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La gioia per il ritorno a casa. L’emozione: tanta. Così come, però, l’amarezza per una vicenda che lui stesso definisce «incomprensibile».

Franco Tagliente, l’imprenditore ostunese che ha contratto il Coronavirus, ha lasciato il “Policlinico” di Bari, e nelle scorse ore ha potuto raggiungere la Città Bianca. Negativi i due tamponi a cui si è sottoposto nelle ultime ore: il 59enne è clinicamente guarito dal Covid-19.

Ora dovrà stare in isolamento completo per almeno altri 14 giorni. Per lui inizierà una nuova fase: ma il peggio è passato, almeno dal punto di vista clinico. A non abbandonarlo, ancora, però, è un’altra sofferenza. Quasi un senso di smarrimento. Ed il pensiero subito, nella sua testimonianza, corre alla moglie ed ai figli.

«E’ semplicemente assurdo: sono trascorsi oltre 30 giorni dal mio ricovero ed ancora non sono stati fatti a loro i tamponi. Eppure è stato chiesto più volte, seguendo tutte le procedure ad iniziare dalla mia positività». La voce ancora sofferente. Ma nelle parole di Franco Tagliente c’è incredulità e anche rabbia. «Loro sono stati in quarantena. Anche un mio dipendente è risultato al primo test positivo – spiega l’imprenditore ostunese- poi ha ricevuto il secondo tampone negativo a distanza di giorni. Ad i suoi familiari sono stati fatti gli accertamenti previsti ad i miei no. Anche i medici di Bari hanno manifestato incredulità nell’apprendere questa circostanza. Qui non si tratta di cercare un colpevole, ma occorre davvero far comprendere di come l’attenzione su questa malattia deve essere ancora maggiore, rispetto a quanto sta avvenendo».

Una richiesta reiterata alle autorità preposte da parte dei familiari, soprattutto quando Franco Tagliente era in terapia intensiva, proprio per gli effetti del Covid-19. «Non può essere una giustificazione, il non fare i tamponi perché non si hanno sintomi. Davvero è inconcepibile una vicenda del genere».

Un calvario personale durato oltre 40 giorni. La richiesta d’intervento il 13 marzo. «Anche a me nessuno voleva fare il tampone. Forse eravamo solo all’inizio. Ma io già da una settimana prima ero con febbre alta e tosse. Ad un certo punto ho pensato anche di chiamare i carabinieri, perché nessuno mi credeva: sono stato isolato al Pronto Soccorso di Ostuni per alcune ore. Poi il trasferimento a Bari». Qui la battaglia contro il male oscuro, vinta, però.

«Chi mi ha dato la forza di resistere? La fede, mia moglie ed i miei due bambini. Uno ha fatto il compleanno il 20 marzo. Il pensare sempre a loro –racconta con emozione Franco Tagliente- è stato la mia forza. Avevo paura di chiudere gli occhi. I primi sette giorni la cura non stava facendo effetto. Dopo ulteriori consulti i medici hanno deciso di cambiare terapia. Il giorno più bello, oltre al ritorno a casa, poi, è stato quando dalla terapia intensiva mi hanno trasferito in reparto». Su come possa aver contratto l’infezione l’imprenditore, ha le idee abbastanza chiare. «Qualche rientro dal Nord Italia, gente venuta in negozio tra fine febbraio ed inizio marzo. Non ho avuto altri contatti specifici».

Poi, dalla sua esperienza diretta, l’appello ai suoi concittadini ed alle istituzioni locali. «Questo virus non scherza. Io sono stato molto fortunato. Ma non essendoci ancora terapie specifiche e vaccino occorre davvero tutelare tutti e non lasciare soli i medici e coloro che sono in prima linea contro questa emergenza. Servono principalmente tamponi a loro. Io –conclude Franco Tagliente- non avevo patologie pregresse: questa è stata un’altra fortuna, ma che fa capire come il rischio del contagio sia molto alto».