Le aspettative sono tante. Si punta alla massima qualità. Dopo la disastrosa campagna olearia del 2018, anche la quantità, è un elemento che gli olivicoltori dell’Alto Salento tengono in considerazione.

Le aspettative sono tante. Si punta alla massima qualità. Dopo la disastrosa campagna olearia del 2018, anche la quantità, è un elemento che gli olivicoltori dell’Alto Salento, tengono in forte considerazione in vista dell’imminente fase di raccolta e produzione dell’olio extravergine di oliva.

Frantoi in provincia di Brindisi pronti già ad essere aperti tra poche settimane. Piante secolari e millenarie  già abbastanza “cariche” di frutto. Soddisfazione moderata, per un settore, che anche in questa area della Puglia ormai da più di un anno e mezzo vivono con l’incubo xylella. Obiettivo, però, almeno in questa fase, è archiviare questi timori, e concentrarsi sulla raccolta, che si protrarrà ben oltre il gennaio 2020, come succede nelle annate migliori. «Fare delle previsioni sulla prossima produzione olivicola dopo la più disastrosa campagna degli ultimi 10 anni non è molto difficile.

Ricordiamo che il 2018 è stato l’anno dell’improduttività’ per gli olivicoltori e per l’olio italiano». Così Michele Martucci, presidente di Assitol(Associazione Italiana dell’Industria Olearia). «Per la prossima campagna 2019/2020 c’è una serie di fattori che fanno pensare ad una buona annata: le piante scariche dell’anno precedente, un inverno mite con punte di freddo ma senza pericolo di gelate, le piogge abbondanti in prefioritura e allegagione, un estate mite con punte di alte temperature che ha bloccato fino ad oggi la mosca. Tutte queste condizioni – spiega Martucci- favoriscono la pianta e i suoi frutti. E’ ancora presto, però, per giudicare la bontà di una campagna soprattutto in una fase come quella attuale dove l’agricoltore è fortemente influenzato dai prezzi che condizionano la raccolta e le altre fasi della lavorazione».

Tanti i fronti da risolvere per il settore, non solo a livello locale. «La minaccia della xylella e l’inerzia pubblica non consente investimenti di lungo termine in un settore dove altri paesi come Spagna, Portogallo e Tunisia hanno adottato sistemi di produzione più’ moderni ed efficienti determinando forte concorrenza sui mercati.

Il cambiamento climatico, l’emergenza xylella, la vecchia e inefficiente olivicoltura italiana –conclude Martucci- richiedono decisioni importanti che non dobbiamo più rimandare se vogliamo che l’Italia resti protagonista nel mondo dell’oro giallo». Roberto Calò, panel iscritto all’albo nazionale degli assaggiatori dell’olio extravergine di oliva, sottolinea altri aspetti dell’imminente campagna olearia. «L’assenza di precipitazioni durante la stagione estiva, le temperature per lunghi periodi al di sopra dei trenta gradi, hanno fatto sì che la mosca olearia non si sviluppasse in maniera significativa.

Nella provincia di Brindisi, si registrano buone produzioni sia nella marina che nella parte collinare. Tutto ciò nonostante l’incubo xylella è ormai un problema attuale. Unico aspetto negativo, è quello relativo al prezzo, in quanto si stima un leggera flessione del costo d’acquisto dell’olio d’oliva, anche se è presto per stabilire l’entità del ribasso». Corrado Rodio, titolare di “Antica masseria Brancati”, mette in guardia da alcuni pericoli, nel periodo cruciale della raccolta. «Un altro nemico da non trascurare è la lebbra dell’olivo che avanza nelle nostre zone; per questo si consiglia un trattamento a base di rame, magari insieme ai prodotti biologici o comunque autorizzati per la mosca. Per quanto riguarda la xylella, la produzione non viene compromessa, almeno fino a quando cominciano a comparire i sintomi. Faccio presente ai colleghi olivicoltori, che a mio parere, il contagio avviene per quasi la totalità dei casi, agli spostamenti di macchie e attrezzi da zone infette a zone indenni. Per questo sono a rischio i contoterzisti che operano in diversi terreni e si spostano di frequente».

Previsioni ottimiste nella Piana dei Millenari. «Nella nostra azienda prevediamo un raccolto quantitativamente medio rispetto alla produzione degli ultimi anni e di ottima qualità. Le olive – spiega Carmela Riccardi, titolare della masseria agriola “Olerè”- al momento sono sane e non hanno subito significativi attacchi da parte della mosca o di altri parassiti».

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