Il comitato salvaguardia della spiaggia del Pilone, scrive una lettera aperta ai presidenti della Regione e dell’Acquedotto Pugliese.

Illustri Presidenti,

il “Comitato per la salvaguardia della spiaggia del Pilone”, in linea con il suo incessante impegno a partire dal 2012, rivolge alle SS.LL. un pressante appello perché impediscano la costruzione sulla spiaggia del Pilone di un impianto di sollevamento fognario ed autorizzino il suo spostamento di alcune centinaia di metri.

Nel momento in cui il Ministero dell’Ambiente sta esaminando le diverse soluzioni alternative alla dissennata ubicazione dell’impianto, questo Comitato, dopo la raccolta di migliaia di firme, le imponenti manifestazioni pubbliche, i ricorsi giudiziari, le promesse non mantenute di riconvocazione della Conferenza dei Servizi e le intermittenti interruzioni dei lavori, ritiene che sia giunto il momento in cui le SS.LL. si debbano assumere in prima persona la responsabilità di impedire questo devastante delitto ambientale.

La nostra richiesta è fondata su motivazioni del tutto razionali, in palese contrasto con il pregiudiziale irrigidimento di AQP e l’incomprensibile inerzia della Regione. Infatti non c’è alcuna motivazione, né tecnica, né amministrativa, né economica, che impedisca lo spostamento dell’impianto fognario di poche centinaia di metri.

Sul piano tecnico è opportuno che le SS.LL. sappiano che questo Comitato quando, in un incontro ufficiale in data 11.06.2012 presso l’AQP, ha chiesto ai responsabili del progetto le motivazioni di una simile allocazione, ha appreso dall’ing. Pellegrini (RUP del progetto) che la scelta era caduta su quel sito perché l’unico ad una quota tale da consentire il funzionamento a gravità della rete fognante. Il Comitato ha immediatamente fatto presente che invece vi era un sito a circa 300 metri dal mare che era alla stessa quota di quello AQP e pertanto con le stesse caratteristiche tecniche. Di fronte alla ostentata incredulità  manifestata dal dirigente, il Comitato ha chiesto che venisse fatta una verifica della sua affermazione. L’AQP ha proceduto nei giorni successivi alla suddetta verifica ed ha dovuto prendere atto che l’affermazione era corretta. A questo punto l’AQP, invece di prendere atto della realtà e spostare la vasca, ha perseverato nella scelta originaria (per arroganza, pigrizia o cos’altro?) e, non potendo più sostenere la motivazione originaria, ha dovuto addurre due motivazioni palesemente pretestuose.

La prima afferma che lo spostamento della vasca nel sito alternativo avrebbe impedito di raccogliere a gravità tutti i liquami dell’area. La seconda afferma che lo spostamento avrebbe reso necessario per un breve tratto uno scavo alla profondità di metri 6, profondità ritenuta improponibile per motivi di sicurezza. Orbene, con riferimento alla prima obiezione questo Comitato, insieme al Villaggio Turistico Pilone 2, ha prodotto una perizia tecnica dello Studio d’Ingegneria Idraulica Etacons (inviato ad AQP, Comune e Regione), nella quale si assevera che la motivazione addotta da AQP è completamente destituita di fondamento. Tale perizia, corredata da un piano quotato di tutta l’area (piano quotato assente nel progetto AQP), afferma che solo spostando la vasca nel sito alternativo sarà possibile servire l’intera area e che, al contrario, se il sito AQP venisse confermato, una parte del Villaggio Turistico non verrebbe servita. Quanto alla seconda motivazione, essa è stata smentita dallo stesso AQP che, nei lavori già eseguiti per la realizzazione della condotta premente, ha posato in alcuni tratti la condotta ad una quota di metri 5,99 come risulta dal progetto AQP.

Infine, a conferma della pretestuosità delle argomentazioni di AQP, questo Comitato ha prodotto copia di un progetto (anno 2005) approvato dal del Comune di Ostuni di canalizzazione fognaria dello stesso tratto di costa, nel quale l’impianto di sollevamento dei liquami è ubicato esattamente nel sito alternativo.

Sul piano amministrativo, questo Comitato fa presente come l’assenso al sito per l’ubicazione della vasca è stato caratterizzato da irregolarità e forzature di notevole rilievo. In particolare la Conferenza dei Servizi del giugno 2012 ha dato il suo assenso al sito AQP sulla base di una errata certificazione di destinazione urbanistica dell’area. Il Comune di Ostuni, infatti, ha prodotto un’anomala documentazione nella quale si attesta come destinata a parcheggio un’area destinata invece a verde per attrezzature mobili per la balneazione.

Inoltre, essendo l’area soggetta a tutela paesaggistica con una serie impressionante di vincoli stabiliti dal PUTT-paesaggio (art. 3.07, 3.08, 3.11, 3.13), l’esecuzione dell’impianto era possibile solo previa deroga della Giunta Regionale, deroga concedibile solo in caso di assenza di siti alternativi. Orbene la Giunta Regionale nel settembre 2012 ha concesso la deroga, sulla base della semplice attestazione da parte di AQP di inesistenza  di siti alternativi. Che questa attestazione sia in patente contrasto con la realtà è di palmare evidenza, come dimostrato dalla presenza del sito alternativo indicato da questo Comitato e quelli indicati dal Comune di Ostuni,  non solo con il progetto di canalizzazione dell’anno 2005, ma anche con la recente indicazione di un’altra area.

L’AQP per sottrarsi alla logica inesorabile dei fatti  ha, per un verso, prodotto una variante tecnica al progetto originario (interramento dell’impianto), senza rinunciare al sito sulla spiaggia, e per altro verso ha sostenuto la impossibilità, allo stato attuale dei lavori, di procedere ad una perizia di variante. Entrambi gli atti, anche questa volta sono pretestuosi. Infatti l’interramento della vasca nello stesso sito non cambia la sostanza della grave violazione contro la quale questo Comitato lotta da cinque anni. L’AQP e la Regione si rifiutano di prendere atto che allocare un impianto di quel genere su una spiaggia è incompatibile con la più elementare tutela dell’ambiente. Insistere su questa soluzione, nonostante la evidente presenza di siti alternativi, è un delitto ambientale premeditato.

Né vale l’estrema difesa  approntata con la nota del 07.11.2017 (inviata al Ministero dell’Ambiente) nella quale si sostiene l’impossibilità sul piano tecnico ed amministrativo di procedere ad una variante. Innanzi tutto, sul piano tecnico, lo spostamento della vasca non è affatto incompatibile con le opere già eseguite. Infatti non ci sarebbe alcuna parte dei lavori già eseguiti che dovrebbe essere modificata. Inoltre sul piano specificamente amministrativo, l’AQP e la Regione smentiscono se stesse nel momento in cui affermano la impraticabilità di una variante. Infatti  Regione ed AQP hanno proceduto di recente ad una variante al depuratore di Manduria, variante ben più impegnativa (rinuncia allo scarico in mare delle acque depurate) del semplice spostamento di un impianto di sollevamento. Perché Regione ed AQP hanno salvato con una variante la spiaggia di Manduria e si rifiutano di salvare una spiaggia di Ostuni?

Infine sul piano economico, va ribadito che, come risulta dal progetto esecutivo della Etacons, lo spostamento della vasca sarebbe a costo zero. Pertanto esistono le stesse condizioni che hanno portato alla soluzione dell’annoso problema del depuratore di Manduria: la redazione da parte di AQP di una variante al progetto originario e la successiva delibera di approvazione da parte della Giunta regionale.

Illustri presidenti,

il Comitato confida sul senso di responsabilità e soprattutto sulla nota sensibilità ecologica delle SS.LL. perché venga impedito l’ inutile  e devastante delitto ambientale sulla costa di Ostuni.

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