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«Le persone devono rimanere a casa. È concreto il rischio di non riuscire a curare tutti. Neanche il raddoppiare i ventilatori potrà bastare se la gente continuerà ad ammalarsi, perché non rispetta le norme».

C’è un legame forte con la Puglia, per certi versi indissolubile, nell’ultima scoperta tecnico-scientifica realizzata in Emilia Romagna nei giorni scorsi: un respiratore in grado di ventilare contemporaneamente due pazienti e non più solo uno.

A realizzare questo progetto Marco Ranieri, medico pugliese, direttore della Anestesiologia e Terapia Intensiva Polivalente del Policlinico di S. Orsola di Bologna. Una soddisfazione durata pochi minuti. Forse secondi. Perché alla base di questa sua scoperta, come testimoniato dall’ennesimo grido di allarme, c’era un’urgenza. Una richiesta d’aiuto come poche volte, nella sua lunga esperienza, aveva avuto modo di ricevere: una necessità reiterata di ventilatori polmonari per salvare vite umane. Bisogni frequenti, ormai da settimane, per l’emergenza sanitaria determinata dal Coronavirus, e con le terapie intensive ormai satura in diverse regioni italiane. Ora questo nuovo modello di respiratore, con un circuito capace di collegare due pazienti, è la nuova speranza.

Una lunga esperienza per Marco Ranieri, iniziata da Bari, e che ha visto come tappe fondamentali del suo percorso scientifico in campo sanitario, anche il Canada. Poi il ritorno in Italia, prima a Pisa, poi Torino e Roma, ed ormai da qualche tempo in Emilia Romagna, dove oggi coordina per la stessa Regione l’unità di crisi, in questa emergenza sanitaria determinata dal Coronavirus. Nei giorni scorsi, insieme al suo collega ed amico, Antonio Pesenti, coordinatore dell’unità di crisi terapie intensive al Policlinico di Milano, Ranieri ha dato il via a questo progetto di sperimentazione, poi prodotto da un’azienda di Mirandola(Mo) che opera nel campo della strumentazione medica.

«Se dovessi dire che sono contento per questa nuova possibilità, risponderei di no, ma per un motivo, purtroppo grave: questo vuol dire- racconta Ranieri- che siamo in una situazione disperata. In una situazione in cui un medico non si vorrebbe mai ritrovare: aver finito i ventilatori e non saper come fare». E’ stata proprio questa necessità nei giorni scorsi ad aver portato il professionista pugliese, insieme a Pesenti, a ricercare una soluzione finalizzata a contrastare un’emergenza sanitaria sempre maggiore, per gli effetti prodotti dal Co-Vid 19.

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«Speriamo davvero che non ne possa servire ed essere utilizzato neanche uno. Ho avuto modo di sentire i colleghi pugliesi e so che si stanno preparando per offrire una risposta adeguata- dichiara Marco Ranieri- ma qui il problema non è quanti posti di terapia intensiva si aprono, perché io condivido quanto detto nei giorni scorsi dal presidente della regione Lombardia, e cioè che se la gente non capisce che deve rimanere chiusa in casa si arriverà ad un punto in cui non saremo in grado di curare le persone. Questa cosa è verissima».

Intanto, però, questa nuova sperimentazione, realizzata grazie all’intuizione del medico barese, non è escluso che nel giro di qualche settimana, possa giungere in qualche ospedale pugliese. Quella stessa regione che ha dato i natali a Marco Ranieri, e che diventa luogo preferito dallo stesso professionista per le brevissime vacanze estive, anche nel Salento, insieme alla sua famiglia. Ranieri nella scorsa estate è stato, anche, tra i promotori di un’iniziativa di beneficenza, con la Dynamo Camp che si è celebrata a Rosa Marina, lungo il litorale di Ostuni.

Un legame ancora più forte, ora, a distanza con la sua regione. Ed è proprio a tutto il personale sanitario pugliese che sta operando nelle strutture ospedaliere, che Ranieri, vuole rivolgere un pensiero. «Sono con loro: davvero con il cuore. Mi manca da morire la Puglia».

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