Si tratta di una tassa per tutti coloro i quali hanno terreni ricadenti nel comprensorio dell’ente, per la manutenzione dei canali.

L’appello alle istituzioni. La richiesta d’intervento per evitare il pagamento di una tassa ritenuta «ingiusta». L’imprenditore ostunese Corrado Rodio, titolare della “Antica masseria Brancati” nel cuore della piana dei millenari della Città bianca, si fa portavoce di una forte protesta, non la prima, contro il pagamento del tributo richiesto dal consorzio di bonifica “Arneo”. Si tratta di una tassa per tutti coloro i quali hanno terreni ricadenti nel comprensorio dell’ente, per la manutenzione dei canali.

«Chiedo aiuto alle istituzioni, anche a nome di migliaia di colleghi agricoltori, al sindaco ed all’assessore all’agricoltura del comune di Ostuni, al presidente della provincia di Brindisi, al governo regionale, affinché si ponga fine ad un tributo ingiusto, che ogni anno ci arriva da parte dell’Arneo». Rodio nel suo sfogo racconta quanto è avvenuto all’interno della sua proprietà, per interventi di manutenzione, che non sarebbero avvenuti da parte del consorzio di bonifica, e che avrebbero determinato gravi conseguenze strutturali. «Si richiedono pagamenti a fronte di lavori mai eseguiti come nel “Torrente Trappeto Nuovo”, ( e tutti gli altri canali demaniali ) ,come la richiesta di 1.376.00 euro per il 2015, o di lavori mal eseguiti come quelli del 2016».

Su questo fronte l’imprenditore della Città bianca fa riferimento alle criticità riscontrate. «Nel settembre di quell’anno in seguito alle piogge alluvionali, i primi muri a cadere furono proprio quelli dei canali con allagamenti dei terreni e danni per milioni di euro. In quell’occasione la mia azienda ha subito danneggiamenti per circa 100mila euro ( come da perizia giurata ) soprattutto a causa di un ponte di portata 10 volte inferiore a quella del canale e, che ostruendosi, fece tracimare l’acqua nei miei terreni. Il giorno dopo –attacca Rodio- quel ponte fu l’unica cosa ad essere ripulita e per il resto il canale è rimasto in completo abbandono». Secondo quanto riferito dall’imprenditore ostunese ci sarebbero state altre inosservanze da parte dell’ Arneo, ed in particolare sul fronte dell’emergenza xylella, con la mancata esecuzione delle buone pratiche: nonostante questo gli operatori agricoli non solo dell’area nord della provincia di Brindisi si sarebbero visti notificare le cartelle di pagamento.

«L’Arneo non ha ottemperato agli obblighi della legge Martina per la lotta al vettore del batterio killer degli ulivi. Non ha provveduto al taglio dell’erba, né per scongiurare il pericolo xylella, né adesso per scongiurare il pericolo incendi. Siamo stanchi – conclude l’appello alle istituzioni Corrado Rodio- è dal 1933 che paghiamo questa tassa ingiusta in cambio di danni. Spero che qualcuno possa fare qualcosa».

Il dissenso è diffuso tra chi ogni giorno vede mille cavilli burocratici a frenare le attività della propria impresa. Agricoltori nel nord brindisino in queste settimane chiamati a fronteggiare criticità, che rischiano di mettere in ginocchio l’intero comparto. Di qui il senso di sfiducia e l’appello alle istituzioni a tutti i livelli, provinciali e regionali, per individuare una soluzione, per bloccare le richieste del pagamento di una tassa, contestato da nord a sud della Puglia. Da tempo gli operatori del settore chiedono la rimodulazione del tributo anche in considerazione della manutenzione dei canali, che spesso – denunciano dal comparto agricolo- non avverrebbe.

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