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Il Tar di Lecce accoglie il ricorso dei privati contro il no della Soprintendenza ai dehors sulla Scalinata Antelmi.

Diniego illegittimo: il Tar di Lecce accoglie il ricorso dei privati contro il no della Soprintendenza ai dehors sulla Scalinata Antelmi. Il tribunale amministrativo regionale, con giudizio di merito, ha ritenuto valide le motivazioni presentate dai legali, Giuseppe Durano e Michela D’amico, per conto del Casbah RistòCaffè di Ostuni.

Una querelle che si sviluppò per l‘intera estate del 2019, nella Città Bianca, con il nuovo piano per l’occupazione del suolo pubblico riservato alle attività, approvato dall’allora commissario prefettizio, Rosa Padovano: una pianificazione, con indicazioni e prescrizioni, anche restrittive da parte della Soprintendenza per il posizionamento degli arredi esterni, soprattutto nel centro storico.

E così la stagione turistica fu caratterizzata da controlli, sanzioni amministrative per presunti abusi, decine di proteste quotidiane degli operatori commerciali, e ricorsi come quello presentato dal Casbah, con la sentenza dei giorni scorsi che ha dato ragione ai titolari del locale, che in più circostanze pubbliche hanno manifestato i disagi, anche di natura economica per l’impossibilità di utilizzare gli spazi, come avvenuto in passato.

Nel provvedimento del Tar, infatti, si legge che “nella motivazione del diniego di autorizzazione paesaggistica, l’Amministrazione non possa limitarsi ad esprimere valutazioni apodittiche e stereotipate, ma debba specificare le ragioni del diniego, ovvero esplicitare i motivi del contrasto tra le opere da realizzarsi e le ragioni di tutela dell’area interessata dall’apposizione del vincolo”.

Secondo i giudici del Tar, così, le motivazioni contenute nel diniego opposto dalla Soprintendenza sono da ritenersi «illegittime» in quanto hanno omesso di evidenziare un concreto contrasto, esprimendo valutazioni di tipo amministrativo proprie dell’ufficio comunale del Suap. Non è escluso, così, che questa sentenza, possa nell’immediato futuro, modificare anche l’approccio nella fase di valutazione delle istanze da parte dei privati in merito all’applicazione del regolamento per il suolo pubblico. Così come sono in corso da parte dell’amministrazione comunale di Ostuni, valutazioni sul nuovo piano da redigere.

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«Effettivamente si tratta di una sentenza paradigmatica, di un punto di svolta decisivo per la futura gestione dei beni monumentali delle nostre città. I giudici hanno compreso e sposato le tesi difensive, poiché come testualmente affermato “l’Amministrazione non può limitarsi ad esprimere valutazioni apodittiche e stereotipate, ma deve specificare le ragioni del diniego”». Così l’avvocato amministrativista, Giuseppe Durano, legale di uno tra i locali storici della Città Bianca, che ha visto riconosciuto al Tar le proprie ragioni. Il principio affermato risiede nella circostanza che, come affermato dai giudici del tribunale amministrativo, “Non è sufficiente, quindi, che la motivazione del diniego all’istanza di autorizzazione sia fondata su una generica incompatibilità”.

Per gli effetti economici causati dall’emergenza Covid-19, secondo il legale occorrerà ripensare il modello di gestione della cosa pubblica, «veicolando investimenti privati anche per la valorizzazione dei beni pubblici monumentali»

In particolare -nella innovativa tesi prospettata dall’avvocato- il comune quale gestore dei beni potrebbe stipulare dei patti di collaborazione tra pubblico e privato per garantire la valorizzazione anche dei beni monumentali. «D’altronde si tratta di un modello di gestione pubblico – privato già sperimentato in numerosi realtà del nord Italia (esemplare è il caso del Comune di Bologna). Soluzione auspicabile sarebbe quella di coinvolgere i privati in iniziative di tutela e salvaguardia di quei beni monumentali che divengono strumentali all’esercizio delle proprie attività economiche, attuando un nuovo modello di collaborazione ispirato alle logiche costituzionali della sussidiarietà orizzontale».

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