Arriva anche dalla Regione Puglia un aiuto ai Comuni costieri per la rimozione dei rifiuti dalle località marine.

C’è tempo fino al 16 maggio prossimo, infatti, per partecipare al contributo straordinario da 4milioni di euro, approvato dalla Giunta regionale il 17 aprile scorso, denominato “Sostegno ai comuni per le spese di rimozione di rifiuti presenti sulle aree costiere”. Con deliberazione di giunta regionale n°635 del 4 aprile scorso, sono stati fissati criteri, requisiti e Comuni destinatari del finanziamento. L’importo da assegnare a ogni beneficiario è stato stabilito in base a “Lunghezza della costa” (75 pe cento) e “Superficie area naturale protetta” (25 per cento). L’importo di 4milioni di euro messo a disposizione dalla Regione è stato ripartito tra i 67 comuni costieri pugliesi. Per il Brindisino sono cinque i beneficiari.

I Comuni del Brindisino
Per il Comune di Brindisi sono stati messi a disposizione 150mila euro, per Carovigno 103.349,94, per Fasano 77.605,52, per Ostuni 111.067,48, per San Pietro Vernotico 13.362, 38 e per Torchiarolo 14.590,98.

“I criteri di ripartizione sono stati calcolati sulla base delle informazioni contenute nell’allegato n. 7.3.1 alla Relazione Generale del Piano regionale delle coste e dei dati inseriti sul portale del Sistema Informativo Territoriale (Sit) della Regione Puglia”. Si legge nel provvedimento. Per l’accesso al contributo, i Comuni dovranno inviare la scheda di “Richiesta di ammissione al contributo” allegata al provvedimento, unitamente al progetto di intervento, entro trenta giorni dal giorno successivo alla pubblicazione del provvedimento.

Gli interventi ammissibili al contributo sono: “Rimozione, compreso il trasporto e il conferimento ad impianto autorizzato, dei rifiuti marini (marine litter) da spiagge, coste rocciose e aree dunali, nonché dei rifiuti abbandonati sulle strade e/o i sentieri di libero accesso alle aree costiere, per una distanza massima dalla costa di 300 metri. Gli interventi possono interessare una molteplicità di aree”.
Inoltre “Gli interventi di rimozione non devono essere già compresi nei contratti vigenti relativi al servizio di raccolta, spazzamento e trasporto dei rifiuti solidi urbani, nè nei contratti relativi ai servizi di gestione delle aree naturali protette. Non sono altresì ammissibili interventi in aree portuali, su aree private e su aree del demanio marittimo costiero assegnate in concessione”.

Gli obiettivi del provvedimento
“La Puglia è tra le regioni italiane con il maggiore sviluppo costiero ed è una regione ad altissima vocazione turistica, meta sempre più apprezzata anche internazionalmente. Con quasi 900 km di costa, molti dei quali di straordinaria bellezza, inevitabilmente il turismo balneare ha un peso notevole. Negli ultimi anni, però, la parola d’ordine degli addetti al lavoro è “destagionalizzazione”: un obiettivo che si cerca di raggiungere non solo promuovendo altri tipi di turismo, alla scoperta dell’entroterra e dei suoi patrimoni, materiali e immateriali, ma anche estendendo la stagione balneare oltre i suoi classici limiti”.

“Questo secondo aspetto richiede che le spiagge e le coste siano fruibili e conservino inalterato il loro charme anche oltre i mesi della stagione estiva, quando, invece, sono spesso e più facilmente vittime di atti di inciviltà o subiscono l’azione di agenti atmosferici avversi, con conseguente accumulo di rifiuti abbandonati o spiaggiati. E’ necessario, quindi, contrastare i fenomeni dell’abbandono illecito e dello spiaggiamento di rifiuti per mantenere inalterata nel tempo la bellezza della nostra costa.

L’ambiente costiero è uno dei più complessi e fragili, rappresenta certamente una risorsa ma si tratta di una risorsa dagli equilibri precari, come è ribadito nella relazione generale del nostro Piano Regionale delle Coste. D’altra parte, quello dei rifiuti marini è un problema talmente importante da essere stato incluso, con la Direttiva 2008/56/CE, tra i descrittori della strategia marina dell’Unione europea. I rifiuti marini (o marine litter) sono definiti dal Programma delle Nazioni unite per l’ambiente come “un qualsiasi materiale solido persistente, fabbricato o trasformato e in seguito scartato, eliminato, abbandonato o perso in ambiente marino o costiero”.

Come confermato anche da Legambiente nella recente indagine Beach Litter 2018, le materie plastiche sono il principale tipo di rifiuti marini, sia sulle spiagge che in mare aperto, dove la loro degradazione produce quantità crescenti di microplastiche, vettore per il trasferimento di sostanze chimiche nella catena alimentare. Inoltre, la maggior parte dei rifiuti marini è costituita da materiali che degradano lentamente, quindi, se non si interviene rimuovendoli, è inevitabile che si accumulino nell’ambiente, con un impatto non solo di tipo economico e sociale ma anche ecologico”.

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