apprezzati della città. Direttore della Cardiologia ed Emodinamica dell’Ospedale San Luca, insegna alla scuola di specializzazione di malattie cardiovascolari dell’Università di Pisa ed è presidente emerito dell’associazione nazionale dei medici cardiologi ospedalieri, oltre a essere l’anima di CardioLucca. Ma Bovenzi ha anche il pallino per la scrittura: prefazioni, saggi e raccolte liriche oltre a due libri. “La strada del coraggio, parabola di un virus”, è il suo terzo lavoro ora in uscita.

Da dove nasce questo suo ultimo libro?
“Nasce dall’osservazione come uomo di trovarmi ad affrontare una realtà incerta e sofferta di nuova esistenza, come medico per aver fronteggiato con tantissimi altri colleghi una situazione imprevista che ci piroettava oltre la singola professione. Così ho deciso di liberare la mia creatività nei momenti di vuoto esistenziale imposto a casa dal virus per capire cosa stesse succedendo. Tutti i medici hanno affrontato con estremo coraggio questa drammatica emergenza, sebbene in una fase iniziale l’hanno combattuta con armi spuntate e a caro prezzo”.

Il mondo della medicina è stato protagonista assoluto.
“Questa situazione ha ridato dignità al nostro lavoro che negli ultimi anni si era persa. Quasi indisturbato il virus ha continuato la sua corsa con la complicità di una scienza sorpresa in ritardo e di una politica che inizialmente ha minimizzato”.

Covid-19: quanto ha cambiato il mondo?
“Dopo le guerre mondiali è un’altra pagina sofferta dell’umanità. Per chi ha una certa età ricorderà snodi cruciali come l’uomo sulla Luna, l’epoca delle domeniche dell’austerità per la carenza di carburanti, il crollo del Muro di Berlino o ancora l’attentato alle Torri Gemelle. Anche questo è stato uno stravolgimento senza precedenti di tipo umano, sociale, culturale, economico, di ripensamento e di cambiamento nei sistemi sanitari”.

L’antidoto alla paura è il coraggio, come scrive nel suo libro?
“Il coraggio e l’altruismo nella fase iniziale aprono in questi giorni ad altri valori e virtù come la consapevolezza, la responsabilità, l’umiltà e il rispetto degli altri. Non dimentichiamo che il rischio contagio non si è ancora azzerato e per quanto il virus si possa essere indebolito circola ancora tra noi”.

Non è il suo primo libro: cosa le dà la scrittura?
“E’ un modo di esprimersi, in una sistema che soffoca le opinioni, demotiva, in un mondo dove il merito è l’ultimo criterio nella scala dei valori, diciamo che è un modo per riconquistare un proprio spazio di libertà da condividere e in cui vivi e pensi”.

Cosa intende per informazione virale?
“L’incertezza della scienza ha aperto la strada alla disinformazione con tante fake news in campo medico circolate liberamente, tutte pronte a millantare cure miracolose, una vera minaccia agli sforzi della salute pubblica, aver richiamato questo aspetto negativo è per me la vittoria della voce della ragione”.

Cosa insegna questa esperienza?
“Le malattie infettive non sono mai eventi casuali, dietro è sempre nascosta la mano dell’uomo con un continuo insulto alla natura. Se le battaglie contro il virus si vincono in ospedale è sul territorio che bisognerà vincere la guerra, magari riorganizzando i sistemi sanitari, finanziandoli meglio, ridando più ruolo decisionale agli operatori della salute e prospettando un uomo nuovo figlio di una società più uguale che ricostruisce un mondo migliore, ecosostenibile, di pari dignità e di rispetto sociale, infine, più giusto perché solo lavorando insieme ce la faremo e tutto andrà bene”.

Fonte; “La Nazione”