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Riceviamo e pubblichiamo la nota dell’avvocato Giovanni Zaccaria che rigurada una famiglia d’imprenditori ostunesi.

Zio e nipote, F.R. e M.R. rispettivamente socio e amministratore di una società a conduzione familiare sono finiti sotto processo con la grave accusa di Bancarotta fraudolenta anche di natura documentale, perché allo scopo di procurarsi un ingiusto profitto, sottraevano o comunque distruggevano i libri e le altre scritture contabili, di cui avevano il possesso in modo da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari da parte del curatore fallimentare, nominato dal Tribunale con la sentenza che dichiarava il fallimento.

Accuse molto gravi, per le quali sono previste pene abbastanza pesanti. Gli imputati, dalla sbarra di fronte al Giudice per le Indagini Preliminari Dr. Maurizio Saso, chiedevano, per il tramite del proprio difensore Avv. Giovanni Zaccaria,  di essere giudicati con il rito abbreviato.

Al termine di una puntuale requisitoria il Pubblico Ministero Dr.ssa Orlando, dopo aver ricostruito quelle che, secondo la pubblica accusa, erano state le dinamiche societarie del sodalizio fondato e gestito dalla famiglia degli imputati, chiedeva la comminazione di severe condanne, in particolare due anni di reclusione per l’amministratore M.R.  (tre anni meno un terzo per la diminuente del rito) e ben due anni e otto mesi di reclusione per F.R., ritenuto l’amministratore di fatto della società.

Riteneva gli imputati colpevoli di aver agito con dolo in danno della massa dei creditori e di aver consapevolmente distrutto o comunque disperso tutta la documentazione contabile, con la conseguenza che il curatore nominato dal Tribunale con la sentenza che dichiarava il fallimento della società, non era stato posto nelle condizioni di ricostruire il patrimonio del sodalizio. Così come sospetta appariva la vendita di un appartamento intestato alla società, con accollo di mutuo da parte della madre dell’amministratore, avvenuta poco prima della cessione della società.

La difesa produceva diverse pronunce assolutorie già emesse dal Tribunale di Brindisi e da vari Tribunali anche  del Nord Italia, nei confronti degli imputati per i delitti di truffa, ricettazione, falsificazione di documenti. Già con queste sentenze i giudici avevano accertato che, nonostante la cessione delle quote societarie  ad un soggetto utilizzato come testa di legno, fosse avvenuta nel maggio 2011, già a partire dalla fine del 2010 nella conduzione della società si erano introdotti loschi soggetti, ben noti alle autorità, che la adoperavano per la realizzazione di una serie di cc.dd. bidoni, estromettendo di fatto da ogni aspetto societario gli imputati.

Piovevano le ingiunzioni di pagamento richieste da fornitori e imprenditori di tutta la penisola, rimasti purtroppo gabbati, in seguito all’utilizzo della società come mera cartiera. La difesa produceva anche copiosa documentazione, estrapolata dai portali web, che comprovava la spiccata capacità criminale di questi soggetti, veri e propri esperti di truffe e raggiri.

Inoltre, la difesa affidata all’Avv. Giovanni Zaccaria, eccepiva che gli imputati avevano cessato di rivestire alcun ruolo all’interno del sodalizio nel Maggio 2011, quando con atto notarile, cedevano tutte le quote societarie, ragion per cui non poteva ascriversi a loro la responsabilità di non aver fatto ritrovare la documentazione contabile, richiesta dal curatore fallimentare nel Dicembre 2012, vale a dire un anno e sette mesi dopo la vendita della società.

Anche la circostanza della vendita dell’immobile societario con accollo di mutuo in favore della madre dell’amministratore non poteva considerarsi pregiudizievole per la massa dei creditori, atteso che, se anche fosse rimasto nel patrimonio societario, avrebbe avuto precedenza assoluta la Banca creditrice, che aveva iscritto ipoteca di primo grado.

Il G.I.P. dr. Maurizio Saso, accogliendo le tesi e le argomentazioni difensive dell’Avv. Giovanni Zaccaria, mandava assolti gli imputati, che possono dire di essersi svegliati da un brutto incubo.