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E’ lotta contro il tempo per salvare il Pinto-Cerasino. Aumento della retta per le famiglie degli anziani ricoverati e contributo maggiore del comune di Ostuni.

Sono queste due delle soluzioni tampone su cui gli enti interessati stanno lavorando, in attesa che dalla Regione possa giungere una norma transitoria per vicende simili a quelle della Città bianca oppure una nuova regolamentazione per definire i requisiti richiesti per accedere ai contributi. Da un primo sondaggio le famiglie si sarebbero rese disponibili a farsi carico di una quota maggiore nell’assistenza dei propri cari. Così come anche l’amministrazione avrebbe dato il via libera per valutare la revisione del canone nei confronti della cooperativa Orizzonti.

Fino a ieri sera nessuna delle due ipotesi aveva già trovato la concreta attuazione. Non è escluso, però, che nelle prossime ore possa essere formalizzato il tutto. Così come anticipato dal sindaco di Ostuni Gianfranco Coppola si dovrebbe avviare uno studio per diversificare l’offerta da promuovere all’interno dell’immobile di proprietà comunale, il cui bando di gestione scade il prossimo 31 dicembre. L’asl di Brindisi al momento riconosce solo 13 pazienti, e non tutti i 40 degenti ospitati. Ad oggi i dipendenti  non percepiscono stipendi da oltre 17 mesi.  Il “Pinto-Cerasino” è una Rssa (residenza socio sanitaria assistita) che eroga servizi di tipo sanitario e socio-assistenziale ad anziani non più completamente autosufficienti che, pertanto, non possono più risiedere all’interno del proprio domicilio o con le loro famiglie.

«Il Pinto- Cerasino continuerà a sopravvivere solo se diversificherà la sua formula e quindi contemporaneamente i 12 o 15 posti da Rssa;  poi potrà contenere dei pazienti affetti da Alzheimer, e dovrà essere una casa di riposo. Purtroppo chi pagava rette non elevate, dovrà immaginare di fare uno sforzo per aumentare il contributo. Noi comunque- spiega il primo cittadino- verificheremo se ci sono state delle variazioni alla situazione patrimoniale delle famiglie dei degenti. Ma sicuramente a partirà di servizi e costi chi pagava poco non può immaginare di continuare ad avere la stessa aliquota».

Intanto, permane lo stato di agitazione da parte dei dipendenti che chiedono risposte certe ed immediata da parte della Regione e dell’Asl di Brindisi, in merito anche al pregresso. Tarda ad essere attuato anche il nuovo bando della Regione sugli accreditamenti per queste tipologie di strutture: nello scorso aprile l’allora assessore regionale al  Welfare Salvatore Negro aveva annunciato l’avvio di un percorso per aumentare la quota dei posti letto per provincia, portandola dall’attuale 7 per mille abitanti, ad 8,5.

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Ipotesi che avrebbe potuto aumentare i posti letto per il “Pinto-Cerasino”, ma che al momento si è interrotta a causa dell’intervento del Tar, che sta valutando i ricorsi giunti contro le disposizioni regionali sulla materia. Non potrà essere questa la soluzione per assicurare un livello occupazione certo ai lavoratori, ma potrebbe limitare il disagio. Così come le proposte che giungeranno dall’amministrazione comunale potrebbero designare un quadro diverso al futuro della struttura.

Fonte Nuovo Quotidiano di Puglia

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