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Tutti negativi i tamponi al “Focolare” di Ostuni

A proposito di rsa.

Nella giornata del 17 4 2020 è giunta la notizia che i temponi fatti agli 86 anziani del focolare di Ostuni sono risultati negativi. A questi vanno aggiunte le negatività dei tamponi di tutti i nostri dipendenti fatti precedentemente.

In questi giorni erano però circolate voci di anziani positivi e fantasticherie da film thriller.

Vorrei sottolineare che io ho qui al FOCOLARE mia madre da 10 anni e che abbiamo avuto per 5 anni una pluricentenaria che ha superato i 106 anni e 6 mesi.

Le case di riposo ed ancor di più le RSA, nella maggior parte dei casi, non sono luoghi dove l’anziano viene lasciato al suo destino da parte dei famigliari, tali strutture sono un aiuto a persone che non sono più autosufficienti, a volte con patologie gravi che richiedono un’assistenza che non si può ricevere in famiglia.

Dobbiamo allontanare l’idea delle RSA come luoghi tristi nei quali vedere solo solitudine e abbandono.

Queste realtà sono luoghi dove tutte le storie personali degli anziani si intrecciano con le vite degli operatori che vi lavorano.

Ci sono figli separati dal coniuge che a loro volta sono malati e non potrebbero stare vicino ai loro genitori con l’accuratezza necessaria.

Realtà in cui i due coniugi lavorano e sono sempre fuori casa.

Anziani che sono sopravvissuti ai loro figli e non sono autosufficienti.

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Anni fa un nipote ci portò il nonno ultranovantenne e dopo due giorni non si rese più raggiungibile. Scoprimmo in seguito che aveva spogliato l’anziano di tutti i suoi beni. Qui da noi fu accudito sino alla fine dei suoi giorni e la casa di riposo pagò i suoi funerali perché non aveva più nessuno.

Tempo fa ricevemmo un bollettino per il contributo annuale di una confraternita, la vecchietta a cui era intestato mi disse: “ ..devo pagarlo per quando verrà quel giorno … ma non ho nessuno …mi fai il regalo del compleanno”.  Lo pagammo ma avrei preferito mi avesse chiesto la solita torta.

Vedo ospiti che ringraziano e baciano le operatrici che li lavano, vestono e pettinano .

Le nostre operatrici e i nostri operatori sono eroi silenziosi da tempo e non solo al tempo del covid 19.

Vi racconto tutto questo perché sono orgoglioso della testimonianza con la quale giornalmente vengo a contatto.

Tante strutture simili alla nostra, purtroppo, vivono adesso giorni terribili; la società civile deve stringersi intorno a queste realtà e far sentire il suo sostegno, perché questi uomini e queste donne, umili e silenziosi, hanno visi segnati dalle rughe, mani indurite dai calli, sono maestri di vita, la generazione che ha visto la guerra, memoria del nostro passato e delle nostre radici, i pilastri che hanno costruito e sostengono la nostra società.

La preghiera , il silenzio e il rispetto, devono prendere il posto del pettegolezzo da social.

Aiutiamoci ad essere persone migliori

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