Ci sono le prime reazioni dopo il nuovo fronte di protesta e criticità in merito all’ospedale di Ostuni, nel dibattito cittadino interviene il coordinamento locale di Direzione Italia.

L’assenza di medici, per il servizio di cardiologia, potrebbe portare ad un ridimensionamento di alcuni servizi. «Abbiamo il grande timore che ci si stia avviando alla chiusura del nostro ospedale. Troppe le criticità che quotidianamente vengono sollevate, e che stanno seriamente mettendo a rischio il futuro della struttura. Noi lo denunciamo da tempo– attacca il coordinamento cittadino di Direzione Italia- e fino a questo momento tutte le nostre preoccupazioni non hanno mai trovato risposte».

Una vicenda che secondo i fittiani della Città bianca si protrae da tempo. «Il declassamento dell’ ospedale di Ostuni è iniziato con la chiusura di ostetricia. E’ stata trovata come motivazione che ad Ostuni ci fosse un numero di parti superiori a 700 e molti cesarei: niente di tutto questo è vero. Abbiamo pagato anche una sorta di campanilismo con Fasano. Poi l’ultimo riordino, i cui effetti negativi sono quotidiani per la nostra comunità. I primari non sono mai stati sostituiti: nessun concorso è stato fatto, ad esempio per chirurgia e ortopedia.

Anche gli anestesisti sono in grande sofferenza. Ora si rischiano gli stessi problemi, anche medicina. Sotto gli occhi di tutti la questione di  cardiologia, un reparto – spiegano da Direzione Italia – che per 15 anni è stato un fiore all’occhiello dell’intera provincia di Brindisi e non solo per il lavoro svolto: oggi assistiamo alla chiusura del reparto ed a tutti questi problemi di personale».

Poi l’intervento si sposta sul lato politico. «A Manduria e Martina Franca, a differenza di Ostuni ci sono stati rappresentanti politici, consiglieri regionali in primis, che durante le fasi della riorganizzazione ospedaliera, hanno fatto sentire la propria voce, ottenendo risultati importanti per le loro comunità e per le loro strutture, confermando i servizi che c’erano prima. Tutto questo ad Ostuni – concludono i fittiani – non è avvenuto, e ne stiamo pagando le conseguenze, ora con il rischio della chiusura sempre più vicino».

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