fase due anche per il gioco d'azzardo
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Nonostante tutto, tra crisi, tasse in crescita e proibizionismo, il 2019 è stato un anno positivo per il settore del gioco. Nel report di Unioncamere sulla natalità e la mortalità delle imprese, è emerso un 2% di crescita di imprese legate al gioco. Dati in miglioramento rispetto al 2018: una regione come la Puglia, per esempio, è entrata nella top 5, assieme a Campania, Lazio, Lombardia e Sicilia, per il maggior numero di attività, con 626 unità.

Ma poi è successo l’imponderabile: il nuovo Coronavirus, col suo impatto devastante, ha sovvertito tutte le logiche. Ad oggi, con una emergenza che dura da oltre due mesi, si è tornato a parlare di riapertura delle attività, dove è compreso anche il mondo dei giochi d’azzardo. Da qui si è cominciati ad interrogarsi sulle condizioni delle imprese nel settore, tra i più colpiti e danneggiati dalla pandemia prima e dai conseguenti lockdown poi. Gli esperti hanno per questo motivo condotto un sondaggio per capire la situazione attuale del settore dei Giochi.

Il campione è stato ampio e variegato: hanno partecipato titolari di attività (64,2%), amministratori (16,7%), dipendenti (12%). La maggioranza del campione è attiva perlopiù nel settore degli apparecchi AWP (57,2% dei casi) e delle scommesse sportive per il 15,3% dei casi. Seguono poi gestori di sale bingo/VLT (12,1%), scommesse e giochi online (4,7%) e giochi in tabaccheria (7%).

Ma prima c’è da fare una premessa: il mondo del gioco fisico soprattutto è entrato in un circolo vizioso da cui rischia di uscire danneggiato più del previsto. Se il gioco online ha aumentato i suoi flussi e la sua popolarità, tutto un settore, costituito dalle scommesse, dai bingo e dai concorsi a lotteria, è stato praticamente paralizzato, vedendosi ridurre non solo la spesa ma soprattutto la raccolta, cosa questa che va a danneggiare anche le casse dell’Erario per ogni mese di lockdown.

Dalla ricerca sono emersi più dati interessanti. Il 67% delle aziende hanno fatto richiesta di Cassa Integrazione, per esempio: il 33,8% non ha potuto saldare i dipendenti per il mese di marzo, mentre una maggioranza del 47,8% fortunatamente è riuscita a corrispondere gli stipendi previsti.

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Dal punto di vista delle tasse, invece, il 68,5% delle aziende ha regolarmente pagato le imposte indirette sui giochi, il 25,8% è invece in ritardo. I contributi previdenziali sono stati versati dal 56,5% del campione, a fronte di un 34,5% che ha usufruito delle misure del Governo che prevedevano proroghe e slittamenti. Il 33,3% ha versato l’IVA nei tempi previsti, a differenza di un 55,9% che non l’ha fatto. I fornitori sono stati saldati dal 50,9% del campione, il 38,7% non è invece riuscita a farlo. Infine, per il 90% del campione occorrerebbe una moratoria sui canoni per il periodo di lockdown.

Ora che finalmente si parla di ripartenza, è lecito chiedersi se tutti sono pronti a rimettersi in gioco. Il 32,4% è convinta e dispone di una liquidità che invece manca alla maggioranza, afflitta da una preoccupazione giustificata dalle limitazioni imposte all’offerta di gioco. Il 65,6% prevede un taglio di personale, che dovrebbe essere del 50% del totale dipendenti. Il 90% è fiducioso circa una ripartenza nel mese di maggio.

Il volume d’affari, difatti, dovrebbe subire delle riduzioni: la metà del campione pronostica riduzioni del 50%, il 18% spensa a affari ridotti del 40%. Nel campione analizzato l’86% del totale gestisce slot machine, il 51,1% è riuscito a riprendere le monete degli hopper delle AWP seppur tutte le aziende debbano acquistarle con il nuovo metodo di payout per via degli aggiornamenti previsti dalla normativa vigente.

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