Difendere l’operato di chi per mesi e mesi, anche con investimenti economici di un certo rilievo, porta avanti una tradizione secolare.

«La Cavalcata non si tocca. L’incidente è avvenuto solo per colpa dei flash di troppi curiosi». Evitare ogni strumentalizzazione. Difendere l’operato di chi per mesi e mesi, anche con investimenti economici di un certo rilievo, porta avanti una tradizione secolare.

Dopo l’incidente di mercoledì, con la caduta di un fantino a pochi metri dalla chiusura del percorso, l’associazione “Cavalcata di Sant’Oronzo” risponde così ad alcune polemiche apparse sui social. In particolare messa sotto accusa la possibilità che gli animali possano essere costretti, nei giorni dei festeggiamenti del santo Protettore della Città Bianca, a seguire pratiche non idonee alla loro condizione fisica.

«Tutto falso. Il fantino ed il suo accompagnare coinvolti nell’episodio, sono stati prontamente soccorsi dalla Croce Rossa e il cavallo è stato subito tranquillizzato dagli addetti ai lavori. E’ intervenuto anche il nostro veterinario di riferimento. Precisiamo visti i tanti commenti che si sono susseguiti sui social, che la nostra manifestazione rispetta gli animali che vi partecipano sotto il punto di vista legale e di salute, basti ricordare quello che accade il 25 agosto di tutti gli anni nell’assegnazione dei numeri per la sfilata che viene preceduta dalla visita medica-veterinaria». Così l’associazione presieduta da Agostino Buongiorno.

Come già emerso nelle scorse ore, il cavaliere coinvolto e il suo accompagnatore, dopo gli accertamenti di rito, sono stati dimessi dall’ospedale nella serata di mercoledì, poche ore dopo l’accaduto.

E’ stato lo stesso fantino, Fabio Bocchinfuso, in un messaggio sui social a testimoniare quanto avvenuto. «La cavalcata è una tradizione che si rispetta da tantissimi anni e non la si fa per fare spettacolo o quant’altro ma solo per devozione al Santo. Ringrazio tutti coloro che con un semplice messaggio o una chiamata mi sono stati vicini per sapere il mio stato di salute oltre a quello del cavallo e dell’accompagnatore.

L’incidente non è stato causato dal cavallo, né tantomeno dal cavaliere, bensì per colpa di persone che insistevano a scattare foto con il flash nonostante vedevano la reazione del cavallo e inoltre tengo a precisare che la cavalcata non è uno sfruttamento dei cavalli».

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