Uno dei primi investimenti ad Ostuni, così, del facoltoso imprenditore Renè De Picciotto, sta suscitando una serie di polemiche, per quello che potrà essere l’utilizzo l’immobile in futuro.

«Subito un consiglio comunale sul futuro del “Cinema-Roma”: la città non è stata minimamente coinvolta per discutere del progetto. La “partecipazione”, per l’attuale maggioranza, è solo uno slogan da campagna elettorale». E’ questa la richiesta e l’accusa che sette consiglieri comunali di opposizione rivolgono all’amministrazione comunale della Città Bianca, su una vicenda che da tempo anima il dibattito nell’opinione pubblica. Firmatari della richiesta cinque esponenti dell’area civica (Giuseppe Tanzarella, Andrea Pinto, Emilia Francioso, Giovanni Parisi e Angela Mataresse) ed i due consiglieri del Pd (Angelo Pomes e Angelo Brescia).

Uno dei primi investimenti ad Ostuni, così, del facoltoso imprenditore Renè De Picciotto, sta suscitando una serie di polemiche, per quello che potrà essere l’utilizzo l’immobile in futuro. In particolare contestata la possibilità, venuto meno il vincolo dell’esclusività cinematografica e teatrale, che la struttura possa non essere più il centro nevralgico di aggregazione e cultura nella Città Bianca, così come lo era stato in passato. La proprietà non ha escluso infatti di rendere la sala “polifunzionale”. Oltre a questo ambito i consiglieri interrogano l’amministrazione anche in merito alle autorizzazioni rilasciate, facendo riferimento anche ad una delle ultime istanze, sulla questione, espresse dal presidente del Forum della Società Civile, Enzo Cappetta.

«Il permesso di costruire va oltre la stessa richiesta del privato, evidenziando la certa polifunzionalità paritetica dell’immobile, equiparando la destinazione della struttura “Cinema-teatro”- a quella (inizialmente residuale) meno nobile ( ma più redditizia) di locale per somministrazione di alimenti». Di qui, da parte dell’opposizione, la richiesta di ulteriori verifiche. «L’autorizzazione è stata affrontata in solitario dall’ufficio urbanistica: per gli innegabili risvolti che questa mutazione di destinazione d’uso della struttura comporta sull’interesse pubblico non solo dei cittadini, ma anche degli ospiti- spiegano i sette firmatari dell’interrogazione- avrebbe richiesto un accurato dibattito pubblico e sarebbe dovuto transitare dal consiglio comunale. Invece niente». Dai sette consiglieri viene fatta emergere anche un’altra circostanza. «A causa di un modus operandi fino ad ora discutibile, c’è il rischio concreto che in un colpo solo venga inficiata la bontà dell’iniziativa privata e l’interesse collettivo ad avere un Cinema-Teatro adeguato».

Tra i firmatati della richiesta di un consiglio comunale monotematica sull’argomento, anche l’ex assessore all’urbanistica Andrea Pinto. «Sarebbe bastata più lungimiranza da parte della vecchia amministrazione, della quale l’attuale risulta essere un’appendice, ed oggi non staremmo a parlarne. Bisogna ritornare a dare priorità alla cultura, in tutte le sue forme, che deve essere intesa come “bene comune”, ecco perché il cinema teatro Roma, visto come punto di aggregazione, è un patrimonio che non va disperso e che gli ostunesi sentono far parte integrante della storia locale. Non lasceremo che lo “showbiz” – conclude il consigliere comunale del gruppo “Tanzarella per Ostuni”- abbia il sopravvento sulla nostra identità».

Critiche alla maggioranza rivolte dal capogruppo del Pd Angelo Pomes: «Ad oggi, dopo 2 anni, la struttura risulta ancora un cantiere. Ma il vero ritardo è il totale silenzio della nuova amministrazione comunale, che rischia di indebolire gravemente la bontà e la progettualità dell’iniziativa privata, e continua a privare la comunità ostunese di un luogo fondamentale».

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