La Commissione Ambiente del Senato della Repubblica Italiana ha approvato all’unanimità (destra, sinistra e centro) la risoluzione finale dell’Affare Assegnato n.918 “problematiche ambientali della località Pilone di Ostuni.”

I lavori della Commissione, preso atto di quanto emerso dalle diverse audizioni, invitano AQP, Comune di Ostuni, Provincia di Brindisi, Regione Puglia, ASL, Associazioni Ambientalistiche e questo Comitato per la salvaguardia della spiaggia del Pilone, ad incontrarsi per riconsiderare l’ubicazione della vasca dei liquami sulla spiaggia del Pilone. Dopo 5 anni di strenuo lavoro, questo Comitato esprime la sua grande soddisfazione per la decisione del Senato ed in particolare ringrazia, per l’impegno profuso, la relatrice dell’Affare Assegnato senatrice Vilma Moronese del Movimento5Stelle e il vicepresidente della Commissione senatore Vittorio Zizza di Direzione Italia. Nel percorso istituzionale intrapreso dal Comitato al fine di promuovere le istanze di tutela ambientale, l’ultimo anno ha condotto al massimo traguardo raggiungibile sulla vicenda, nei luoghi democratici del nostro Paese, e ci si augura che la politica locale non resti più sorda alle aspettative dei cittadini. La vicenda del Pilone, infatti, è caratterizzata da una serie incredibile di inadempienze, di irregolarità e di superficialità di cui sono stati responsabili l’AQP, il Comune (Amministrazione Tanzarella), la Provincia e la Regione.

Nel progetto AQP, la vasca di raccolta e rilancio dei liquami di Pilone e di Cala di Rosa Marina è ubicata a pochi metri dalla spiaggia di Torre San Leonardo e dal Parco Regionale delle Dune Costiere, poiché quel sito presentava una quota considerata tecnicamente idonea a far funzionare la ricezione a gravità dei liquami. Quando, in data 11 giugno 2012, il Comitato ha fatto presente all’AQP che esisteva un sito alla stessa quota, ma a 300 metri dal mare, l’AQP, nonostante avesse direttamente verificato l’esattezza della indicazione fornita, invece di fare la cosa più razionale, e cioè spostare la vasca, ha confermato, per arroganza professionale, l’ubicazione della stessa sulla spiaggia, adducendo motivazioni indifendibili che cambiavano di volta in volta. La motivazione più frequentemente sostenuta da AQP è che il sito indicato dal Comitato non sarebbe idoneo perché richiederebbe scavi fino a 6 metri (ritenuti tecnicamente ineseguibili) e non allaccerebbe tutte le abitazioni del Villaggio.

Orbene il Comitato ha fornito la documentazione dalla quale risulta che l’AQP, nelle opere di canalizzazione già completate, ha eseguito scavi fino a metri 5,99, come previsti già in fase di progetto. Inoltre ha fornito la documentazione (il piano quotato del Villaggio) dalla quale emerge, al contrario, che se la vasca venisse eseguita sulla spiaggia, un consistente numero di ville non sarebbe servito e, pertanto, l’opera pubblica non sarebbe funzionale. Le affermazioni dell’AQP sugli scarichi del Villaggio non sono solo superficiali, sono temerarie, perché AQP non ha mai redatto un piano quotato del Villaggio, come riportato chiaramente nella relazione illustrativa allegata al progetto. Dopo 5 anni di scontri, di recente, l’AQP ha proposto una gattopardesca variante al piano originario: l’interramento della vasca purché ubicata sempre sulla spiaggia! E considerato che ogni impianto di sollevamento prevede uno scarico di emergenza in caso di fuori servizio, cosa dunque è cambiato per impedire lo sversamento a mare dei liquami? Il Comune di Ostuni, in occasione dello svolgimento della Conferenza dei Servizi del 2012, approvava il progetto AQP pur essendo redatto su un piano urbanistico generale non vigente nel Comune di Ostuni e a questa gravissima azione ha fatto seguito la disastrosa richiesta in Regione di andare pure in deroga all’applicazione della legge regionale sulla tutela paesaggistica invocando l’inesistenza di siti alternativi all’allocazione dell’opera.

Eppure il Comune di Ostuni aveva approvato già nel 2005 (stessa Amministrazione) un analogo progetto di canalizzazione fognaria della costa nel quale non solo erano previsti più impianti di sollevamento (uno per ogni Villaggio servito, con più contenute dimensioni), ma quello ubicato in località Pilone non era affatto sulla spiaggia, ma proprio dove, anni dopo, ha ipotizzato il Comitato. Dunque l’alternativa esisteva già dal 2005 ed il Comune ha fatto di tutto invece per incidere sulla direzione della Conferenza di Servizi in merito all’idoneità dell’area ad ospitare la vasca ed anche sul giudizio della Giunta Regionale circa l’opportunità di concedere la deroga al divieto di edificazione sulla spiaggia. Tutto questo è emerso dal lavoro di questo Comitato svolto in particolare dall’insediamento dell’amministrazione Coppola nel 2014.

L’Amministrazione Provinciale di Brindisi ha tra i suoi compiti istituzionali quello di tutelare il Parco Regionale delle Dune, sul cui confine insiste l’area dove dovrebbe essere costruita la vasca. Orbene la Provincia aveva l’obbligo giuridico di chiedere la valutazione d’incidenza ambientale (VINCA di secondo livello) prima di esprimere il proprio assenso alla fattibilità dell’opera. La Provincia, invece, con atto di suprema superficialità, ha dato via libera al progetto fermandosi al solo livello I della VINCA con l’assurdo convincimento che l’opera non avrebbe avuto ingerenze nei siti protetti come se lo sversamento in mare dei liquami non fosse concretamente probabile (Torre Canne, Torre San Gennaro, etc etc…). La Regione Puglia ha gestito la Conferenza dei Servizi con alcune gravi inadempienze, non invitando la ASL che a tutt’oggi ignora l’insediamento di una tale mastodontica opera fognaria ed approvando il progetto senza il parere favorevole dell’Autorità di Bacino (acquisito solo a Conferenza chiusa). La Regione Puglia (Amministrazione Emiliano) dopo aver promesso nel 2016, con impegno pubblico del suo Presidente, di riconvocare la Conferenza dei Servizi per riesaminare l’ubicazione dell’impianto, è venuta meno all’impegno, invocando un banale motivo burocratico. Inoltre il Presidente Emiliano, noto per le sue battaglie ambientaliste contro lo Stato (trivellazioni in Adriatico, gasdotto di Melendugno, decarbonizzazione dell’Ilva) non impedisce, invece, pur avendo tutti i poteri per farlo, che vengano inflitti danni ambientali enormi, come la costruzione di una vasca dei liquami sulla costa di Ostuni.

Alla luce di quanto brevemente ricordato, questo Comitato chiede agli Enti competenti di prendere atto di quanto richiesto dal Governo attraverso la risoluzione finale dell’Affare Assegnato e di promuovere tutto ciò che consentirà di porre fine a questa annosa e osteggiata vicenda, ricca di irregolarità, di violazioni e di superficialità. Precisa infine che il provvedimento del Senato è atto eccezionale e fatto clamoroso per la nostra cittadina e rappresenta la posizione ufficiale di una delle più alte istituzioni della nostra Repubblica, sostenuto da tutti i gruppi politici parlamentari; pertanto, non solo attesta la serietà della battaglia intrapresa dal Comitato in un’ottica lungimirante per il bene di Ostuni, ma ha ingerenze politiche evidenti per la realtà politica locale che troppo spesso ha proceduto, come fin qui dimostrato, a scapito della stessa comunità che dovrebbe rappresentare. Non è mai troppo tardi per correggere il tiro anziché perseverare, con ostinata caparbietà, lungo una strada che non conduce ormai più da nessuna parte.

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